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Martedì, 21 Maggio 2024
Approccio volontario

L'ultimo regalo alle lobby dell'agricoltura: smantellati i requisiti green della Pac

Il piano di modifiche è stato orientato dalle proteste dei grandi produttori. Sussidi anche a chi non si impegna in materia di sostenibilità e più soldi per i governi in caso di crisi

L'ultima pietra tombale sull'impegno dell'agricoltura in materia ambientale è servita. La Commissione europea ha presentato oggi una serie di modifiche alla Politica agricola comune (Pac), che indeboliscono di fatto le richieste "green" che erano state fatte agli agricoltori con la riforma del più importante strumento di sussidi a livello europeo. Se gli oneri burocratici potevano essere giustamente rivisti e alleggeriti, l'esecutivo europeo ha preferito cedere anche sull'obbligatorietà di alcuni impegni, che il mondo scientifico reputa invece indispensabili per garantire la fertilità dei suoli e la salute del nostro cibo.

Eppure la pressione delle lobby dell'agroindustria e di alcuni governi, come quello italiano, hanno avuto la meglio sulle priorità di tutela dei suoli, dell'aria e dell'acqua. La mossa va letta in chiave elettorale, con il centrodestra del Partito popolare europeo che si sta giocando tutte le sue carte pur di ottenere il consenso del settore rurale e sottrarre quell'elettorato all'estrema destra che avanza in Europa. 

Le modifiche proposte per la Pac

Una prima serie di proposte riguarda la gestione dei piani strategici della Pac e si riferisce alle procedure di modifica dei piani strategici nazionali, sviluppati da ogni Stato membro, altre impattano la cosiddetta "Architettura Verde", che richiedeva specifici requisiti e impegni ambientali per poter accedere ai fondi. Bruxelles ha accolto anche la richiesta degli Stati membri di versare piùsoldi per il capitolo della gestione dei rischi e delle crisi.

Altre modifiche, in base alle richieste delle organizzazioni di settore e dei governi, riguardano altri aspetti come il sostegno accoppiato, l'eliminazione o il rinvio dell'applicazione della condizionalità sociale, i regimi e le norme di sostegno settoriali, come il sostegno alle organizzazioni di produttori e al settore vitivinicolo, nonché le misure di promozione dell'agricoltura biologica. Il testo presentato oggi da Bruxelles in sostanza elimina una serie di controlli sui piccoli produttori, soprattutto indebolisce o rende facoltative quattro delle otto cosiddette "buone condizioni agricole e ambientali" (Gaec).

Queste condizioni sono i prerequisiti per ricevere i sussidi agricoli. Sono state modificate la misura che chiede di ridurre al minimo la lavorazione del terreno per evitare l'erosione del suolo (Gaec 5), quella che imponeva di garantire una copertura minima del suolo (Gaec 6). Viene meno inoltre lo specifico impegno per la rotazione delle colture (Gaec 7) e la richiesta di preservare aree non produttive per migliorare la biodiversità (Gaec 8).

Meno vincoli per i governi

L'esecutivo europeo prevede anche di modificare le procedure dei Piani strategici nazionali previsti dalla Pac. In tal modo gli Stati membri non saranno più tenuti ad allineare i piani alle più recenti politiche ambientali, né a modificarli entro un termine prestabilito o a fornire chiarimenti nel caso in cui non vengano apportate modifiche. "Il primo anno di attuazione del Piano strategico della Pac ha chiarito che sono necessari degli aggiustamenti per garantire un'efficace attuazione dei piani e necessari per garantire un'attuazione efficace dei piani e ridurre la burocrazia", si legge nel testo pubblicato dai funzionari. Per quanto riguarda la questione del reddito, il documento si limita a dire che "la Commissione condivide le preoccupazioni relative al reddito agricolo e prevede azioni per migliorare la posizione degli agricoltori nella catena alimentare in un flusso di lavoro separato".  

Condizionamenti da parte delle lobby agricole

Nel corso del rituale press briefing, i portavoce della Commissione, messi all'angolo dai pressanti quesiti dei giornalisti su queste ulteriori rinunce agli obiettivi ambientali, si sono rifugiati in risposte vaghe. "Siamo in una democrazia, dobbiamo fare in modo che i cittadini, gli investitori e le aziende siano al nostro fianco. Ci servono misure concrete, ma dobbiamo andare oltre le resistenze. Convincere le persone che è nel loro interesse investire in questi cambiamenti", ha precisato un portavoce di Bruxelles. In sostanza, la nuova Pac è risultata così sgradita ai rappresentanti del settore, come hanno dimostrato le proteste dei mesi scorsi, che i governanti europeo sono stati "costretti" a svariati passi indietro rispetto alle intenzioni iniziali. 

Il diktat dell'approccio volontario 

La parola d'ordine della Pac in materia ambientale è diventata ormai "approccio volontario". Questo mutamento arriva a pochi giorni dalla pubblicazione di uno studio da parte dell'Agenzia europea per l'ambiente. Il report ha avvertito sia Bruxelles che gli Stati membri di adottare con urgenza delle misure per affrontare i disastri provocati dai cambiamenti climatici, con alluvioni e siccità ormai all'ordine del giorno in Europa, che stanno già generando conflitti interni agli Stati membri. Il report evidenzia che la politica agricola comune non affronta sufficientemente i principali rischi climatici e le esigenze di adattamento necessarie. Nel 2023 due rapporti dell'Ocse avevano già sottolineato che i sussidi all'agricoltura dovrebbero essere basati sulle prestazioni (e non sul numero di ettari posseduti) e una quota maggiore dei fondi dovrebbe essere dedicata alla remunerazione di beni pubblici come la protezione dell'ambiente e del clima, della cui tutela beneficiano anche i produttori. 

Le critiche delle Ong

Le misure presentate il 15 marzo vanno però in tutt'altra direzione. "Le azioni della Commissione, spinte dalla febbre elettorale, sono inaccettabili e vanno direttamente contro l'interesse pubblico e le valutazioni degli esperti degli ultimi decenni, che sottolineano come l'architettura verde della Pac sia già troppo debole", ha commentato Kristine De Schamphelaere del Pesticide action network (Pan). "La narrativa secondo cui la cancellazione dei requisiti ambientali aiuterà gli agricoltori è fuori luogo. Diminuirà la resilienza degli agricoltori alle sfide legate al clima, all'erosione, alla salute del suolo e ai parassiti", ha aggiunto la responsabile delle politiche per l'Europa per Pan.

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