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Sabato, 4 Febbraio 2023
Il fenomeno

Boom di posti vacanti: così l'Europa apre le porte ai lavoratori migranti

Nell'Ue la quota di occupazioni scoperte è il triplo rispetto a dieci anni fa. In Germania, Francia e Olanda permessi più facili per coprire le lacune. Italia controcorrente

Il tasso di disoccupazione è sceso a livelli mai raggiunti negli ultimi vent'anni. Eppure, oggi l'Europa si trova ad affrontare un grave problema: la carenza di manodopera. Da quando l'Eurostat pubblica le statistiche sui posti di lavoro vacanti, ossia dal 2006, mai come nell'ultimo anno le offerte di occupazione pubblicate dalle imprese sono rimaste senza risposta: l'ultima rivelazione trimestrale nell'Eurozona parla di una quota del 3,1%, quasi il triplo rispetto a 17 anni fa. Il problema accomuna le principali economie europee, Italia compresa. Ma mentre Germania, Francia, Spagna e Paesi Bassi stanno correndo ai ripari facilitando gli arrivi di lavoratori dall'estero, in particolare da fuori l'Ue, il nostro Paese sembra andare controcorrente. 

Una questione strutturale

Che la questione non sia temporanea, ma rischi di diventare strutturale e di lungo termine nel Vecchio Continente, lo dicono diverse analisi: come scrive El Pais, "in una trentina di professioni la carenza di manodopera è profonda, e la Commissione europea calcola che se ora il 70% della popolazione (dei 27 Paesi Ue, ndr) è in età lavorativa, nel 2070 la percentuale scenderà al 54%". Tradotto: serviranno sempre più lavoratori provenienti da fuori i confini del blocco. A meno di non far chiudere le aziende. Stando ai dati del terzo trimestre del 2022, la percentuale di posti vacanti più alta si riscontra in Austria, con il 5%, seguita dal Belgio e dall'Olanda (entrambi con il 4,9%). In Germania il tasso è del 4,3%, in Francia è del 2,3%, in Italia del 2% (ma i dati transalpini e italiani potrebbero essere più alti, dato che all'appello mancano i posti vacanti negli enti pubblici). 

job vacancy

Secondo l'ultimo rapporto dell'Autorità europea del lavoro, nell'Ue mancano soprattutto idraulici, infermieri, informatici, saldatori e autotrasportatori, ma anche tecnici e ingegneri civili. Per farvi fronte, lo scorso aprila la Commissione ha presentato un piano per favorire l'immigrazione legale il cui punto principale è una procedura semplificata per ottenere il permesso unico, che combina lavoro e soggiorno. In questo modo, si darebbe la possibilità a chi arriva in Europa per lavoro di avere accesso a più diritti sociali e di portare con sè la famiglia. Si mira anche a facilitare il processo per i richiedenti e per i datori di lavoro, consentendo loro di presentare la domanda per il permesso unico sia nei Paesi terzi che negli Stati membri dell’Ue.

Le risposte dei Paesi Ue

Il pacchetto di proposte di Bruxelles è ora nelle mani di Parlamento e Stati membri. Ma nell'attesa, i principali governi europei si sono già mossi in autonomia. Il Belgio, per esempio, ha già varato un permesso unico che unisce lavoro e permesso di soggiorno. La Germania, nel novembre 2021, ha avviato una riduzione del carico burocratico per datori e lavoratori stranieri, facilitando l'omologazione dei titoli e consentendo l'arrivo di persone senza contratto con visti temporanei. È di queste ore la notizia di un piano predisposto da Berlino per consentire l'arrivo di 50mila lavoratori all'anno dai soli Paesi dei Balcani occidentali. La Francia vuole seguire l'esempio: il governo sta preparando una nuova legge sull'immigrazione che dovrebbe facilitare l'assunzione di immigrati e richiedenti asilo in settori dove c'è carenza di lavoratori. E lo stesso sta facendo la Spagna. In Italia, invece, il dibattito sulla carenza di manodopera, come è noto, è stato finora incentrato sulla questione del reddito di cittadinanza.

Le cause della carenza

Secondo gli esperti, però, i fattori legati alla presunta generosità del welfare per i disoccupati sono marginali nel determinare l'aumento dei posti vuoti nell'economia. Semmai, uno dei problemi, soprattutto nel Sud Europa (Italia compresa), è rappresentato dai bassi salari. Altra causa, forse la maggiore, è l'incecchiamento della popolazione. Senza dimenticare la doppia transizione (ecologica e digitale) dell'economia europea che sta creando una richiesta enorme, per esempio, di informatici che non si riesce a coprire, vuoi perché mancano queste figure, vuoi perché quelli che ci sono preferiscono lavorare da remoto con società extra-Ue che pagano meglio.  

Secondo Wouter Zwysen, ricercatore presso l'Etui, il centro studi dell'organizzazione dei sindacati europei, aggiunge una caratteristica del mondo post-Covid: “La ripresa dopo la pandemia è stata più lenta e più bassa nei settori peggio pagati e con le peggiori condizioni di lavoro (orari lunghi o poco flessibili, precari, contratti più intensi)”, dice. Per questo, i lavoratori di tali settori hanno dovuto cercare altre opzioni, anche in altri campi, e dopo averle trovate non sono tornati indietro. In Spagna, nota El Pais, gli imprenditori si sono persino rivolti alle ong che aiutano i migranti per cercare manodopera. 

E in Italia? Secondo Salvatore Petronella, esperto di flussi migratori dell'organizzazione Labor Mobility Partnerships, la copertura della manodopera vacante è complicata: c'è "una questione politica" dettata dall'arrivo del nuovo governo di centrodestra, che fa del contrasto all'immigrazione uno dei suoi punti di forza. Tuttavia, Petronella ritiene che anche i Paesi più resti ad aprire le porte ai lavoratori stranieri, Italia compresa, finiranno per farlo: "Un buon esempio è la Repubblica Ceca, un Oaese sempre percepito come anti-immigrazione che ha recentemente adottato misure per promuovere la mobilità del lavoro", dice l'esperto.

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