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Mercoledì, 17 Aprile 2024
Battaglia a Bruxelles / Italia

Perché la Padania unita si oppone alla legge europea contro lo smog

Una nuova direttiva introduce limiti più stringenti per ridurre l'inquinamento dell'aria e risarcimenti per le vittime. Ma i governatori del Nord non ci stanno: "A rischio trasporti e industria"

La qualità dell'inquinatissima aria italiana non è una priorità del Nord Italia, anzi. Questa l'accusa lanciata da attivisti, cittadini e medici nei confronti dei governatori di destra di Lombardia, Piemonte e Veneto, cui si aggiungerebbe la "rossa" Emilia Romagna, governata da Stefano Bonaccini del Partito democratico. La Padania unita al di là delle differenze politiche con un obiettivo: annacquare la nuova direttiva sulla qualità dell'aria proposta un anno fa dalla Commissione europea e in corso di discussione a Bruxelles. Per la coalizione delle quattro regioni settentrionali, questa direttiva rischia di provocare un vero e proprio collasso dei trasporti e delle attività industriali padane. E per questo, il prossimo 24 maggio a Bruxelles, presentaranno una loro controriforma. Ma per gli attivisti climatici la battaglia dei govenatori del Nord è solo un modo per non affrontare gli elevati livelli di smog (i più alti in Europa), con tutte le ripercussione connesse alla salute umana e all'ambiente.

Condanna in tribunale

Lo scorso anno l’Italia è stata condannata dalla Corte europea di giustizia perché è venuta meno agli obblighi previsti dalla direttiva Ue sulla qualità dell'aria. Il problema è concentrato per lo più proprio nell'area padana. Il Belpaese non è stato in grado di contenere i valori limite annuali di biossido di azoto (No2), "sistematicamente e continuativamente oltrepassati" dal 2010 al 2018 nelle aree urbane di Torino, Milano, Bergamo, Brescia, Firenze, Roma, nel comune di Genova e in altre zone del Paese, inclusa Catania nel 2010-12 e nel 2014-18. La sentenza dei giudici di Lussemburgo ha aperto la porta a una pesante multa nei confronti dell'Italia. Il 26 ottobre scorso la Commissione europea ha inoltre pubblicato la proposta di direttiva per un'aria più pulita in Europa, a cui hanno contribuito governi nazionali, associazioni ambientali e di tutela della salute. La norma, oltre a stabilire nuovi limiti per polveri sottili ed altri inquinanti, fornirebbe nuovi strulenti di tutela ai cittadini, sulla cui salute si riversano i danni dell'inquinamento.

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Patologie a go go

La revisione è stata sospinta anche dalla pubblicazione, nel settembre 2021, delle nuove Linee guida sulla qualità dell’aria dell’Organizzazione mondiale della salute (Oms) delle Nazioni Unite. I limiti oggi in vigore in Europa risultano di gran lunga più elevati rispetto a quelli indicati come pericolosi dai ricercatori che studiano l'impatto dell’inquinamento sulla salute umana. È elevatissimo il numero di patologie che, dalla gestazione fino agli ultimi anni di vita, possono insorgere a causa della cattiva qualità dell'aria. Secondo due studi appena pubblicati, proprio tale inquinamento ha giocato un ruolo importante durante la fase della pandemia, andando a determinare un +8% di tasso di mortalità da Covid in Italia, pari a circa 10mila morti aggiuntive, che si sarebbero potute evitate se la qualità dell’aria nel nostro Paese avesse rispettato i limiti indicati dall’Oms.

I timori del Nord

Nonostante dati così allarmanti, le regioni del Nord sono invece preoccupate che la direttiva possa impattare eccessivamente i loro territori, fortemente industrializzati e con una circolazione di automobili impressionante. A marzo il Gazzettino del NordEst, citando modelli sviluppati dall'Agenzia regionale per l'ambiente, sosteneva che per essere in regola entro il 2026 con le nuove norme europee sull'inquinamento atmosferico, il Veneto dovrebbe bloccare il 75 per cento di tutti gli autoveicoli, sia privati che commerciali, obbligando alla chiusura il 75 per cento delle attività industriali. Andrebbe a cessare anche il 60 per cento degli allevamenti, mentre il 75 per cento degli impianti di riscaldamento dovrebbe essere spento. "Se la norma viene applicata senza i dovuti correttivi, e soprattutto senza buon senso, noi sostanzialmente cancelleremo aree europee, cioè le azzereremo da un punto di vista produttivo", aveva dichiarato il governatore del Veneto, Luca Zaia. Secondo i detrattori, la norma europea non calcola le differenze territoriali tra le regioni europee, con l'aria che in Nord Italia ristagnerebbe "in un catino" tra Friuli, Lombardia, Veneto e Piemonte a causa delle Alpi.

