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Domenica, 3 Marzo 2024
Parigi / Berlino / Francia

Sussidi Ue per il nucleare: è scontro Parigi-Berlino

La Francia ha bloccato la legge sulle rinnovabili perché vuole maggiori sussidi connessi all'atomo, la Germania con altri nove Paesi chiede di investire su altre fonti energetiche

Non tutti gli ostaggi si innamorano dei loro carcerieri, ma solo coloro che soffrono della "sindrome di Stoccolma". Lo stesso principio vale in politica, sembrano voler ribadire i dieci Paesi firmatari di una lettera contro il Paese che li tiene prigionieri: la Francia. Nell'Unione europea non è andata giù la scelta di Parigi di bloccare la direttiva sulle Energie rinnovabili. Nonostante gli accordi presi in precedenza, lo scorso 23 maggio l'Eliseo aveva deciso di mandare all'aria la normativa perché non contiene abbastanza incentivi per il nucleare. La risposta non si è fatta attendere. Dieci Paesi dell'Ue, guidati dalla Germania, hanno indirizzato una lettera alla Svezia, attualmente a capo del Consiglio europeo, chiedendo di arrivare al più presto ad una conclusione su questo delicato dossier, mettendo in un angolo Emmanuel Macron.

Colpo di coda

La direttiva sulle Energie Rinnovabili proposta dalla Commissione e a lungo dibattuta tra Parlamento europeo e Consiglio, fissa obiettivi ambiziosi per la diffusione delle rinnovabili, al fine di liberare progressivamente l'Ue dalle fonti fossili. In base all'ultima versione, la norma consentirebbe alle rinnovabili di raggiungere entro il 2030 il 42,5% del consumo energetico complessivo (anziché un misero 22%). Nonostante esistano altri Paesi pro-nucleare, Italia inclusa, dopo numerosi negoziati l'obiettivo risultava ampiamente condiviso. Fino al colpo di coda francese, che non ha voluto sostenere i termini concordati.

Idrogeno da nucleare

Parigi punta a far includere nel dossier incentivi più consistenti per l'energia atomica. Secondo numerosi Stati però le centrali nucleari, pur essendo a bassissimo contenuto di carbonio, non rientrano nella categoria delle rinnovabili e dovrebbe essere trattata separatamente. L'Esagono si è messo di traverso, volendo ottenere a tutti i costi incentivi per la sua principale fonte di energia all'interno di una normativa ben più ampia. Al centro delle resistenze francesi ci sarebbe anche l'articolo 22a, relativo al destino dell'idrogeno prodotto dal nucleare. Parigi non reputa abbastanza favorevoli le condizioni che ne regolano l'uso, nonostante il blocco dei 27 abbia raggiunto un compromesso che non chiude la porta a questa produzione.

Sindrome di Stoccolma

Una manciata di Paesi avrebbe deciso quindi di unirsi, sottoscrivendo una dichiarazione in cui si chiede alla Svezia, che detiene il semestre europeo, di smettere di ascoltare Parigi per portare fino in fondo la legge sulle energie rinnovabili. "Vi esortiamo congiuntamente a portare la revisione della direttiva sulle energie rinnovabili a una conclusione definitiva, attesa da tempo" - si legge nella bozza svelata dal giornale Politico - "Vorremmo sottolineare che è della massima importanza procedere all'adozione definitiva della direttiva sulle energie rinnovabili il prima possibile". La lettera prosegue: "Questo è fondamentale per dare rapidamente il via agli investimenti necessari e per creare certezza giuridica e prevedibilità per gli investitori nelle energie rinnovabili". Secondo uno dei diplomatici sentiti dal giornale specializzato negli intrighi di Bruxelles, i firmatari avrebbero anche fatto leva con giochi di parole: "Il testo in sostanza esorta gli svedesi a non farsi risucchiare dalla sindrome di Stoccolma facilitando la situazione di ostaggio della Francia". Gli Stati firmatari sarebbero: Germania, Danimarca, Lussemburgo, Paesi Bassi, Irlanda, Slovenia, Belgio, Austria, Portogallo e Lituania.

Cena a Potsdam

La sera del 6 giugno è in programma una cena tra il cancelliere tedesco Olaf Scholz ed Emmanuel Macron. Il presidente francese è stato invitato in un ristorante a Potsdam, vicino a Berlino, dove il cancelliere tedesco vive con la moglie. Si tratterebbe di un'eccezione, visto che Sholz finora non ha mai fatto un gesto simile nei confronti di alcun leader straniero. Sul tavolo ci saranno tutte le questioni calde delle relazioni franco-tedesche. Si presume anche questa sulle rinnovabili sarà inclusa. Ad un livello formale invece gli ambasciatori presso l'Ue dovranno rivedersi per esaminare il testo prima degli eurodeputati. Con la scadenza elettorale delle europee fissata ad inizio giugno del prossimo anno, aumenta la pressione per arrivare quanto prima ad un accordo. La "fretta" sembra giocare a favore di Parigi.

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