Comi arrestata, M5s all’attacco: “Sistema marcio e popolari europei in silenzio”

L’ex-eurodeputata di Forza Italia ai domiciliari per l’accusa di corruzione, finanziamento illecito e truffa aggravata al Parlamento Ue. Il provvedimento rientra nella vasta indagine “Mensa dei poveri” che ha già visto coinvolte decine di persone

Lara Comi (© European Union - Source : EP)

L'ex eurodeputata di Forza Italia Lara Comi “ha mostrato una non comune esperienza nel ricorrere ai diversi, collaudati schemi criminosi per fornire parvenza legale a pagamento di tangenti, sottrazione fraudolenta di risorse pubbliche e incameramento di finanziamenti illeciti”. A scriverlo è la giudice per le indagini preliminari che questa mattina ha ordinato l’arresto dell'europarlamentare lombarda eletta per due legislature ricandidata alle europee di fine maggio. “Le accuse contestate all’ex europarlamentare Lara Comi sono gravissime: corruzione, finanziamento illecito, truffa”, commenta Eleonora Evi del Movimento cinque stelle

Il silenzio del Ppe

“Per cinque anni Lara Comi è stata vicepresidente del Ppe”, ricorda la Evi con riferimento al gruppo dei popolari del Parlamento europeo, la più numerosa formazione politica dell’Eurocamera sia nel precedente che nell’attuale emiciclo. “Sorprende, e non poco - prosegue l’esponente dei cinque stelle, “il silenzio del Ppe su questa vicenda”. Dal primo gruppo al Parlamento europeo, attacca Evi “ci saremmo aspettati parole chiare e forti di condanna contro simili pratiche”. 

"Il nuovo tangentificio lombardo"

La Evi definisce il quadro delineato dall'intera indagine come “nuovo tangentificio lombardo” espressione di “un sistema marcio” e di una “gestione criminale del territorio lontana anni luce da ciò che la politica dovrebbe essere”. “Ora capiamo perché era così amica di Formigoni”, ironizza su Facebook la delegazione europea del M5s facendo riferimento all’ex presidente della Regione Lombardia condannato in via definitiva a 5 anni e 10 mesi per corruzione

Le indagini

Assieme all’ex-eurodeputata di FI, le misure cautelari sono scattate per l’Ad dei supermercati Tigros ed ex-candidato della Lega a sindaco di Varese, Paolo Orrigoni, e l'ex direttore dell'Agenzia per il lavoro Afol, Giuseppe Zingale. Gli arresti rientrano nell'ambito della maxi-indagine "Mensa dei poveri" che a inizio maggio portò a 43 misure cautelari. Nel mirino degli inquirenti ci sono i contratti di consulenza affidati da Zingale alla Comi, che dovrà rispondere anche di finanziamento illecito e truffa aggravata al Parlamento europeo.

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