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Giovedì, 29 Febbraio 2024
Frenata alle rinnovabili

Gas russo addio: ecco i mega contratti col Qatar (che non piacciono agli ambientalisti)

Società di Germania, Francia e Paesi Bassi hanno firmato accordi ultra-ventennali col Paese del Golfo. Anche i dipendenti della Shell accusano la società di aver rinunciato alle rinnovabili

L'addio ai combustibili fossili e l'indipendenza energetica promessa dall'Unione europea sembrano diventare a poco a poco una chimera. A sostituire la Russia nei rifornimenti di gas sarà principalmente il Qatar, che ha stipulato questo mese importanti contratti ultraventennali con due delle principali aziende europee del settore dell'energia: l'olandese Shell e la francese TotalEnergies. I contratti di acquisto sono stati criticati dagli ambientalisti e dagli stessi dipendenti delle aziende, che vedono in questi accordi una rinuncia agli investimenti nelle rinnovabili che Bruxelles aveva richiesto e di cui l'Europa avrebbe urgentemente bisogno per raggiungere al contempo autonomia energetica e svolta green.

Al posto della Russia

Sarà il Qatar a rifornire di gas il colosso petrolifero Shell per i prossimi 27 anni. Si tratta del secondo accordo in una settimana con una società europea dopo che la francese TotalEnergies ha firmato un contratto analogo con lo Stato del Golfo. Quest'ultimo è diventato in poco tempo il principale competitor degli Stati Uniti per sostituire le forniture russe di gas perse dall'Europa dopo lo scoppio della guerra in Ucraina, che erano pari a circa il 40% delle importazioni Ue. Si tratta di due accordi ingenti e di lunga durata col Qatar, che è già il principale esportatore mondiale di gas naturale liquefatto (Gnl). Nel recente passato questo Paese si era concentrato sulle forniture a lungo termine al mercato asiatico, stipulando accordi di lunga durata con la cinese Sinopec e con China National Petroleum Corporation (Cnpc). Ora che Mosca è stata messa fuori dai giochi nei rapporti coi 27 Stati membri, seppur con alcune eccezioni come l'Austria, Doha ha messo piede nel vecchio continente con le sue forniture. Già a novembre del 2022 è stato stipulato un accordo tra QatarEnergy e ConocoPhillips per rifornire di gas per i prossimi 15 anni la Germania, che era stata per anni la principale importatrice dalla Russia. Il Qatar lo scorso anno è stato al centro di un grave scandalo, ribattezzato Qatargate, relativo alla corruzione di europarlamentari e di altre figure istituzionali, che sarebbero stati pagati per tacere sulle violazioni dei diritti umani e dei lavoratori in vista dell'appuntamento dei Mondiali del 2022, ospitati proprio nel Paese della penisola araba.

Rinnovabili in secondo piano

In base a quanto dichiarato da QatarEnergy, l'accordo prevede l'acquisto da parte di Shell di 3,5 milioni di tonnellate di Gnl all'anno per 27 anni. Il contratto sarebbe la prova dell'impegno del Qatar "a contribuire a soddisfare la domanda energetica dell'Europa e a rafforzare la sua sicurezza energetica con una fonte nota per le sue qualità economiche e ambientali superiori", ha affermato Saad al-Kaabi capo di QatarEnergy in una dichiarazione diffusa dalla società. Questi contratti suonano però in netto contrasto con gli obiettivi dell'Unione europea, che col Green Deal ha promesso di raggiungere l'obiettivo delle "emissioni zero" entro il 2050. A rassicurare il parlamento europeo su questa ambizione era stato anche il nuovo commissario per il clima, l'olandese Wopke Hoekstra, che nelle scorse settimane ha dovuto sconfiggere a suon di promesse lo scetticismo degli eurodeputati sulla sua nomina a causa del ruolo che aveva rivestito in passato proprio alla Shell.

La risposta degli Stati

Alle critiche sugli accordi col Qatar ha risposto un portavoce del ministro olandese del clima, Tim van Dijk, che ha sostenuto che il governo dei Paesi Bassi punta a ridurre la domanda di gas, ma che avrà comunque bisogno di questa fonte energetica nel prossimo futuro, "poiché le alternative rinnovabili e le infrastrutture non sono sufficientemente disponibili". L'Eliseo dal canto suo ha affermato, tramite un comunicato del ministero dell'Energia, che l'accordo stipulato da TotalEnergies è "un accordo commerciale tra due società, che non vincola la Francia, il cui obiettivo è la neutralità del carbonio nel 2050". Bruxelles non approva molto i contratti di lungo termine, perché rischiano di inibire il liberi flussi di gas in Europa. La direttiva europea sul pacchetto gas prevede inoltre che i contratti non possono superare la scadenza del 2049.

Critiche interne

A confermare le contraddizioni delle aziende del settore energetico sono state nei giorni scorsi le parole di due dipendenti della Shell, che in una lettera aperta all'azienda hanno chiesto di non ridurre gli investimenti sulle rinnovabili. A giugno l'amministratore delegato Rael Sawan aveva dichiarato l'intenzione di rallentare gli investimenti nelle rinnovabili e nelle attività a basse emissioni di carbonio, dato che era necessario aumentare i ricavi. La società dopo appena due anni ha anche rinunciato al ruolo di responsabile globale delle energie rinnovabili. "Per molto tempo, l'ambizione della Shell è stata quella di essere leader nella transizione energetica. È il motivo per cui lavoriamo qui", hanno scritto i due dipendenti nella lettera indirizzata a Sawan e al comitato esecutivo dell'azienda, lamentandosi poi delle rinunce della società. La lettera ha ricevuto oltre 80mila visualizzazioni e migliaia di like da parte di altri dipendenti, scatenando un dibattito interno. Negli ultimi mesi Shell ha abbandonato i progetti eolici offshore in Irlanda e Francia, ha venduto la sua attività di vendita al dettaglio di energia nel Regno Unito. Secondo fonti del settore citate dalla Reuters, tra le valutazioni c'è anche quella di vendere totalmente o parzialmente la società di stoccaggio di batterie Sonnen acquisita nel 2019. E adesso la notizia del contratto col Qatar.

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