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Venerdì, 21 Giugno 2024
L'intesa

Migranti, ok al nuovo patto tra i Paesi Ue (e sulle Ong la spunta l'Italia)

Alla fine a Bruxelles è stato trovato un compromesso sulla gestione delle crisi che ha messo d'accordo Roma e Berlino. Tajani rivendica un "successo" del nostro Paese, per Scholz è una "svolta storica"

Grazie a un compromesso che ha accontentato alla fine sia l'Italia di Giorgia Meloni che la Germania di Olaf Scholz, a Bruxelles è stato trovato un accordo sul regolamento per la gestione delle crisi dei migranti che era bloccato da mesi. Si tratta dell'ultimo tassello ancora mancante del Patto Ue sulle migrazioni che era ancora incagliato in Consiglio Ue: ora potranno iniziare i negoziati con il Parlamento europeo, con l'obiettivo di chiudere le trattative sull'intero pacchetto prima di fine legislatura. "Abbiamo compiuto un enorme passo avanti su una questione cruciale per il futuro dell'Ue. Con questo accordo siamo ora in una posizione migliore per raggiungere un'intesa sull'intero patto entro la fine di quest'anno", ha addirittura dichiarato Fernando Grande-Marlaska, il ministro dell'Interno della Spagna, Paese con la presidenza di turno dell'Ue e che quindi ha gestito i difficili negoziati.

L'accordo è stato trovato a 'declassando' il riferimento alle Ong nel testo, e nello specifico lasciando la frase che afferma che "le operazioni di aiuto umanitario non dovrebbero essere considerate come una strumentalizzazione dei migranti" soltanto nel preambolo iniziale, che non ha vero e proprio valore legislativo, ed eliminandolo dal testo vero e proprio del regolamento. Di fatto è una vittoria della linea di Meloni, in quanto è un ritorno alla versione del compromesso di luglio che piaceva al nostro Paese e non alla Germania, e un passo indietro rispetto alla modifica inserita all'ultimo secondo (su richiesta di Berlino) la scorsa settimana.

Ma come spesso accade dopo le trattative a Bruxelles che avvengono sempre a porte chiuse, entrambi i governi hanno rivendicato la propria vittoria diplomatica. "L'accordo sul regolamento in materia di migranti raggiunto a Bruxelles è un successo per l'Italia, frutto di un grande lavoro diplomatico. I nostri partner hanno compreso le nostre istanze. In caso di grandi crisi migratorie tutti gli Stati membri dovranno fare la loro parte", ha scritto su X il vicepremier e ministro degli Esteri Antonio Tajani.

Nell'intesa sulla gestione delle crisi nel Patto Ue sui migranti, Berlino è riuscita a "far accettare importanti cambiamenti: gli standard umanitari non saranno abbassati, ci dovrà essere sempre una registrazione completa di tutte le persone in arrivo e ci sarà una distribuzione vincolante nell'Ue", ha affermato sempre sul social la ministra tedesca dell'Interno, Nancy Faeser, precisando che "con i nostri sforzi" nei negoziati "abbiamo fatto in modo che le disposizioni" d'emergenza "possano essere invocate solo in casi molto specifici". Di "una svolta storica", ha parlato invece il cancelliere tedesco Scholz.

La Germania beffa ancora l'Italia su Ong e migranti

Il testo era bloccato da tempo a Bruxelles a causa dell'opposizione della Germania ma a settembre, grazie a una nuova mediazione proposta dalla presidenza semestrale spagnola, il veto tedesco era stato superato con una modifica che aveva però fatto infuriare Meloni, per dei disaccordi sul ruolo delle Ong che soccorrono i migranti in mare. Come previsto da Grande-Marlaska alla fine un compromesso accettabile per la maggioranza degli Stati membri dell'Ue è stato raggiunto prima del vertice informale dei Capi di Stato e di governo di venerdì a Granada, in Spagna. Il via libera è arrivato formalmente a maggioranza nel Coreper II, il consesso che riunisce gli ambasciatori dei 27 Paesi del blocco: contro l'intesa si sono espresse la Polonia di Mateusz Morawiecki e l'Ungheria di Viktor Orban, i principali alleati di Meloni in Europa, mentre Austria, Repubblica Ceca e Slovacchia si sono astenute.

Il regolamento in discussione intende organizzare una risposta europea in caso di afflusso "massiccio" ed "eccezionale" di migranti in uno Stato dell'Ue, come al tempo della crisi dei rifugiati del 2015-2016. Quando una crisi del genere dovesse essere decretata (a maggioranza in Consiglio Ue) il testo prevede l'introduzione di un sistema di deroghe meno protettivo per i richiedenti asilo rispetto alle procedure abituali, estende il periodo di tempo in cui i migranti possono essere trattenuti alle frontiere esterne dell'Ue, fino a 40 settimane.

Inoltre consente procedure più rapide e semplici per l'esame delle domande di protezione per un numero maggiore di esuli (tutti quelli provenienti da Paesi in cui il tasso di riconoscimento, cioè il tasso di risposte positive alle domande di asilo, è inferiore al 75%), in modo che possano essere rimandati indietro più facilmente. Infine prevede l'attivazione rapida di meccanismi di solidarietà con lo Stato membro che deve affrontare questo afflusso, in particolare sotto forma di ricollocazione dei richiedenti asilo o in alternativa di contributo finanziario.

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