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Lunedì, 20 Maggio 2024
La decisione / Polonia

In Polonia giudici sotto il controllo del governo, la Corte Ue condanna Varsavia

Il tribunale comunitario ha accusato nuovamente il Paese di violare i principi democratici del blocco e lo stato di diritto. Bruxelles: "Giornata importante, ora rispettino la sentenza"

Nuova e definitiva bocciatura da parte della Corte di Giustizia dell'Unione europea della riforma giudiziaria della Polonia che, secondo i giudici comunitari, viola i principi democratici del blocco. L'organismo con sede in Lussemburgo ha condannato la riforma, approvata da Varsavia nel 2019 sostenendo che metterebbe i giudici nazionali sotto il controllo del governo, violando così il principio della separazione dei poteri e lo stato di diritto.

Oggetto del contendere le misure che impediscono ai togati di deferire determinate questioni legali alla Corte di giustizia comunitaria, di fatto privandola del suo potere di controllo, nonché l'istituzione di una nuova "camera disciplinare", un organo di diretto controllo da parte del governo, che si pronuncia sull'indipendenza dei giudici polacchi e che ha il potere di revocare la loro immunità per far fronte a procedimenti penali. Per l'Europa questo va contro il principio della separazione dei poteri alla base dell’ordinamento democratico mettendo così i magistrati sotto il controllo dell'esecutivo e intimidendoli. I giudici hanno stabilito anche che la pubblicazione online delle dichiarazioni di appartenenza dei giudici ad associazioni, fondazioni no-profit o partiti politici viola il loro diritto alla privacy e potrebbe essere usata per influenzarli.

"Il valore dello Stato di diritto fa parte dell'identità stessa dell'Unione quale ordinamento giuridico comune e si concretizza in principi che comportano obblighi giuridicamente vincolanti per gli Stati membri", afferma la Corte Ue che ribadisce la sua valutazione secondo la quale la Sezione disciplinare della Corte suprema polacca "non soddisfa il necessario requisito di indipendenza e di imparzialità". A suo avviso "la semplice prospettiva, per i giudici chiamati ad applicare il diritto dell'Unione, di correre il rischio che un siffatto organo possa decidere in merito a questioni relative al loro status e all'esercizio delle loro funzioni, in particolare autorizzando l'avvio di procedimenti penali nei loro confronti o il loro arresto oppure adottando decisioni riguardanti aspetti fondamentali dei regimi di diritto del lavoro, di previdenza sociale o di pensionamento ad essi applicabili, è idonea a pregiudicare la loro indipendenza".

La causa è stata intentata dalla Commissione europea e sostenuta da Belgio, Finlandia, Danimarca, Svezia e Paesi Bassi. La sentenza è definitiva, il che significa che la Polonia deve ora modificare gli elementi del suo assetto giudiziario giudicati illegali dal tribunale di Lussemburgo. Se Varsavia non lo farà, i giudici comunitari potrebbero imporre ulteriori sanzioni finanziarie. Nel 2021, la Corte di giustizia europea aveva già stabilito che la riforma era contraria alle leggi dell'Ue e imposto multe giornaliere di 1 milione di euro per il mancato scioglimento del sistema da parte di Varsavia, prima di abbassarle a 500mila al giorno lo scorso aprile, dopo che la Polonia aveva fatto ammenda e accolto alcune delle richieste di Bruxelles.

Giudici sotto il controllo del governo, Polonia condannata a pagare un milione al giorno di multa

"Oggi è un giorno importante per il ripristino di una giustizia indipendente in Polonia. La Corte di giustizia dell'Ue ha confermato la nostra analisi in merito alla legge polacca sulla magistratura del dicembre 2019. Questa legge viola i principi fondamentali dell'ordinamento giuridico dell'Ue. Ora ci aspettiamo che la Polonia rispetti pienamente la sentenza", ha scritto in un tweet il commissario europeo alla Giustizia, Didier Reynders dopo il pronunciamento dei giudici.

La sentenza di oggi mette nuova pressione al partito Diritto e Giustizia (Pis) al governo del Paese dal 2015, che si trova già alle prese con forti proteste da parte dell'opposizione, che ieri ha portato oltre mezzo milione di persone in piazza per condannare quelli che ritiene attacchi alla democrazia oltre che ai diritti delle donne, con la proibizione praticamente assoluta dell'aborto, e della comunità Lgbt+. Il vice ministro della Giustizia polacco, Sebastian Kaleta, ha liquidato la sentenza come una "farsa".

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