Bruxelles più bella di Mosca, il Partenariato orientale secondo Donald Tusk

Se si dovessi fare un concorso di bellezza tra Russia ed Occidente, non esiterei un secondo su chi scegliere, ha affermato il Presidente del Consiglio Ue a conclusione del Vertice con 6 ex-Repubbliche sovietiche. Prove di disgelo con Mosca da parte dei Socialisti e Democratici.

Donald Tusk al Vertice del Partenariato Orientale. European Union

Tra Bruxelles e Mosca, non ci sono dubbi, la più bella, con tutto quel che rappresenta, è la prima. Parole del Presidente del Consiglio Ue, il polacco Donald Tusk a conclusione del Vertice del parteneriato orientale tra la Ue ed i rappresentanti di Armenia, Azerbaijan, Bielorussia, Georgia, Moldova, Ucraina andato di scena questo fine settimana a Bruxelles

Il partenariato orientale "non è diretto contro la Russia", ha assicurato Tusk, prima di aprire il suo cuore. "Ma consentitemi -  ha affermato subito dopo - di essere onesto: ho passato la prima parte della mia vita nel blocco sovietico e la seconda parte nel mondo libero, nell'Occidente. Se questo fosse un concorso di bellezza" tra la Russia e l'Occidente, "non esiterei un secondo su quale parte scegliere". 

Angela Merkel, pur conoscendo molto bene anche lei com'era la vita dietro la Cortina di Ferro, è stata assai meno emotiva e molto più pratica, ricordando le tensioni, più o meno belliche, che le sei ex-repubbliche sovietiche vivono sulla propria pelle e che derivano, ha ricordato al cancelliera, dalle ingerenze di Mosca. 

Europa poi non così unita

Insomma per Tusk Bruxelles è più carina di Mosca e Mosca, per la Merkel, è dietro a tutte le tensioni che destabilizzano i paesi che più o meno cercano di uscire dalla sua area di influenza (Armenia e Bielorussia sono assai vicine al Cremlino e l'Azerbaijan cerca di restare in equilibrio), ma nemmeno Mosca deve essere poi tanto male se dallo scoccare della crisi ucraina i 28 non sono riusciti ancora a sviluppare una politica realmente coerente di fronte al Cremlino.

Se i paesi dell'est sono i più decisi contro la Russia, tra quelli occidentali non mancano tentativi di apertura, anche per superare un blocco economico che fa parecchio male a diversi settori produttivi. Senza scordare il problema annoso dell'approvigionamento energetico. Se da un lato c'è chi spinge per bloccare il progetto del gasdotto North Stream 2, dall'altro c'è chi, come l'Italia, dipende pesantemente dal gas, il 57% delle importazioni secondo gli ultimi dati di venerdì scorso, e dal petrolio, un 12%, russi.

Prove di dialogo dei Socialisti e Democratici del Parlamento europeo

Per il dialogo si è mossa anche una delegazione di eurodeputati del gruppo dei Socialisti&Democratici al Parlamento europeo che ha partecipato sempre nel week end alle Consultazioni di Belgrado con i parlamentari russi della Duma e del Consiglio federale, parlando di temi di comune interesse, come la sfida della globalizzazione, la questione migratoria, il cambiamento climatico, il terrorismo, la sicurezza e i conflitti. Temi generici che però nascondono una gran voglia di dialogo. 

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“Dobbiamo tenere aperto il dialogo", ha affermato il tedesco Knut Fleckenstein, coordinatore S&D per gli affari esteri, "c'è chiaramente il bisogno di ricostruire la fiducia, abbiamo le nostre linee rosse ma siamo pronti a fare sforzi per rilanciare il dialogo parlamentare. Non è necessario essere d'accordo su tutto per mantenere vivo il dialogo, ma non fare alcun progresso su quello che ci divide se non parliamo tra noi. Ci auguriamo che vi siano le condizioni perché la Commissione per la cooperazione parlamentare Ue-Russia riprenda il suo lavoro il prima possibile”. Se le condizioni lo consentiranno, i parlamentari di Ue e Federazione russa si riuniranno ancora due volte nella prima metà del 2018.

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