Mercoledì, 22 Settembre 2021
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Dieci anni fa il massacro di Utoya in cui furono uccise 77 persone per "salvare l’Europa dall'Islam"

La Norvegia fa i conti col suo passato, nel 2011 un terrorista di estrema destra fece irruzione in un campo estivo contro il razzismo organizzato dal Partito laburista facendo una strage

La commemorazione della strage ad Utoja - foto Ansa EPA/BEATE OMA DAHLE

Anders Behring Breivik, durante il processo per il massacro di Utoya del 22 luglio 2011, non ha mai mostrato neanche un briciolo di compassione per le 77 vittime del suo attacco terroristico. Nel 2012, un anno dopo aver ucciso otto persone con un’autobomba e averne sterminate altre 69 con fucile semiautomatico, disse in tribunale che avrebbe rifatto tutto, se solo ne avesse avuto l’opportunità. Il suo obiettivo era, disse, “salvare la Norvegia e l’Europa occidentale dalla minaccia marxista e musulmana”.

“Il mio cuore sanguina come ex militante per la barbarie che ho perpetrato il 22 luglio”, scrisse anni dopo dalla sua cella in un documento di 33 pagine spedito ad alcuni giornali. Il terrorista non si pentiva però delle sue idee e affermava nel suo ‘manifesto’ di voler creare un “Partito fascista norvegese”, chiamato anche “la Lega nordica”, proprio per “garantire che ciò (il massacro di 77 persone, ndr) non dovesse accadere mai più”. Il detenuto non ha dunque rinnegato le teorie anti-Islam e anti-comuniste che lo convinsero ad uccidere decine di giovani di sinistra per fermare quello che lui stesso definiva, in una mail inviata il giorno dell’attacco, “il suicidio culturale europeo”. 

Il massacro del 22 luglio di dieci anni fa iniziò con l’autobomba a pochi passi dall’ufficio dell’allora premier Jens Stoltenberg. L’esplosione causò otto vittime e oltre 200 feriti. Qualche ora dopo, Breivik si presentò vestito da poliziotto e armato fino ai denti all’isola di Utoya, dove era in corso un campo estivo contro il razzismo al quale stavano partecipando centinaia di membri della Lega della gioventù operaia, associazione affiliata al Partito laburista norvegese. Armato di fucile e pistola Glock, Breivik vagò indisturbato per l’isola del diametro di appena mezzo chilometro, intercettando i giovani impauriti dagli spari e fingendosi un poliziotto arrivato per proteggerli. Ne uccise 69, tra cui molti adolescenti, e ferì altre 110 persone.

Oggi il terrorista sta scontando una pena detentiva a 21 anni, la condanna più alta prevista dall’ordinamento della Norvegia. Ma anche nel 2033 - quando Breivik avrà 54 anni - non verrà rilasciato se le autorità lo riterranno ancora una minaccia per la società. 

Nella giornata di oggi, la Norvegia ha ricordato quello che è stato il più grave episodio di violenza nel Paese dalla Seconda guerra mondiale. I familiari delle vittime, le alte cariche politiche e la famiglia reale hanno partecipato a una cerimonia commemorativa presso gli uffici governativi di Oslo, durante sono stati letti i nomi delle 69 vittime del massacro di Utoya. Alle 19, le campane del municipio di Oslo suoneranno 77 volte, in rintocco per ogni vita spezzata durante l’attacco.

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