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Lunedì, 20 Maggio 2024
Crisi energetica

I fondi Ue per il Sud potrebbero pagare le bollette delle imprese del Nord

Il piano della Commissione contro il caro prezzi: usare le risorse europee non spese. Per l'Italia sono 4 miliardi. D'Amato (Greens): "Rischio scippo al Meridione"

Dopo mesi di aiuti più o meno a pioggia contro l'aumento dei prezzi dell'energia, a Bruxelles diversi Stati membri, tra cui l'Italia, stanno chiedendo all'Unione europea un nuovo fondo comune per rimpinguare le casse nazionali, rimaste in molti casi già a secco. La prima risposta è arrivata in queste ore con la presentazione del piano della Commissione europea, che prevede di riutilizzare 40 miliardi di euro di fondi Ue per la coesione. In realtà, non si tratta di risorse fresche: sono in gran parte i fondi non spesi dalle regioni, in particolare quelle meno sviluppate, nell'ambito della programmazione 2014-2020. Per l'Italia, il tesoretto ammonterebbe a circa 4 miliardi. Ma la proposta sta già provocando polemiche e contese territoriali, a Bruxelles come in Italia. Con l'eurodeputata Rosa D'Amato (Greens) che parla di rischio "scippo" ai danni del Sud. 

Una soluzione europea

Andiamo per ordine. Pressata da alcuni governi e dall'opinione pubblica, la Commissione non vuole ripetere l'errore commesso all'inizio della pandemia, quando fu accusata di non essersi mossa in tempo per sostenere gli Stati membri più in difficoltà. Il problema è che Bruxelles non ha molti margini di manovra: o riusa i fondi che ha già in cassa, o emette bond con la garanzia dei Paesi membri. Un nuovo debito comune, così come fatto con il Sure per aiutare le aziende e i lavoratori durante i lockdown, è un'opzione che non convince né un pezzo della stessa Commissione, né soprattutto i falchi del rigore, in particolare i governi frugali di Germania e Olanda. Di contro, Italia e Francia hanno già avanzato l'ipotesi di un Sure bis. Nell'attesa che tali discussioni vengano risolte al Consiglio degli Stati membri, Bruxelles ha pensato bene di guardare a quanto resta in cassa alla politica di coesione: ci sono i fondi strutturali per lo sviluppo regionali (il Fesr), quelli per gli interventi in ambito sociale e occupazione (Fse), o ancora il React-EU, un pezzo del Recovery fund. 

Il tesoretto italiano

Parliamo, come dicevamo, della programmazione 2014-2020, non dei nuovi fondi assegnati a partire dal 2021. Ora, a dirla tutta, i beneficiari di queste risorse, a partire dalle regioni, avrebbero avuto un altro anno per utilizzarle e finanziare i loro progetti locali. Ma è anche vero che, dinanzi alla grave crisi energetica in corso, a tutti fa comodo poter utilizzare delle risorse per aiutare direttamente le piccole e medie imprese dei loro territori. Soprattutto a coloro che sono più in ritardo con la spesa, ossia le regione meridionali italiane.

Tra fondi Ue e nazionali, stando a un documento della Camera aggiornato al 30 aprile 2022, l'Italia doveva ancora impegnare 14 dei 62 miliardi della politica di coesione 2014-2020. Secondo la proposta della Commissione, però, c'è un tetto al loro utilizzo: nel complesso, ogni Paese non può superare il 10% della sua dotazione iniziale. Per noi, vuol dire un tetto di circa 4,5 miliardi (il calcolo riguarda solo i fondi provenienti dall'Ue, e non i confinanziamenti nazionali e regionali).

Il vincolo territoriale

Come verranno riutilizzate queste risorse? Il problema sta proprio qui: il tesoretto sarà gestito non dalle singole regioni, ma dallo Stato. Il quali li allocherà alle piccole e medie imprese del Paese. Il criterio indicato da Bruxelles è di privilegiare quelle pmi più colpite dalla crisi energetica, senza però tenere conto del vincolo territoriale. "In altre parole - dice D'Amato - questo vorrà dire che in Italia, i fondi che dovevano andare per esempio alla Campania o alla Sicilia, rischiano di finire per pagare le bollette delle imprese del Nord. Un vero e proprio scippo".

Come un voto regionale in Germania sta bloccando i fondi Ue contro il caro bollette

Per evitare questo rischio, occorre modificare la proposta della Commissione europea, che adesso dovrà essere negoziata con Parlamento e Stati membri: "Grazie alle nostre battaglie - prosegue D'Amato - la posizione del Parlamento Ue è che nel testo venga inserito il vincolo territoriale, in modo che le risorse vengano ripartite garantendo che la quota maggiore vada alle pmi del Sud. Sono curiosa di sapere se questa sarà anche la posizione del nostro governo", conclude.

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