Orban nega il cibo ai migranti in transito, l'Ue: "Violati i diritti fondamentali"

La Commissione europea verso una nuova battaglia legale contro l'Ungheria. Budapest è stata già deferita alla Corte di Lussemburgo per il caso relativo alla detenzione dei richiedenti asilo

Dopo la denuncia per le condizioni in cui vivono i migranti nei centri di detenzione ungheresi, Bruxelles lancia una nuova accusa al leader di Budapest, Viktor Orban: l'Ungheria non fornirebbe cibo alle persone che si trovano nelle sue zone di transito al confine con la Serbia. Zone in cui il governo detiene i migranti a cui è stata negata la richiesta di protezione internazionale e che sono in attesa di essere rimpatriati in un Paese terzo.

La Commissione ha inviato un parere motivato (una delle tappe delle procedure d'infrazione) in cui si contesta innanzitutto l'istituzione di queste zone di transito, che, scrive Bruxelles, "equivalgono di fatto alla detenzione ai sensi della direttiva sui rimpatri dell'Ue". Ma non solo: la Commissione "ritiene che la mancata fornitura di alimenti in tali circostanze non rispetti gli obblighi previsti dall'articolo 16 della direttiva rimpatri e dall'articolo 4 della Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea".

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Ecco perché Bruxelles aveva già chiesto al governo Orban di prendere dei provvedimenti nel luglio scorso. Ma dopo due mesi, la Commissione ha dovuto constatare che l'Ungheria "non ha risposto alle preoccupazioni" e "data l'urgenza della situazione", ha deciso di inviare un parere motivato. Budapest ha ora un altro mese per risolvere il nuovo scontro con Bruxelles. Se non lo farà, le carte passeranno alla Corte di giustizia, dove già è in corso "un caso relativo alla detenzione di richiedenti asilo nelle zone di transito ungheresi", ricorda la Commissione. In entrambi i casi, Budapest rischia di venire sanzionata. 

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