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Martedì, 21 Maggio 2024
Dipendenze / Portogallo

Il Paese europeo che ha un grosso problema coi gratta e vinci

A gestire lotterie e scommesse in Portogallo è un ente di beneficenza che assiste poveri e anziani. Ossia le categorie più colpite dal fenomeno della ludopatia

Si chiama "Santa Casa della Misericordia di Lisbona" e, come suggerisce il nome, è un ente di beneficenza cattolico che si occupa dell'assistenza a poveri e anziani in Portogallo. Ma a differenza di altre organizzazioni del settore, Santa Casa ha un altro ramo di attività, ben più remunerativo, quello delle scommesse, di cui è concessionaria per lo Stato. Un doppio ruolo che sta alimentando polemiche, tanto più alla luce di quanto emerso da uno studio commissionato dal governo, secondo cui nel Paese lusitano l'1,2% della popolazione, quasi 100mila persone, soffre di ludopatia. E tra questi, la stragrande maggioranza di chi ha un problema di dipendenza con il gioco d'azzardo è composta da anziani e poveri, ossia proprio da coloro che Santa Casa assiste.

Una storia secolare

Secondo lo studio, che è stato condotto da un team di ricercatori dell'Università del Minho, dei 100mila casi di ludopatia nel Paese, almeno 30mila sarebbero di forma grave. La fascia d'età più colpita va dai 66 anni in su, mentre chi dichiara un reddito tra i 400 e i 600 euro mensili gioca tre volte di più di chi ne dichiara 1500. La dipendenza dal gioco è soprattutto legata alla "raspadinha", cioè il "gratta e vinci", gestito per l'appunto da Santa Casa. 

Questa organizzazione benefica ha una lunga storia alle spalle: fondata nel 1498 dalla regina Leonor de Viseu, ha attraversato i secoli compiendo opere di beneficenza e assistendo anziani e malati, grazia ai finanziamenti di fedeli e donatori privati. Alla fine del Settecento, Santa Casa entra però in crisi finanziaria, e l'allora regina Maria I decise di affidare all'organizzazione la gestione di una lotteria nazionale per rimpinguare le casse. A partire del 1961, Santa Casa ha allargato il suo raggio d'azione nel mondo delle scommesse, lanciando quello che in Italia conosciamo come totocalcio, per arrivare al lotto e più di recente alla "raspadinha". Nel frattempo, da istituzione religiosa legata alla Chiesa, Santa Casa è passata nelle mani dello Stato, da cui dipende a tutti gli effetti.

L'imbarazzo del governo

Nel 2020, i gratta e vinci hanno garantito 1,4 miliardi di euro di incassi allo Stato portoghese, circa la metà degli introiti totali delle varie lotterie. In compenso, la "raspadinha" ha restituito ai giocatori appena 2,8 milioni di euro. Ecco perché lo studio sulla ludopatia imbarazza anche il governo, tanto più che a guidare l'organizzazione è una ex ministra della Salute, Ana Jorge, che fa parte del partito socialista al governo a Lisbona. Jorge ha assicurato che Santa Casa è "disponibile a individuare e rispondere ad alcuni dei problemi evidenziati", e ha ammesso che la "raspadinha" attrae soprattutto anziani e poveri, e che è difficile da monitorare. 

Un tentativo di soluzione avanzato dai coordinatori della ricerca (lo psichiatra Pedro Morgado e l'economista Luís Aguiar-Conraria) esclude la via proibizionista, perché creerebbe situazioni ben più gravi di gioco clandestino (sebbene una legge recente abbia già stabilito che dall'anno prossimo sarà proibito vendere biglietti del gratta e vinci negli uffici postali). Gli autori dello studio propongono invece misure che vanno dalle campagne d'informazione (molta gente non ha idea, affermano, che il gioco può diventare d'azzardo) all'istituzione di una tessera del giocatore, che permetterebbe di monitorare i comportamenti patologici e potrebbe eventualmente indurre all'autoesclusione del giocatore compulsivo dai circuiti di vendita della "raspadinha".

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