Le città più inquinate

Catino o meno, quello che sembrano temere di più gli amministratori locali sono le cause legali, che in base agli strumenti forniti dalla nuova direttiva chi si ammala per la cattiva qualità dell'aria potrebbe intentare nei confronti delle amministrazioni in caso di inadempienze. Un problema che colpirebbe soprattutto il Nord. In base al report Mal'aria in città di Legambiente, nel 2022 sono state 29 le città, tra quelle di cui si hanno a disposizione i dati, che hanno superato il limite di 35 giorni di sforamento previsti per le polveri sottili. Su tutte spicca Torino (98 sforamenti), seguita da Milano con 84, Asti (79), Modena, Padova e Venezia. A completare la ‘top ten’, ci sono tre città sono lombarde: Cremona, Lodi e Monza, a cui si aggiunge Alessandria. Anche per la presenza di No2 la Lombardia è in cima alla classifica con Milano, Monza e Como.

Diluire gli obiettivi

La regione peggiore del Paese sul piano dell'inquinamento non starebbe però lavorando per migliorarsi. "I funzionari lombardi, di stanza o dislocati in Belgio per l’occasione, sono impegnati in un'azione volta a riformulare la proposta di direttiva, minandone il senso e affossando il livello di tutela dei cittadini e della loro salute", si legge in una nota diffusa dalla coalizione ambientalista. Tra le proposte reputate irricevibili c'è quella di trasformare i limiti imposti per legge ai vari inquinanti in semplici "valori obiettivo". In questo modo, in caso di violazioni, sarebbe impossibile perseguirle per via giudiziaria, scrive la coalizione, cui aderiscono l'Associazione culturale pediatri, Cittadini per l'aria, l'Associazione medici per l'ambiente (Isde).

L'inquinamento costa

Tramite una serie di flessibilità, le regioni padane punterebbero ad eliminare i limiti di legge per le concentrazioni degli inquinanti dell’aria, "ottenendo così un quadro normativo fumoso e ricco di deroghe nell’ambito del quale sia sempre rinviabile un approccio serio al tema della qualità dell’aria in Italia", si legge nel comunicato. Le associazioni ricordano il salatissimo conto pagato dalla comunità. Secondo i calcoli, "l’impatto economico dell’inquinamento dell’aria ammonta in media a quasi 1300 euro a testa, che diventano 2800 euro a testa in una città ricca ma inquinata come Milano". Questo a causa dei maggiori rischi per ciascun cittadino in termini di salute, che si riversano poi sul bilancio sanitario regionale.

Sostegno bipartisan

A destare maggior preoccupazione la circostanza che anche la regione Emilia Romagna avrebbe deciso di affiancare l’azione "padana" in Europa. Ai leghisti Luca Zaia (Veneto) e Attilio Fontana (Lombardia), e al forzista Alberto Cirio (Piemonte) si aggiungerebbe il sostegno quello di Stefano Bonaccini del Pd. Ma non solo. "Preoccupa inoltre che anche un europarlamentare del Pd, l’ex sindaco di Vicenza Achille Variati, abbia proposto in sede di revisione del testo della Direttiva due emendamenti molto simili a quelli proposti dalla Lega, nel silenzio e quindi con l’apparente assenso della delegazione del Pd a Bruxelles", scrivono le associazioni. "Le conseguenze per la salute di tutti della flessibilità e delle deroghe richieste non sono irrisorie. Si tratta di bambini che nascono prematuri e si ammalano di asma ed infezioni, adulti con problemi cardio-respiratori, persone che vivono meno e muoiono prima", ha affermato Francesco Forastiere, esperto epidemiologo italiano, che ha contribuito alla stesura delle linee guida dell’Oms. Forastiere nel 2022 è stato insignito del Premio John Goldsmith, destinato ai ricercatori si sono distinti per "contributi duraturi ed eccezionali alla conoscenza e alla pratica dell'epidemiologia ambientale".

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