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Giovedì, 29 Febbraio 2024
Il personaggio

Così l'uomo che lavorava per le società petrolifere è diventato commissario al clima

L'olandese Wopke Hoekstra, ex dipendente della Shell, ha convinto gli eurodeputati a confermare la sua nomina. Promette di eliminare i 52 miliardi di sussidi Ue per le energie fossili

È stato un dipendente che ha aiutato a far crescere una società petrolifera, è destinato a diventare la persona che dovrà seppellirle le energie fossili a livello europeo in tempi serrati. Il conservatore Wopke Hoekstra è ormai ad un passo dall'incarico di nuovo commissario per l'azione per il clima, nonostante il fardello del suo passato. Il politico è stato agli inizi della sua carriera un dipendente della Shell e, secondo i detrattori, ha continuato ad agire in favore delle società petrolifere anche nel corso della sua carriera politica. Ciò nonostante, ha convinto i coordinatori dei principali gruppi politici europei, dopo una serrata serie di incontri, a confermare la sua nomina. Adesso manca solo il voto di tutti gli europarlamentari riuniti durante la plenaria del 5 ottobre a Strasburgo, ma i giochi risultano pressoché definiti. Ma come è riuscito Hoekstra a superare le numerose resistenze sul suo conto, dopo che una campagna firmata in pochi giorni da oltre 100mila persone metteva in guardia gli eurodeputati dal sostenere questa candidatura? Abilità politica, compromessi e un legame a filo doppio con Maros Sefcovic, il vicepresidente esecutivo per il Green Deal, anche lui fresco di nomina, che dovrebbe sedere sopra di lui per coordinare in chiave green tutti i settori, dall'energia ai trasporti all'agricoltura.

Nuove nomine

Il rimpasto per i responsabili dell'impegno green dell'Unione europea si è scatenato a luglio, quando sono giunte le dimissioni dello zar del Green Deal Frans Timmermans. A quel punto Ursula von der Leyen ha deciso di "splittare" i compiti, affidando al socialista slovacco Sefcovic il ruolo di vicepresidente esecutivo e di responsabile del patto per l'ambiente, soddisfando l'esigenza di un ruolo di vertice per i socialisti. Dall'altro aveva bisogno di sostituire un commissario olandese con un altro omologo e il governo uscente dei Paesi Bassi ha optato per Hoekstra, a cui l'esecutivo europeo ha deciso di affidare uno specifico pacchetto connesso al clima per dire addio alle energie fossili il più rapidamente possibile, senza rimetterci troppo a livello economico. Peccato che Hoekstra sia stato per anni legato a filo doppio proprie alle società petrolifere.

Shellman

Il politico olandese ha iniziato la sua carriera con un periodo di tre anni in ruoli commerciali alla Shell, poi ha lavorato per un decennio presso la società di consulenza McKinsey. Hoekstra ha assicurato che durante quel periodo non ha lavorato per conto delle compagnie petrolifere, criticando le aziende che, a suo dire, hanno cercato di ignorare le prove sul loro contributo al cambiamento climatico. "Lo trovo veramente immorale", ha dichiarato alla stampa, senza fare nomi di aziende specifiche. Pur rimanendo partner di McKinsey, tra il 2011 e il 2017, Hoekstra ha ricoperto il ruolo di senatore nella Camera alta del Parlamento olandese, per essere poi nominato ministro delle Finanze dal primo ministro Mark Rutte. Durante il suo mandato si è opposto alla fine delle trivellazioni nel giacimento di gas di Groningen. Al momento della nomina da parte della von der Leyen ricopriva il ruolo di ministro degli Esteri sempre in un governo guidato da Rutte. Secondo l'organizzazione ambientalista Extinction Rebellion, nonostante le promesse fatte i Paesi Bassi hanno continuato a versare, tra sussidi e sgravi fiscali, oltre 30 miliardi di euro per sostenere le energie fossili. In patria Hoekstra è stato poco amichevolmente ribattezzato Shellman.

