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Venerdì, 1 Marzo 2024
La decisione / Slovacchia

Didattica a distanza "impossibile" per colpa della connessione: studentessa rimborsata con 3.000 euro

La Slovacchia condannata a pagare una ragazza che non aveva internet durante il lockdown. Secondo gli avvocati è una sentenza storica sul divario digitale

La Slovacchia deve pagare 3.000 euro a una ragazza rom perché non ha potuto partecipare all'apprendimento a distanza dato che l'accesso ad Internet non le era garantito a sufficienza. La decisione arriva con una sentenza del tribunale di Prešov. Gli avvocati della giovane  studentessa sostengono si tratti del primo verdetto sul divario digitale in Europa.

Divario digitale

Durante la pandemia la Slovacchia  ha optato per una delle chiusure scolastiche più lunghe a livello globale. Dopo che l'istruzione a tempo pieno è stata interrotta, il governo ha introdotto l'apprendimento a distanza. L'accusa ha sottolineato in tribunale che questo tipo di insegnalento era possibile solo avendo a disposizione una connessione a Internet e delle tecnologie digitali. La ragazza e la sua famiglia non avevano però accesso a questi strumenti, dato che lo Stato non glieli aveva forniti. "Per la prima volta, il tribunale slovacco ha evidenziato il 'divario digitale' esistente tra la società maggioritaria e le comunità svantaggiate. Un divario che diventa ogni giorno più ampio in questa era digitale. La Corte ora ha confermato che questo è discriminatorio e lo Stato deve eliminarlo", ha dichiarato alla stampa locale l'avvocato Vanda Durbáková.

Anche il Centro slovacco per i diritti civili e umani definisce la sentenza "innovativa" a livello europeo. "La decisione della Corte conferma i gravi fallimenti dello Stato al tempo della pandemia", ha affermato Durbáková. Secondo i giudici la Slovacchia ha discriminato l'accesso all'istruzione, all'informazione e alla libertà di espressione "non adottando misure adeguate per garantire la parità di accesso all'istruzione del querelante durante la pandemia", ha affermato un portavoce del tribunale distrettuale di Prešov. La decisione potrebbe ancora essere impugnata.

Istruzione difficile

In tribunale ha testimoniato anche la nonna del ricorrente. La donna ha ricordato come durante il lockdown la scuola della nipote educava i bambini rom limitandosi a distribuire fogli di lavoro ogni settimana, senza fornire alcuna assistenza o feedback. Durante l'udienza, il Ministero dell'Istruzione slovacco  ha negato  tale discriminazione contro gli alunni, affermando che l'introduzione dell'apprendimento a distanza preserva il diritto costituzionale degli alunni all'istruzione. La famiglia ha deciso di intentare la causa perché "la scuola non insegnava ai bambini rom come avrebbero dovuto comportarsi e io ho percepito questo come una discriminazione. Sono felice che la corte sia d'accordo con me", ha dichiarato la nonna al termine del processo.

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