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Martedì, 7 Dicembre 2021
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"L'Ue deve combattere le discriminazioni e rafforzare l'identità europea"

Intervista a Martina Brambilla, una delle ambasciatrici dei cittadini che partecipano alla Conferenza sul futuro dell'Unione

Anche se indossa la mascherina, è evidente che Martina Brambilla, 21enne milanese, è piuttosto emozionata. È stata sorteggiata per rappresentare i cittadini europei alla Conferenza sul futuro dell’Europa, e potrà quindi parlare ai banchi del Parlamento europeo a Strasburgo dove avrà l'opportunità di rivolgersi direttamente ai rappresentanti delle istituzioni comunitarie. "Spero che le nostre opinioni vengano ascoltate davvero e possano avere un riscontro nel futuro", afferma. Per lei "la lotta alle discriminazioni e il rafforzamento dell'identità europea", dovrebbero essere tra le priorità dell'Ue.

La Conferenza sul futuro dell’Europa è un esperimento di “democrazia partecipativa” patrocinato dalle tre maggiori istituzioni Ue (Parlamento, Commissione e Consiglio) con l’obiettivo di avviare un dialogo tra i rappresentanti della politica comunitaria e nazionale e i cittadini stessi, per discutere di quello che dovrebbe essere il progetto europeo nel prossimo futuro. Ottocento cittadini da tutti i 27 paesi dell’Unione sono stati selezionati casualmente per partecipare all’evento, che è iniziato lo scorso maggio e terminerà la prossima primavera, e sono stati suddivisi in quattro “panel” da duecento membri ciascuno. "È assolutamente essenziale che le persone abbiano il maggior potere possibile", sostiene il 70enne irlandese Mark, un altro dei partecipanti nello stesso panel di Martina.

Ogni panel affronta tematiche diverse: dai diritti, alla sicurezza, all'uguaglianza di genere. “Bisognerebbe aumentare il coinvolgimento delle donne, e dar loro più spazio in settori in cui non ne hanno abbastanza. E tra questi c'è sicuramente la politica, dove è importante avere delle donne che siano di esempio, in modo che le giovani possano rendersi conto che è possibile”, sostiene la 19enne spagnola Elsa.

Il panel a cui ha partecipato Martina ha trattato di democrazia europea, diritti e sicurezza. Durante il weekend i duecento partecipanti si sono confrontati in questa prima fase durata tre giorni, che sarà poi seguita da un altro incontro online a novembre e uno in presenza, a Firenze, a dicembre. Per ora i dibattiti sono stati portati avanti in piccoli gruppi da 10-15 persone, in modo da favorire la partecipazione e lo scambio di idee. Come “spunto” per le riflessioni, alcuni esperti sono stati invitati per fornire una panoramica sullo stato dell’arte dei temi in questione.

Oltre agli incontri dei vari panel sono previste poi cinque sessioni plenarie all’eurocamera di Strasburgo, e ogni panel manderà venti delegati (per un totale di ottanta, tra cui anche Martina), che dovranno interagire con una folta schiera di decisori politici e altri soggetti istituzionali, sia europei che nazionali, per elaborare insieme delle proposte concrete sui prossimi passi dell’Ue. 

Come hai reagito quando sei stata contattata per partecipare? 
“È stata una notizia inaspettata: mi è arrivata una mail e ho deciso di accettare. Per me è un’opportunità grandissima il fatto di poter venire qui e dare voce alle mie idee riguardo a tutti i vari temi trattati sull’Unione europea. Sono molto contenta e penso non sia da tutti: sono venuta qua da sola, anche il viaggio e tutto il resto, la decisione di intraprendere questo percorso seriamente. Non è da poco ma penso ne sia valsa la pena.”

Com’è stata l’esperienza di entrare al parlamento europeo?
“È stato emozionante sedersi agli stessi tavoli dove si siedono le persone importanti, coloro che decidono del nostro futuro e del funzionamento dell’Europa. È una sensazione strana, però sono molto grata di essere qui, sono molto felice”.

Come hai trovato i lavori?
“I lavori sono andati molto bene: il mio gruppo è stato piuttosto partecipativo. È stato bello conoscere quello che accade negli altri paesi e avere un confronto. Per quanto riguarda i temi di discussione, abbiamo tirato fuori molte idee, abbiamo discusso e detto cosa secondo noi andava bene e cosa no, anche rispetto agli spunti degli esperti. È stato molto utile anche confrontarmi con altre persone e sentire cosa pensassero anche delle mie idee”.

Sei riuscita a interagire con partecipanti di altri paesi?
“Sì, nei momenti in cui si affrontavano i vari temi abbiamo potuto interagire tra noi. Appena qualcuno nel gruppo proponeva una riflessione su temi come l’educazione, i mass media, l’immigrazione, la non-discriminazione, tutti subito ci parlavamo per scambiarci esperienze e opinioni. È stato molto bello potermi confrontare direttamente con loro”.

Ritieni che l’esperienza nel suo complesso abbia soddisfatto le tue aspettative?
“Ho scoperto di dover venire qui esattamente il giorno prima della partenza, quindi non ho avuto il tempo materiale per crearmi grande aspettative. Ovviamente durante il viaggio continuavo a pensare che fosse una cosa più grande di me, anche perché avendo ventun anni non ho molta esperienza come, magari, possono averne le persone più grandi che avrebbero partecipato con me: insomma, non sapevo come dare il mio contributo. Ma, alla fine, le mie aspettative sono state superate: pensavo fosse un’iniziativa per esperti, invece mi sono ritrovata in un ambiente dove semplicemente dovevamo proporre le nostre idee, i nostri punti di vista e le nostre esperienze. Sono molto contenta di essere riuscita anch’io a dare il mio contributo e a esprimere le mie idee”.

Qual è la cosa che ti è piaciuta di più di quest’esperienza?
“Mi è piaciuto molto il fatto di poter parlare direttamente con i compagni di gruppo, e di interagire anche con gli esperti che sono venuti apposta nei gruppi. Spero che in futuro ci sia più tempo per parlare con questi ultimi. Inoltre spero che avere voce in quanto cittadini possa aiutare anche gli esperti stessi a rendersi maggiormente conto dei problemi”.

Come ti senti a essere ambasciatrice?
“Sono sicuramente molto entusiasta. Non me l’aspettavo, anche se ho deciso di candidarmi perché mi sembrava un’opportunità unica. Dopo questi giorni penso sia una cosa fattibile: all’inizio mi spaventava, ma ho capito che in fin dei conti l’importante è essere decisi e sicuri. Sono grata di poter portare avanti non solo le mie idee ma anche quelle di chi era intorno a me, non è un’occasione che capita a tutti. Sono contenta di poter portare con la mia voce le idee anche di altri”.

Ti aspetti che questa Conferenza porti a qualche risultato?
“Certo, assolutamente! Anche perché non è una cosa che riguarda solo me, o l’Italia, ma tutti quanti i paesi e i cittadini europei. Mi aspetto che grazie a questa Conferenza e grazie al coinvolgimento dei cittadini, le idee che sono emerse possano avere un riscontro pratico in futuro e non rimangano solo belle idee. Su tutto, mi aspetto che vengano prese seriamente la lotta alle discriminazioni e il rafforzamento dell'identità europea”.

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