Erdogan in mutande su Charlie Hebdo, la rabbia del presidente turco: "Canaglie immorali"

Toni sempre più alti sull'asse tra Ankara e Parigi. Dopo lo scontro con Macron, adesso è la volta della rivista satirica vittima di un attentato del 2015 per le sue vignette su Maometto. Che nell'ultima copertina mostra il leader intento a sollevare lo chador di una donna

La vignetta di Charlie Hebdo

Il presidente turco Recep Tayyip Erdogan, che ha fatto della religione musulmana uno strumento di rivendicazione nazionalista, ritratto in mutande, con una lattina in mano e l'altra intenta a sollevare la tunica di una donna all'altezza del fondoschiena urlando "Ouuuh! Il Profeta". A commento della scena la scritta "Erdogan nel privato è molto simpatico". È la vignetta dell'ultima copertina di Charlie Hebdo, la rivista satirica francese colpita da un attentato terroristico nel 2015. Una vignetta che ha infiammato ancora di più gli animi tra Ankara e Parigi, dopo le tensioni dei giorni scorsi tra lo stesso Erdogan e il capo dell'Eliseo Emmanuel Macron. 

La vignetta ha già avuto un risvolto legale: pare infatti che la procura di Ankara abbia aperto un'indagine contro il settimanale. Mentre il presidente turco ha bollato come "immorali" le vignette e "canaglie" coloro che a suo giudizio offendono Maometto: "Stiamo attraversando un periodo in cui l'Islam e l'islamofobia e la mancanza di rispetto per il Profeta si sono diffusi come il cancro, soprattutto tra i governanti in Europa. Ho sentito che la rivista, che pubblica vignette brutte e immorali in Francia, mi prende di mira con un fumetto. Non ho guardato il fumetto perché lo considero crudele anche per la reputazione", ha Erdogan in un discorso in tv. "Non ho bisogno di dire nulla sulle canaglie che hanno insultato il mio amato profeta. Sappiamo che l'obiettivo non siamo noi personalmente, ma i nostri valori che difendiamo. La mia rabbia è che la rivista sia fonte di mancanza di rispetto per il nostro Profeta", ha aggiunto.

La pubblicazione della vignetta su Erdogan si inserisce nel clima di scontro aperto tra il presidente turco e Macron proprio sul tema della laicità e della libertà di espressione, scoppiato dopo l'assassinio di Samuel Paty, il professore decapitato per le strade della periferia di Parigi dall'estremista ceceno 18enne Abdullah Anzorov pare per punizione: l'uomo, infatti, aveva mostrato in classe le vignette su Maometto di Charlie Hebdo che già nel 2015 avevano portato all'attentato terroristico contro la redazione del settimanale satirico. "Non torniamo indietro, mai. Rispettiamo tutte le differenze in uno spirito di pace. Non accettiamo l'incitamento all'odio e difendiamo il dibattito ragionevole. Saremo sempre dalla parte della dignità umana e dei valori universali", aveva scritto in arabo il capo dell'Eliseo sui social network dopo l'assassinio del professore. Parole cui Erdogan aveva risposto sostenendo che Macron "ha bisogno di cure per la sua salute mentale" e invitando i musulmani di tuto il mondo a una campagna di boicottaggio contro i prodotti francesi. 

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