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Sabato, 24 Febbraio 2024
La strage per l'inquinamento / Italia

L'Italia è il Paese europeo in cui si muore di più per lo smog

Secondo un rapporto dell'Agenzia europea dell'Ambiente nel nostro Paese ogni anno i decessi per le emissioni di articolato fine, biossido di azoto e ozono sono 63.200

L'Italia è in assoluto il Paese in Europa in cui lo smog fa più morti, in quella che è una vera e propria strage silenziosa che avviene ogni anno. È quanto emerge da un rapporto dell'Agenzia europea dell'ambiente (Aea), che analizza i danni alla salute umana causati dai tre principali inquinanti atmosferici: particolato fine, biossido di azoto e ozono. Nel nostro Paese 46.800 morti sono attribuibili all'esposizione al particolato sottile Pm2.5, responsabile di 415.400 anni di vita persi (701 ogni 100mila abitanti), a cui vanno aggiunti 11.300 morti per biossido di azoto (100.300 anni di vita persi, 169 anni ogni 100mila abitanti) e infine 5.100 morti per emissioni di ozono (46.700 anni di vita persi, 79 ogni 100mila abitanti). In tutto sono 63.200 vite spezzate a causa dell'inquinamento atmosferico solo nella nostra nazione.

Secondo l'Aea, le concentrazioni di inquinanti atmosferici nel 2021 sono rimaste ben al di sopra dei livelli raccomandati dall'Organizzazione mondiale della sanità, e ridurre l'inquinamento atmosferico ai livelli suggeriti dall'Oms eviterebbe un numero significativo di decessi negli Stati membri dell'Ue: ben 253mila per l'esposizione al particolato fine, 52mila per l'esposizione al biossido di azoto e 22mila per le emissioni di ozono. E che in Italia ci sia un problema con le emissioni non è purtroppo una novità. L'Italia è già nella lista nera di Bruxelles per le emissioni eccessive.

Nel 2022, la Corte di giustizia Ue ha condannato il nostro Paese per non aver preso le dovute misure per limitare le emissioni di biossido di azoto (No2), che ogni anno portano a decine di migliaia di morti premature. Nella loro sentenza, i giudici hanno stabilito che in diverse zone dello Stivale, in particolare nella Pianura padana, le nostre autorità sono venute meno ai loro obblighi di protezione della salute della popolazione. E lo hanno fatto per diversi anni (la direttiva sulla qualità dell'aria è del 2008). Questo fa il pari con un'altra sentenza di condanna, risalente al 2020, stavolta per gli sforamenti nei valori limite delle Pm10 (la direttiva violata è la stessa). Nonostante le sentenze, però, Bruxelles non ha proposto sanzioni. Almeno finora.

"Sebbene negli anni passati abbiamo fatto grandi passi avanti per ridurre i livelli di inquinamento atmosferico i dati e le valutazioni più recenti mostrano che gli effetti sulla nostra salute rimangono troppi elevati, con conseguenti decessi e patologie riconducibili ad esso", ha denunciato Leena Yla-Mononen, direttrice esecutiva dell'Aea. Questi dati "ci ricordano che nell'Ue l'inquinamento atmosferico rimane il principale problema per la salute legato all'ambiente", ha dichiarato il commissario europeo all'Ambiente, Virginijus Sinkevicius, secondo cui "la buona notizia è che la politica in materia di aria pulita funziona e la nostra qualità dell'aria sta migliorando".

Tra il 2005 e il 2021, il numero di decessi nell'Ue attribuibili al PM2,5 è diminuito del 41%. Nonostante questo "dobbiamo però fare di più e ridurre ulteriormente i livelli di inquinamento ambientale", ha aggiunto Sinkevicius, chiedendo all'Unione di "adottare e attuare rapidamente la proposta di revisione della direttiva sulla qualità dell'aria che mira ad allineare maggiormente le norme dell'Ue alle raccomandazioni dell'Oms".

La nuova direttiva sulla qualità dell'aria proposta un anno fa dalla Commissione europea e in corso di discussione a Bruxelles. Contro il testo si sono schierate quattro regioni del nostro Paese, Lombardia, Piemonte e Veneto, ed Emilia Romagna, secondo cui questa direttiva rischia di provocare un collasso dei trasporti e delle attività industriali della pianura padana. La zona d'Italia dove il problema dell'inquinamento è però più grave.

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