Critiche feroci

Quando lunedì 2 ottobre Hoekstra si è presentato davanti alla commissione Ambiente (Envi) del Parlamento europeo, parlando per oltre ore, ne ha ricavato un mezzo buco dell'acqua. Tra i critici più accesi di Hoekstra c'erano proprio gli eletti dei Paesi Bassi, dove a novembre si terranno le elezioni generali. "Penso che tutti in questa sala siano un po' sorpresi dalle tue dichiarazioni introduttive perché guardando il tuo Cv fino ad ora, non sei stato davvero un campione del clima", aveva commentato il collega olandese dei Verdi Bas Eickhout, nel corso dell'incontro con la commissione ambiente. Scetticismo era stato espresso anche da un altro olandese, il socialista Mohammed Chahim: "Sembra che tu stia tornando ai tuoi giorni da consulente. Capisci perfettamente quello che le persone qui nella stanza vogliono sentire e giochi in base a quello". Al termine dell'incontro la commissione ha deciso di rimandare il voto sulla sua nomina, in attesa di ascoltare il giorno successivo l'altro commissario freso di nomina Sefcovic.

Legame a filo doppio

Vari eurodeputati si sono lamentati del fatto che le due nomine fossero legate l'un l'altra. Anche alcuni funzionari dell'Ue hanno dichiarato in via anonima che la conferma in contemporanea sia stato un modo per i gruppi politici opposti (Popolari da un lato, Socialisti dall'altra) di garantirsi che il candidato del gruppo rivale venisse approvato solo se lo fosse anche il loro candidato, essendo necessario il sostegno dei due terzi della plenaria per l'approvazione delle nomine. In effetti, la strategia del legame ha portato i suoi frutti.

Risposte meno vaghe

La mattina del 4 ottobre la strategia è mutata e i due commissari hanno deciso di incontrare solo i coordinatori dei gruppi politici della commissione Envi, ansiosi da parte loro di strappare qualche risposta meno vaga. Solo a questo punto Popolari, Socialdemocratici, liberali di Renew Europe e Verdi hanno confermato la doppia nomina di Wopke Hoekstra e Maros Sefcovic. "Le loro risposte alle nostre domande sono state giudicate positivamente: chiarezza sull'obiettivo climatico 2040 e chiarezza sulle legislazioni pendenti", ha spiegato Pascal Canfin, che ricopre il ruolo di presidente della Envi, scrivendo in un post sulla piattaforma X al termine della riunione dei coordinatori a Strasburgo. L'azione per il clima è stata sottoposta a severe critiche in questi mesi, con l'elettorato che si sta spostando sempre più a destra e reputa troppo costosa la transizione energetica in Europa. Al contempo aumentano le tensioni dell'Ue con la Cina e gli Stati Uniti per accaparrarsi le risorse necessarie alla produzione di tecnologia verde. Uno scenario non semplice da decodificare, men che meno per fare promesse difficili da mantenere. Eppure i due commissari sono stati spinti a fissare dei punti chiave.

Le promesse di Hoekstra

Per ottenere il placet dei coordinatori Hoekstra si è impegnato a spingere al vertice delle Nazioni Unite sul clima Cop28, programmato novembre, per un'eliminazione globale dei combustibili fossili che emettono Co2. Ha detto anche che cercherà nuove fonti di finanziamento per il clima a favore dei Paesi vulnerabili. L'idea è di sottrarle alle entrate dal mercato del carbonio dell'Ue. Soprattutto ha promesso di agire in maniera più severa per eliminare gradualmente i 52 miliardi di euro che i Paesi del blocco europeo spendono ogni anno per sovvenzionare i combustibili fossili, anche eliminando questi sussidi dal bilancio dell'Ue.

Calendario congiunto

Discutendo con entrambi i commissari i coordinatori avrebbero ottenuto alcune rassicurazioni anche sui tempi di presentazione di alcuni file legislativi che restano da presentare alla Commissione europea e un impegno concreto sull'obiettivo climatico al 2040. Entrambi i candidati si sono impegnati a sostenere un target di riduzione del 90% (rispetto ai livelli del 1990), ma almeno Sefcovic ha parlato di "ambizione personale", perché va ancora valutata dagli altri membri dell'esecutivo Ue. Nelle risposte scritte, fornite dai due commissari, compare una serie di dettagli sui tempi legislativi di alcune proposte su mobilità, eolico, benessere animale. I due commissari hanno garantito che il blocco non spenderà più denaro per i sussidi ai combustibili fossili a partire dal 2028.

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