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Venerdì, 3 Dicembre 2021
Economia

La Germania ora pensa agli eurobond. E a cambiare il Patto di stabilità

Un debito pubblico da accollare all'Europa, una sorta di Recovery fund 2.0. Ma che stavolta servirà a Berlino per mantenere il suo primato industriale

Difensori dell'austerity in casa, ma favorevoli all'aumento del debito pubblico se a farsene carico è l'Unione europea. Sembra questa la linea di compromesso che hanno raggiunto a Berlino socialisti, liberali e verdi, ossia i tre partiti che stanno provando a formare il nuovo governo che guiderà la Germania nei prossimi anni. Un'intesa sulle politiche fiscali ed economiche che da un lato confermerebbe il "freno costituzionale" sul pareggio di bilancio, tanto caro ai falchi del rigore, ma che dall'altro di fatto aprirebbe a una sorta di Recovery fund permanente finanziato con gi eurobond emessi da Bruxelles. Inoltre, la nuova coalizione potrebbe appoggiare una riforma del Patto di stabilità che innalzi il target del rapporto tra debito pubblico e Pil dall'attuale (e utopistico) 60% al 100%

Il ruolo di Lindner

Il condizionale è d'obbligo, perché se i socialdemocratici dalla Spd e i Verdi sono più disposti a mettere da parte l'austerity nelle relazioni con il resto dell'Ue, di diverso avviso sono i liberali della Fdp, guidati da Christian Lindner, che rivendica il suo essere un paladino dell'austerity e mira a occupare la prestigioso poltrona di ministro delle Finanze. Proprio le recenti dichiarazioni di Lindner sul Patto di stabilità dell'Ue sembrano presagire posizioni più morbide sui conti.  

Sospeso con la pandemia, il Patto di stabilità è al centro dei negoziati tra i Paesi membri: da un lato, ci sono i frugali che vogliono ripristinarlo al più presto, dall'altro ci sono Francia, Italia e Spagna che guidano il fronte di coloro che vogliono una revisione delle norme e dei parametri prima di riattivarlo. La Commissione europea ha di recente avviato le consultazioni per stabilire quale sarà il futuro delle regole fiscali comunitarie. E Lindner, qualora dovesse ottenere il ministero delle Finanze, sarà un attore chiave di questi negoziati: "Le regole del Patto di stabilità e crescita attualmente in vigore hanno dimostrato sufficiente flessibilità. Questa dovrebbe essere la posizione negoziale di un futuro governo federale”, ha detto in una recente intervista alla Frankfurter Allgemeine Zeitung. Si tratta della classica posizione dei rigoristi europei. La novità da parte di Lindner è l'apertura a una revisione del parametro del debito pubblico: aumentare l'attuale limite del rapporto sul Pil dal 60% al 100%, ha detto nella stessa intervista, è una proposta che "vale la pena di discutere".

Gli eurobond

Queste parole arrivano dopo che i media tedeschi hanno confermato che nei colloqui per la formazione del governo, si è parlato di eurobond, altro tema molto caro ai Paesi a più alto debito pubblico dell'Ue, come l'Italia, tanto per citarne uno. Andando al sodo, il tema sul tavolo è se trasformare il "metodo" del Recovery fund, ossia un fondo finanziato attraverso l'emissioni di titoli di debito pubblico da parte della Commissione europea, in uno strumento permanente o, al massimo, rispolverarlo per una versione 2.0 che accompagni la transizione ecologica verso il 2030, favorendo gli investimenti pubblici ed evitando l'aggravarsi dell'indebitamento degli Stati.

Lindner su questo ha detto di essere contrario a un meccanismo permanente, ma non ha chiuso la porta a una nuova emissione di debito Ue. Del resto, il suo partito ha già messo la firma su un accordo per un maxi piano di investimenti green e digitali volto a rinnovare e rilanciare l'industria tedesca (come per esempio i giganti di casa del settore auto, non poco in affanno sull'elettrificazione delle loro flotte). Il tutto senza aumentare le tasse sul reddito, quelle sulle imprese o l'Iva. Per rispettare tale impegno, le strade sono due: o si mette da parte il "freno" caro ai liberali, ossia il pareggio di bilancio, o si chiede all'Europa di fare debito per conto di Berlino (e degli altri Stati membri).

I vantaggi per l'Ue (e per la Germania)

Stando a quanto sostengono fonti vicine ai colloqui di coalizione, la scelta del futuro governo di Olaf Scholz sembra ricadere sulla seconda opzione. "I vantaggi di uno strumento dell'Ue rispetto ad altri prestiti fuori bilancio sono duplici, hanno affermato i politici coinvolti nelle discussioni a Berlino - scrive Politico - Uno è che l'Ue paga tassi di interesse molto bassi sul debito comune, mentre altri finanziamenti specifici per progetti richiederebbero tassi di interesse più elevati. L'altro vantaggio, hanno affermato, è che sarebbe una soluzione che risponde anche alla necessità di investimenti nel resto dell'Ue", in particolare laddove i debiti pubblici rischiano di paralizzare la spesa per la transizione ecologica. E perché Berlino dovrebbe avere a cuore tali investimenti? Secondo Politico, una ragione è che "sarebbe di scarso aiuto per il clima se la sola Germania passasse alle tecnologie di produzione verde. E sarebbe devastante per l'economia tedesca se fosse circondata da Paesi che non possono permettersi di acquistare le sue auto elettriche e non hanno l'infrastruttura per caricare i suoi camion a idrogeno".

Del resto, anche il capo della Confindustria tedesca Joachim Lang ha fatto intendere che il rigore dei conti non è più una priorità per l'economia del Paese, almeno per il momento: "Per raggiungere i suoi obiettivi climatici, la Germania ha bisogno di ulteriori investimenti pari a 860 miliardi di euro entro il 2030", ha affermato Lang. “Ma anche altri Paesi dell'Ue dovranno compiere sforzi altrettanto grandi. Sps, Verdi e Fdp non dovrebbero quindi scartare la discussione su prestiti e finanziamenti a livello dell'Ue”. Viva gli eurobond, insomma, passati da sogno eretico dei Paesi spendaccioni a una sorta di cura per tutti i mali. Anche quelli tedeschi. 

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