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Mercoledì, 17 Aprile 2024
L'annuncio

Perché lo stop alle auto a benzina e diesel nel 2035 potrebbe saltare

La presidente della Commissione Ue von der Leyen: "Nel 2026 rivedremo le norme"

Lo stop deciso dall'Unione europea alle auto a benzina e diesel potrebbe essere rinviato a dopo il 2035, l'anno in cui, stando alle attuali norme, la loro produzione dovrebbe essere fermata per sempre (salvo alcune deroghe). È quanto sperano i sostenitori del vecchio motore a combustione dopo le parole della presidente della Commissione Ursula von der Leyen, che ha ricordato che nel 2026 Bruxelles potrebbe rivedere la sua decisione. 

"Lo stato attuale" delle norme, ha detto von der Leyen, "è che entro il 2035 le emissioni dovranno essere pari a zero". Nel 2026, "ci sarà una revisione per assicurarsi che ci sia apertura a ciò che riguarda la tecnologia e che ci siano scelte per i consumatori, ma anche scelte, ovviamente, per il settore in cui vogliono investire e quale sia per loro la mobilità del futuro", ha aggiunto. La dichiarazione è un po' arzigogolata, ma il succo è semplice: se fra due anni la Commissione, nella sua revisione delle nuove regole, dovesse accorgersi che il passaggio all'elettrico rischia di avere gravi ripercussioni sociali (prezzi delle auto troppo elevati per i cittadini con redditi medio-bassi, rischi di licenziamenti di massa nel settore automotive), allora lo stop alle vetture a benzina e diesel potrebbe slittare.

Nulla di nuovo, sia chiaro: quanto detto da von der Leyen non è altro quello che è scritto nella legge. Ma se il rinvio sembrava fino a qualche tempo fa un'ipotesi vaga, oggi il contesto sembra cambiato. Innanzitutto perché la presidente della Commissione è alla ricerca di un secondo mandato e per ottenere l'incarico guarda sempre più a destra, a quei partiti politici che si sono opposti senza se e senza ma allo stop al motore a combustione. In secondo luogo, ci sono i dati che provengono dal mercato. 

Dal 2015 a oggi, il prezzo medio di un'auto elettrica a batteria in Europa è aumentato del 39% (con una crescita di circa 18mila euro in media per ogni nuovo veicolo a batteria). L'industria europea continua a puntare sui modelli a benzina e diesel, e fa fatica a reggere la concorrenza della Cina sui modelli elettrici, in particolare quelli del segmento B, ossia le utilitarie. Dal 2018 a oggi, le case automobilistiche europee hanno lanciato appena 40 nuovi modelli a batteria per le auto più piccole, contro i 66 dei segmenti D e E, dove rientrano Suv e auto di lusso (premium). E se in Cina sono disponibili 75 modelli elettrici per meno di 20mila euro, in Europa a oggi ce n'è solo uno. La solfa non dovrebbe cambiare nel 2024: "Dei modelli inferiori a 25.000 euro pianificati dalle case automobilistiche, è probabile che quest’anno verranno prodotti solo 42.000 veicoli per il mercato europeo", scrive l'ong Transport & Environment.

Secondo gli ambientalisti, questo sta succedendo per una precisa scelta strategica delle case europee, che vogliono prolungare il più a lungo possibile la produzione di auto con motore a combustione, che comporta per loro maggiori margini di profitto. Il rischio, però, è di abbandonare il mercato delle utilitarie ai produttori cinesi, tanto più se nel 2035 arriverà lo stop a benzina e diesel. In questo scenario, i consumatori europei potrebbero trovare il modo di avere un'auto elettrica a un prezzo ragionevole. Ma le case dell'Ue perderebbero quote di mercato, con conseguenze per l'occupazione. Ecco perché Bruxelles potrebbe trovarsi costretta a rivedere l'addio al motore a combustione. 

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