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Giovedì, 7 Dicembre 2023
UE

Le armi come la lotta per il clima: le spese militari fuori dal Patto di stabilità

Gentiloni apre a “un quadro più favorevole delle regole di bilancio” per finanziare gli investimenti bellici. Borrell: “Si esprimano i leader”

Dalla transizione verde al verde militare. Aumenta la pressione sull’Unione europea per incentivare la spesa nei sistemi di difesa con gli stessi meccanismi pensati per investire nella lotta al cambiamento climatico. Dopo il tentativo dell’industria bellica di convincere l'Ue a definire gli investimenti in armi come “socialmente sostenibili”, questa volta i piani di stimolo al bilancio della difesa riguardano le regole Ue del Patto di stabilità. L’appello a privilegiare la spesa bellica è arrivato direttamente da due esponenti di primo piano della Commissione europea.

Il primo a sbilanciarsi in questo senso è stato il commissario europeo all’Economia, Paolo Gentiloni, che in un discorso in videoconferenza con l’Università di Oxford ha sostenuto che "il finanziamento" delle spese nella difesa europea "richiederà un quadro più favorevole delle regole di bilancio e potenzialmente nuovi strumenti a livello europeo". L’ex premier ha dunque ricordato la nuova necessità di investimenti nella difesa militare che si è aggiunta alle spese della transizione ecologica. 

“Le nuove esigenze di investimento nella difesa - ha spiegato nel suo intervento - si aggiungono a quelle per realizzare la transizione verde, per la quale dovremo mobilitare circa 520 miliardi in più ogni anno". “Tali investimenti sono cruciali per aumentare la nostra autonomia in questi settori strategici”, ha sottolineato Gentiloni mettendo sullo stesso piano il Green deal e la difesa europea.

Il primo a ribadire pubblicamente l’idea di incentivare con le regole fiscali Ue le spese belliche è stato il capo della diplomazia europea, Josep Borrell. Intervenendo in un’audizione parlamentare, l’Alto rappresentante Ue per la Politica estera ha infatti spronato i leader europei - che si incontreranno domani e dopodomani a Bruxelles - a decidere se esentare o meno le spese militari dalle regole del Patto di stabilità che, tra le altre cose, vincola i governi nazionali al rispetto del tetto sul deficit al 3%. 

“La spesa nella difesa va considerata all'interno o all'esterno delle regole di bilancio? Questo tema è stato discusso e non c'è stato accordo”, ha detto Borrell riferendosi ai negoziati, ormai conclusi, sulla Bussola strategica, il documento che ha aperto a una nuova Unione della difesa. “Alcuni Stati membri, guidati dalla Polonia, erano pronti a specificare all'interno della Bussola strategica che le spese militari non andavano considerate all'interno dei limiti della disciplina sul bilancio”, ha ricordato il capo della diplomazia Ue. Tuttavia, le divisioni interne hanno portato a un nulla di fatto. 

“Personalmente - ha aggiunto Borrell - ritengo che questo tema vada deciso al livello politico più alto dai capi di Stato e di governo”. Questo “perché se vogliamo spendere nella difesa, nella lotta al cambiamento climatico e alle conseguenze economiche della crisi” le possibilità sono due: “O dovranno essere allargati i limiti di bilancio o alcune di queste spese andranno considerate a parte” quindi fuori da Patto di stabilità. “Ma certamente non spetta a me decidere”, ha concluso il politico Ue.

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