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Domenica, 25 Febbraio 2024
Immigrazione legale / Tunisia

Più tunisini in Europa, ma non sui barconi: il piano Ue dopo le proteste di Saied

La Commissione ha annunciato un'iniziativa per aumentare gli arrivi legali di migranti e coprire i posti di lavoro vacanti nelle imprese europee

Negli ultimi due anni, oltre 33mila cittadini tunisini sono sbarcati illegalmente in Italia. E poiché arrivano da un Paese considerato sicuro, per legge sono destinati a essere rimpatriati. Ma le cose potrebbero cambiare a breve: l'Unione europea ha annunciato che a novembre adotterà un piano "molto ambizioso" per aumentare gli arrivi legali di migranti e coprire così i sempre più numerosi posti di lavoro vacanti nelle imprese europee. "Questo provvedimento permetterà certamente ai tunisini a imparare nuove competenze per soddisfare le carenze di lavoratori che frenano la crescita nel nostro mercato del lavoro", ha assicurato il vice presidente della Commissione europea, Margaritis Schinas intervenendo a Strasburgo.

Le polemiche sul memorandum

Parole che arrivano nel pieno delle polemiche sul memorandum d'intesa sottoscritto dalla presidente Ursula von der Leyen e dal leader tunisino Kais Saied. Un memorandum fortemente voluto dall'Italia e dalla premier Giorgia Meloni, che da un lato dovrebbe aiutare Tunisi a far fronte alla grave crisi economica e sociale in cui versa. E che dall'altro, motivo principale di intervento da parte di Bruxelles, dovrebbe rafforzare i controlli della guardia costiera tunisina e ridurre il più possibile le partenze di migranti verso l'Europa.

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Il memorandum è stato contestato da diversi partiti politici al Parlamento Ue, con i socialisti (partner di maggioranza di von der Leyen) che hanno chiesto espressamente di bloccarlo alla luce delle accuse di violazioni di diritti umani che gravano sul governo di Saied. Anche il presidente del Consiglio Ue, Charles Michel, ha criticato la mancanza di coinvolgimento di tutti gli Stati membri nella fase negoziale dei negoziati (che hanno visto in prima linea Italia e Olanda, mentre Francia e Germania sono apparse più defilate). La presidente della Commissione, però, ha tirato dritto, e il 22 settembre ha annunciato lo stanziamento dei primi 127 milioni di euro per Tunisi. Questione chiusa? A quanto pare no.

Saied alza la posta 

A rinfocolare le polemiche è stato direttamente Saied, che lunedì ha accusato l’Unione europea di non dare seguito agli accordi presi, definendo la prima tranche "una piccola somma", e chiedendo maggiore rispetto. La sensazione è che il leader tunisino voglia alzare ancora la posta, magari ottenendo concessioni anche per favorire i permessi di lavoro dei suoi cittadini in Europa, e affrontare così l'ampia sacca di disoccupazione nel Paese, in particolare quella giovanile, che sfiora il 40%.

L'occasione per ottenere quest'altra concessione potrebbe essere il quadro per la migrazione legale che la Commissione dovrebbe presentare a ottobre. Si tratterà di una serie di partenariati "basati sui talenti che metteranno assieme i posti vacanti sul nostro mercato del lavoro con la disponibilità" di lavoratori "dai Paesi d'origine" dei migranti, ha spiegato Schinas. 

La carenza di lavoratori

Secondo l'ultimo rapporto dell'Autorità europea del lavoro, nell'Ue mancano soprattutto idraulici, infermieri, informatici, saldatori e autotrasportatori, ma anche tecnici e ingegneri civili. Per farvi fronte, nell'aprile del 2022 la Commissione ha presentato un piano per favorire l'immigrazione legale il cui punto principale è una procedura semplificata per ottenere il permesso unico, che combina lavoro e soggiorno. In questo modo, si darebbe la possibilità a chi arriva in Europa per lavoro di avere accesso a più diritti sociali e di portare con sé la famiglia. Si mira anche a facilitare il processo per i richiedenti e per i datori di lavoro, consentendo loro di presentare la domanda per il permesso unico sia nei Paesi terzi che negli Stati membri dell’Ue. La proposta di Bruxelles è adesso nelle fasi finali dei negoziati tra Parlamento e Stati Ue. 

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