Mercoledì, 22 Settembre 2021
Fake & Fact

Perché Philip Morris dice addio alle sigarette e cosa c'entra l'Ue

Entro il 2030, il gigante Usa potrebbe interrompere la vendita delle classiche bionde. Puntando su nuovi prodotti come l'e-cig. Ma Bruxelles...

In questi giorni, ha fatto notizia (e creato non poche polemiche) l'acquisto da parte del gigante delle sigarette, Philip Morris, di un'azienda leader nei dispositvi contro l'asma. Qualche giorno prima, il presidente della multinazionale Usa, Jacek Olczak, aveva annunciato l'addio alla vendita delle classiche sigarette, almeno nel Regno Unito, entro il 2030. Ma cosa c'è dietro questa strategia "salutista"? Tra le ragioni, vi è senza dubbio il braccio di ferro in corso tra Big Tobacco e l'Unione europea, che ha di recente posto l'obiettivo di un'Europa senza fumatori entro il 2040. Target che potrebbe comprendere anche i consumatori di e-cigarette e vaporizzatori, ossia i prodotti sui cui puntano Philip Morris e altre aziende del settore, che li sponsorizzano come più ecologici e meno dannosi per la salute. 

Il terreno di scontro è il nuovo Piano per la lotta al cancro che la Commissione europea ha presentato lo scorso febbraio. Il piano prevede, per l'appunto, l'ambizioso obiettivo del "fumo zero", ma saranno gli Stati membri e il Parlamento europeo a decidere non solo come raggiungere questo target, ma anche quali prodotti inserire tra quelli da eliminare dal consumo. La proposta di Bruxelles è di aumentare l'imposizione fiscale sui prodotti derivati dal tabacco, armonizzando la tassazione anche per colpire "le e-cigarette". 

L'indirizzo della Commissione europea sembra trovare d'accordo l'Eurocamera: nella bozza di relazione della commissione parlamentare speciale per la lotta al cancro, viene eliminata la distizione tra classiche bionde e nuovi prodotti. Una posizione che ha già scatenato una corsa agli emendamenti da parte degli eurodeputati che vedono in e-cigarette e vaporizzatori un modo per ridurre il rischio di cancro e altre malattie per i fumatori. A loro sostegno, lo scorso giugno, sono intervenuti diversi esperti riuniti a Liverpool per l'ottava edizione del Global Forum on nicotine (Gfn).

Secondo la tesi della "riduzione del rischio", poiché in 20 anni di politiche anti-fumo il numero di consumatori di sigarette è rimasto eleveto (si stima oltre 1 miliardo di fumatori nel mondo), e poiché il fumo è legato alla necessità della nicotina, "una sostanza con un rischio sostanzialmente basso", dice Gerry Stimson, professore emerito dall'Imperial College di Londra e direttore del Forum, allora tanto vale puntare su e-cig e vaporizzatori che eliminano quella "migliaia di sostanze tossiche rilasciate quando il tabacco brucia". Il fumo fa sempre male, ma i nuovi prodotti (non tutti, secondo per esempio l'Airc) farebbero meno male.

Nonostante "si stimi che 98 milioni di fumatori adulti siano già passati a prodotti, a base di nicotina, ma con meno sostanze dannose, nel mondo - ha ricordato il direttore del Gfn, Gerry Stimson, professore emerito dall'Imperial College di Londra - le istituzioni che governano le politiche di salute pubblica e di controllo del tabacco rimangono spesso su posizioni ortodosse rispetto alle politiche di riduzione del danno. In Inghilterra, le autorità sanitarie supportano il fumo elettronico per smettere di fumare e le e-cig sono ora l'aiuto più popolare per smettere. In Giappone le vendite di sigarette sono diminuite di un terzo da quando sono arrivati i prodotti a tabacco riscaldato. Ora la sfida è l'accessibilità a questi prodotti anche a chi vive in Paesi a basso reddito". Secondo il giornalista britannico Christopher Snowdon, dell'Institute of Economic Affairs (Iea), ci sono "numerose ricerche che dimostrano come il vaping sia il 95 per cento più sicuro del fumo tradizionale, e che le sigarette elettroniche non incoraggiano il consumo di tabacco". Ecco perché, a suo giudizio, posizioni come quella della Commissione europea, che riprende l'Oms, starebbero "diventando una minaccia alla salute globale".

Su questa linea, come dicevamo, convergono diversi eurodeputati, tra cui l'italiano Pietro Fiocchi, esponente di Fratelli d'Italia: "Sono completamente contrario all'abbinamento del fumo tradizionale con le alternative", ha detto a Euractiv. "Credo che le alternative abbiano meno rischi e dovrebbero essere trattate di conseguenza, in linea con il principio di riduzione del danno", ha aggiunto. Per l'Italia, il tabacco ha un ruolo importante per l'economia: secondo Coldiretti, il nostro Paese è il primo produttore di tabacco dell'Ue con 14mila ettari coltivati, soprattutto in Campania, Veneto, Umbria e Toscana. E darebbe lavoro a 50mila persone.
 

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