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Giovedì, 13 Giugno 2024
I protagonisti / Emirati Arabi Uniti

Il "sultano" del petrolio alla conferenza per il clima, il Papa rinuncia al viaggio

Chi ci sarà alla Cop28 di Dubai, dove mancheranno sia Biden che Xi Jinping. Il vertice è diventata un'occasione sempre più ghiotta per stringere accordi e fare affari

La Conferenza per il clima delle Nazioni Unite è diventata negli anni "The Place to be" nel calendario politico globale a causa dei crescenti problemi legati ai cambiamenti climatici. All'Expo City sono attese circa 70mila persone: diplomatici, dirigenti di aziende, capi di governo e attivisti. Eppure ci saranno alcuni grandi assenti: il presidente degli Stati Uniti Joe Biden ha preferito spedire  John Kerry, che aveva già aiutato Barack Obama a garantire l'accordo di Parigi, che rimane il più importante impegno globale per limitare l'aumento delle temperature. Grande assente anche il presidente cinese Xi Jinping, che invierà il suo emissario Xie Zhenhua. Mancheranno dunque all'appello i leader dei due Stati che figurano tra i principali responsabili delle emissioni di anidride carbonica. A Dubai molti protagonisti sono figure controverse come ad esempio quella del petroliere Ahmed Al Jaber. 

Il petroliere con la passione per le rinnovabili

Il gran cerimoniere di questa Cop28 è Sultan Ahmed Al Jaber, amministratore delegato della Abu Dhabi National Oil Company  (Adnoc) e presidente di Masdar, il gigante delle rinnovabili del Golfo. È stato reputato dai detrattori la persona meno idonea per guidare una conferenza sul clima e Greta Thunberg lo ha definito "ridicolo" in quel ruolo. Ufficialmente nel programma presentato per questo vertice ha messo al centro l'idea di convincere le aziende energetiche a ridurre nettamente le loro emissioni di metano (frutto anche di perdite e inefficienze) entro il 2030, oltre che di allinearsi con gli obiettivi di neutralità carbonica entro il 2050. Venti aziende hanno già aderito a questi obiettivi, ha detto il sultano, ma a Dubai le promesse dovranno fare i conti con accordi concreti. Appena cinque giorni fa sono trapelati dei documenti da cui risulta che gli Emirati Arabi Uniti (Eau) hanno pianificato di sfruttare la loro posizione di Paese ospitante dei colloqui sul clima  per discutere accordi su petrolio e gas con oltre una dozzina di Paesi. Il Center for Climate Reporting ha pubblicato le note informative preparate dal team della Cop28, da cui emergono discussioni guidate dalle società petrolifere e di energia rinnovabile statali degli Emirati. Un biglietto da vista tutt'altro che convincente. 

L'altro uomo che attira critiche e perplessità è il rappresentante dell'Unione europea per la questione climatica. L’olandese Wopke Hoekstra è riuscito a  battere la resistenza del Parlamento europeo, ricevendo ad ottobre l'incarico che prima spettava al suo connazionale Frans Timmermans. A differenza dell'ex guru del Green Deal, Hoekstra non gode di grande stima in ambito ambientalista. Ex dipendente della Shell e ministro delle finanze conservatore, il nuovo commissario per l'azione climatica dell'Ue si recherà a Dubai dopo appena due mesi di lavoro. Si è impegnato a raggiungere obiettivi ambiziosi dopo il 2030, spingendo per una linea più dura contro i combustibili fossili rispetto al mandato conferitogli dai governi europei.

Una donna contro le disparità

Altra voce di rilievo potrebbe essere quella della senegalese Madeleine Diouf Sarr, che rappresenta il blocco di Paesi meno sviluppati, cui aderiscono oltre metà dei paesi dell'Africa e le isole del Pacifico. Il suo focus, oltre che sul ruolo delle donne in questi negoziati, sarà quello di evidenziare le disparità aggravate dal cambiamento climatico e l'importanza di ricevere quanto prima i fondi di compensazione promessi dagli Stati più ricchi e inquinanti. I Paesi meno sviluppati "ospitano oltre il 14% della popolazione mondiale ma utilizzano solo l'1% delle emissioni, eppure siamo quelli che subiscono i maggiori costi della crisi climatica", ha ricordato Diouf Sarr quando ha esposto le priorità per la Cop28 durante un incontro con altri ministri. Al suo fianco potremmo trovare il presidente brasiliano Luis Ignacio da Lula, che promette di difendere l'Amazzonia dalla deforestazione selvaggia a cui è stata sottoposta durante il mandato del suo predecessore Jair Bolsonaro. Il collasso della principale foresta del globo addetta all'assorbimento di Co2 sarebbe un disastro. Eppure il Brasile per completare la sua crescita economica sta incrementando la produzione dalle sue principali riserve di petrolio e gas. L'impegno di Lula per porre fine ai combustibili fossili è quindi tutto da verificare.

Il filantropo investitore

Il vertice per il clima è un luogo di discussione politica, trasformatosi al contempo in una fiera per fare affari. Tra i grandi capi d'azienda presenti a Dubai spicca il nome di Bill Gates, che sarà presente in una duplice veste. Da un alto quella di filantropo impegnato ad esortare i governi ad obiettivi più ambiziosi, affinché possano destinare fondi alle popolazioni più povere del mondo alle prese con condizioni meteorologiche estreme come siccità e inondazioni. Dall'altro quella di uno degli uomini più ricchi al mondo e di investitore. Tramite la sua Breakthrough Energy Ventures, Gates vorrebbe guadagnare dalla transizione energetica tramite partecipazioni in aziende e tecnologie che potrebbero contribuire alla lotta ai cambiamenti climatici.

Un pontefice per il clima

L'altra presenza attesa era quella di Papa Francesco che però per motivi di salute ha dovuto rinunciare al viaggio a Dubai. Bergoglio ha inserito il cambiamento climatico nell'agenda della Chiesa cattolica, pubblicando già nel 2015 Laudato sì, la significativa enciclica papale in cui faceva appello all'etica per adottare azioni in favore del clima. È del 2023 la pubblicazione di Laudato Deum, un invito per gli esseri umani a riconoscere i limiti naturali ed etici allo sviluppo economico e tecnologico. Soprattutto a riconoscere le vere responsabilità di ciascuno. "Come al solito, sembrerebbe che tutto sia colpa dei poveri. Eppure la realtà è che una percentuale bassa e più ricca del pianeta contamina più del 50% più povero della popolazione mondiale totale, e che le emissioni pro capite dei Paesi più ricchi sono molto più grandi di quelle dei più poveri", si legge all'inizio del suo ultimo scritto dedicato all'ambiente. Il discorso di Bergoglio era previsto per il 2 dicembre, ma a quanto pare è stato tutto annullato. 

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