Venerdì, 17 Settembre 2021
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Cannoni sonori per disorientare i migranti: bufera sul metodo di Atene per il controllo dei confini

Le sirene che sprigionano onde sonore superiori ai 150 decibel vengono usate dalle forze dell'ordine di diversi Paesi quando hanno a che fare con scontri in piazza. Ma ora verranno azionate contro chi scappa dalla guerra in Siria

Foto dal profilo Twitter @HRDefsEN

Cannoni che emettono un suono stridente con l’obiettivo di disorientare i migranti. Fa discutere la scelta della Grecia di dotare le forze armate che sorvegliano il confine con la Turchia delle sirene già in uso in alcuni Paesi per disperdere la folla in caso di disordini in strada. La stessa tecnologia di sirene LRad (Long Range Acoustic Device) è stata utilizzata, ad esempio, per proteggere il perimetro di sicurezza da parte delle forze dell’ordine degli Stati Uniti durante il vertice del G20 di Pittsburgh nel 2009, come dimostrato da questo video. 

Le onde sonore emesse dai cannoni sono insopportabili per l'orecchio umano, abituato ai 60 decibel di una normale conversazione, che viene sorpreso dalla violenta sirena capace di raggiungere i 162 decibel. Lo scopo della nuova strumentazione fornita alle autorità è quello di disorientare i migranti che tentano di attraversare il confine terrestre con la Turchia lungo il fiume Evros. Un punto tramite il quale, nel marzo del 2020, sono passate migliaia di persone in fuga dal conflitto siriano, probabilmenre perché incoraggite da Ankara ad attraversare la frontiera terrestre con la Grecia nel contesto di una crisi diplomatica tra i due Paesi.

Il nuovo metodo di contrasto all’immigrazione clandestina, ma anche all’arrivo di richiedenti asilo, viene criticato dalle associazioni in difesa dei diritti umani, preoccupate dei pericoli che potrebbe causare a chi cerca si superare il fiume a bordo di piccole imbarcazioni. “I bambini andranno nel panico, i vecchi andranno nel panico, tutti andranno nel panico e la barca si capovolgerà”, è la previsione dell’attività greca Efi Latsoudi riportata dal giornale belga La Libre. Latsoudi - vincitrice nel 2016 del Premio Nansen, assegnato dall'Unhcr per meriti eccezionali nel campo dei diritti umani - se l’è presa sia con il Governo di Atene, che con le istituzioni di Bruxelles. “Chi finanzia questa attrezzatura? Chi finanzia la costruzione dei muri intorno ai campi? Chi chiude un occhio sui respingimenti in alto mare? Chi sostiene questa politica anti-migranti che viola i diritti umani a tutti i livelli: è l’Europa?”, sono i quesiti polemici posti dall’attivista, convinta che “la Grecia non potrebbe fare da sola” questo tipo di operazioni a difesa dei confini. 

“Non è qualcosa che è stato finanziato dalla Commissione europea”, le ha risposto indirettamente pochi giorni fa la commissaria agli Affari interni, Ylva Johansson. Quello di emettere suoni insopportabili per l’udito umano, a detta di Johansson, è “uno strano modo per proteggere i vostri confini”, ha spiegato rivolgendosi al ministro greco per la Migrazione, Notis Mitarachi, nel corso di una conferenza stampa. “E spero che sia in linea con i diritti fondamentali, ovviamente questo deve essere chiarito”, ha concluso la commissaria europea.

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