rotate-mobile
Mercoledì, 28 Febbraio 2024
La decisione

Il velo islamico può essere vietato sul luogo di lavoro (lo dice la Corte di giustizia Ue)

Il caso di una dipendente di un Comune belga a cui era stato vietato di indossare il velo pur non avendo contatti col pubblico. I giudici hanno stabilito che per i lavoratori della pubblica amministrazione la decisione è legale se vale per tutti i segni religiosi o filosofici

La pubblica amministrazione può vietare ai suoi dipendenti di indossare il velo, croci o altri simboli religiosi, ma solo se vigono determinate condizioni. Lo ha stabilito la Corte di Giustizia dell'Unione europea pronunciandosi sul ricorso di una cittadina contro il Comune di Ans, in Belgio. Alla donna era stato vietato di indossare il velo sul luogo di lavoro. "Al fine di creare un ambiente amministrativo totalmente neutro, una pubblica amministrazione può vietare di indossare in modo visibile sul luogo di lavoro qualsiasi segno che riveli convinzioni filosofiche o religiose", hanno scritto i giudici europei.
"Una regola del genere non è discriminatoria se viene applicata in maniera generale e indiscriminata a tutto il personale di tale amministrazione e si limita allo stretto necessario", hanno precisato nella sentenza. 

Il caso

Tutto nasce ad Ans, una piccola cittadina del Belgio, da un ricorso presentato da una dipendente del Comune che svolge la sua funzione di responsabile dell'ufficio, principalmente senza contatto con gli utenti del servizio pubblico. Il Comune le aveva vietato di indossare il velo islamico sul luogo di lavoro. In seguito l'amministrazione comunale ha modificato il proprio regolamento di lavoro, richiedendo ai propri dipendenti di osservare una "rigorosa neutralità": ai dipendenti è vietata qualsiasi forma di proselitismo e non è consentito indossare segni vistosi della propria appartenenza ideologica o religiosa. La norma vale anche per i lavoratori che non sono a contatto con gli utenti. La dipendente aveva fatto causa per ottenere l'accertamento della violazione della sua libertà di religione e della discriminazione da lei subita.

Ipotesi discriminazione

Della causa si è occupato dapprima il Tribunale del lavoro di Liegi, ponendosi il quesito se la regola di rigorosa neutralità stabilita dal Comune desse luogo a una discriminazione contraria al diritto dell'Unione. A quel punto è stata investita della controversia la Corte del Lussemburgo la quale ha stabilito che nel caso in cui si tratti di una politica improntata alla "rigorosa neutralità", una pubblica amministrazione è giustificata al divieto, perché si tratta di una finalità legittima. Altrettanto giustificata, ha precisato il tribunale europeo, sarebbe la scelta di un'altra pubblica amministrazione che consenta, in maniera generale e indiscriminata, di indossare segni visibili di convinzioni, in particolare filosofiche o religiose, anche per i dipendenti a contatto con gli utenti. Infine è legale l'introduzione di un divieto di indossare questi segni, se è limitato alle situazioni che implicano contatti col pubblico.


Discrezionalità

Questo significa che ogni amministrazione di ciascuno Stato membro, nell'ambito delle sue competenze, dispone di un margine di discrezionalità nella concezione della neutralità del servizio pubblico che intende promuovere sul luogo di lavoro, da valutare a seconda del  contesto. Questa finalità deve essere però perseguita in modo coerente e sistematico. Le misure adottate per conseguirla devono inoltre essere limitate allo stretto necessario.

Continua a leggere su Today.it...

Si parla di

In Evidenza

Potrebbe interessarti

Il velo islamico può essere vietato sul luogo di lavoro (lo dice la Corte di giustizia Ue)

Today è in caricamento