Mercoledì, 17 Luglio 2024
Crisi senza gas russo / Germania

Germania in tilt: chiede i sussidi all'Unione europea

Per contrastare la recessione Berlino vuole assicurare prezzi di favore alle aziende che consumano più corrente elettrica, come quella dell'acciaio. Una mossa che potrebbe peggiorare l'inflazione

È destinata a diventare presto la terza economia mondiale, eppure la Germania sa di essere in piena deindustrializzazione. Per questo motivo il governo tedesco è corso ai ripari. A Bruxelles si è recato il ministro dell'Economia Robert Habeck, per chiedere espressamente all'esecutivo europeo di autorizzare sussidi pubblici nazionali al fine di garantire la produzione industriale e posti di lavoro. Un atteggiamento molto distante dalle politiche di austerity degli anni scorsi. Stretta nella morsa tra recessione e inflazione, Berlino ha deciso di adottare una nuova strategia, in cui lo Stato gioca un ruolo chiave per tenere in piedi e rilanciare l'economia nazionale. La mossa dell'indebitamento pubblico non convince però tutto il governo, che teme di peggiorare così la situazione dei prezzi per i cittadini.

Medaglia di bronzo

Nella classifica del Fondo monetario internazionale la Germania sorpasserà ben presto il Giappone, conquistando il terzo gradino del podio dietro Stati Uniti d'America e Cina. Nonostante la recessione, col Pil tedesco che scende dello 0,4%, Berlino si avvantaggerà del forte deprezzamento dello yen contro il dollaro Usa, mentre l'euro è rimasto pressoché stabile. Secondo il Sole 24ore, a giocare in favore della Germania ci sono anche i tassi di interesse e la politica monetaria. Al netto di questi fattori, l'economia reale dice però altro: se Berlino arretra, il Pil giapponese cresce invece dell'1,9%. La conquista del titolo di terza economia mondiale è più una questione di immagine che di sostanza.

Richiesta di aiuti da Bruxelles

Mentre il cancelliere Olaf Scholz non dorme sonni tranquilli, il suo ministro dell'Economia Robert Habeck ha deciso di correre ai ripari adottando una strategia diversa cercando la sponda dell'Unione europea. Il ministro dei Verdi, dapprima amato in patria poi molto contestato, il 24 ottobre si è recato a Bruxelles per chiedere alla Commissione europea di garantire aiuti pubblici interni alle industrie teutoniche, affinché possano godere di prezzi dell'elettricità più bassi. A giustificare le richieste c'è una situazione peculiare, con la geopolitica scossa da numerose tensioni, dalla guerra in Ucraina a quella recentissima che Israele sta conducendo contro Hamas. Prima ancora di questo caos le industrie europee sono state chiamate all'impegno di decarbonizzare le loro produzioni a fronte dei cambiamenti climatici, infine è emersa la necessità di nuove infrastrutture che facciano fronte alle innovazioni tecnologiche e alle modalità di consumo emerse dopo la pandemia. Tutte situazioni impegnative, che secono Habeck necessitano di un sostegno pubblico per essere portate avanti con successo.

La scelta del debito pubblico

In riferimento alla 'Zeitenwende', la 'svolta epocale' di cui aveva parlato Scholz dopo l'inizio della guerra in Europa dell'Est, Habeck ha dichiarato alla stampa: "Dal mio punto di vista, ciò significa non solo la specifica, terribile, ancora infuriante guerra di aggressione della Russia contro l'Ucraina, ma anche le sfide e i cambiamenti geopolitici e socio-politici che l'accompagnano e che semplicemente non sono compresi nel nostro quadro normativo". In pratica, il governo tedesco ritiene che in queste condizioni lo Stato dovrebbe assumere un ruolo più attivo per assicurare sia la crescita economica che i posti di lavoro. Anche a costo di indebitarsi, ha riconosciuto Habeck, che ha ammesso però come la sua posizione non coincida con quella di tutti i membri del governo. "Dobbiamo chiederci se le regole che ci siamo dati in un'altra epoca di globalizzazione eternamente sorridente, di solidarietà amichevole, di gas russo a buon mercato, siano adatte ai nuovi tempi", ha affermato il ministro dell'Economia.

In attesa delle rinnovabili

A rallentare la locomotiva tedesca sono stati soprattutto i prezzi più elevati dell'energia, una volta che il gas russo a buon mercato è "sparito" a seguito dell'invasione dell'Ucraina. La società tedesca dell'energia è subito corsa ai ripari stipulando un mega-contratto col Qatar, ma le condizioni restano comunque meno convenienti rispetto a quando il fornitore principale era la società russa Gazprom. Ora che i prezzi dell'elettricità sono più alti rispetto a Usa, Cina, ma anche della Francia, che gode del vantaggio nucleare, Habeck ha chiesto a Bruxelles di poter applicare un prezzo sovvenzionato dell'elettricità per alcune industrie ad alta intensità energetica. La misura dovrebbe permanere fino a quando non andranno a pieno regime le centrali eoliche e solari di nuova costruzione, che dovrebbero nuovamente garantire elettricità a basso costo. La visione di Habeck cozza sia con quella del ministro delle Finanze, il liberale Christian Lindner (Fdp) che dello stesso cancelliere socialista Olaf Scholz. Entrambi temono che, con l'attuale inflazione, non vada aumentata la spesa pubblica per evitare ulteriori incrementi dei prezzi per i consumatori.

Il tabù della delocalizzazione

L'alternativa, secondo alcuni economisti, è di permettere ad alcune industrie di trasferirsi all'estero, in particolare per l'acciaio e alcuni prodotti chimici. Secondo un think tank tedesco questa opzione verrebbe facilitata dal fatto che le industrie ad alta intensità energetica, pur richiedono il 76% della domanda di energia della Germania, di contro garantiscono solo il 15% dei posti di lavoro complessivi. Il ministro dell'Economia non concorda con questa visione. Per Habeck il fatto che tutto il comparto industriale si trovi in Germania ha costituito una delle ragioni del successo dell'economia tedesca, quindi trattenere sul territorio le industrie di base rimane una priorità. Intanto a rinfoltire gli incubi di Scholz ci sono i pronostici del Fondo monetario internazione. Sarà l'India di Nerendra Modi a scalzare prima il Giappone al quarto posto e poi nel 2027 proprio la Germania al terzo posto nella classifica delle economie mondiali.

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