Mercoledì, 27 Ottobre 2021
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Sanzioni, ma solo dopo il voto in Ungheria: così Berlino ha ottenuto l'ok di Orban sul Recovery fund

La proposta tedesca prevede, di fatto, un rinvio all'entrata in vigore del meccanismo di tutela dello stato di diritto che entrerà in funzione solo dopo una sentenza della Corte di giustizia Ue. Dando tempo al premier magiaro di vincere le elezioni del 2022

L’accordo di principio c’è, ma adesso la parola torna ai leader. Durante la riunione di ieri tra gli ambasciatori presso l’Ue dei 27 Paesi membri, che come di consueto hanno preparato il vertice europeo di oggi e domani, la Germania ha messo sul tavolo la proposta di mediazione che ha convinto Ungheria e Polonia a ritirare il veto sul bilancio pluriennale europeo, che comprende i sostanziosi aiuti del Recovery Fund. Il Governo di Angela Merkel, a cui spetta la presidenza di turno del Consiglio Ue, avrebbe convinto il premier ungherese Viktor Orban a ritirare il veto con un sostanziale rinvio dell’entrata in funzione del meccanismo di tutela dello stato di diritto. Con la previsione di una tappa obbligata davanti ai giudici della Corte di giustizia dell’Ue, che dovranno esprimersi sul meccanismo, Bruxelles potrebbe lasciar correre le violazioni dei principi Ue per altri due anni, giusto il tempo che serve a Orban per farsi rieleggere. 

La proposta tedesca

Il meccanismo sullo stato di diritto è nato per bloccare l’arrivo di fondi Ue ai Paesi che non rispettano l’indipendenza della magistratura e altri parametri di legalità della spesa pubblica, come la lotta alle frodi e alla corruzione. Fumo negli occhi per Varsavia e Budapest, già nel mirino della Commissione per la violazione dei principi europei di divisione dei poteri e di libertà dei media. Per questo motivo i due Paesi hanno posto il veto sull’intero pacchetto finanziario da 1.800 miliardi di euro per chiedere la rimozione del contestato meccanismo. Richiesta rispedita al mittente dalle istituzioni di Bruxelles, dal momento che la tutela dello stato di diritto è frutto di anni di negoziati tra Commissione, Consiglio Ue e Parlamento europeo. La via d’uscita si è intravista nella giornata di ieri con un documento che, senza cambiare una virgola sul testo base, va a integrare la disciplina con “un’interpretazione delle disposizioni”, spiegano fonti diplomatiche. Nella sostanza, se il meccanismo verrà attivato contro uno Stato, quest’ultimo potrà fare richiesta alla Corte di giustizia Ue di esprimersi sulla legittimità del processo di tutela del bilancio che potrebbe portate al taglio dei fondi ai Paesi che non rispettano i principi Ue. I tempi per avere una sentenza vanno da un anno e mezzo a due anni e in attesa del giudizio le sanzioni ai Paesi verranno bloccate.

Le critiche

"È esattamente il tempo di cui ha bisogno il primo ministro ungherese Orban per vincere le elezioni” del 2022, ha detto Moritz Korner, eurodeputato tedesco del gruppo Renew Europe, alla testata Politico. Le stesse valutazioni sono condivise da esponenti dei Verdi e di altre formazioni del centro-sinistra europeo, che comunque non mettono in dubbio che il compromesso rappresenti un passo avanti perché consentirà di partire al più presto con il piano di ripresa dell’economia Ue. 

L'agenda dei leader

Il compromesso raggiunto avrà comunque bisogno dell’ok dei leader, senza il quale non si potrà procedere con l’avvio della procedura di ratifica del bilancio. I retroscena parlano di una possibile resistenza al compromesso da parte del Governo olandese, deciso a evitare ritardi sulla stretta sullo stato di diritto. Di certo il veto di Polonia a Ungheria sarà il convitato di pietra del vertice europeo di questa settimana durante il quale, stando al programma, si parlerà di tutt’altro. La vasta agenda del Consiglio europeo parte dall’ormai immancabile aggiornamento sul Covid-19 e sul difficile coordinamento sanitario Ue per il contrasto della pandemia e la distribuzione dei primi due vaccini che potrebbero ricevere l’autorizzazione nelle prossime settimane. I leader inizieranno poi una sessione pomeridiana dedicata al cambiamento climatico. Durante la cena di lavoro si discuterà di questioni internazionali e dei rapporti con la Turchia. Venerdì mattina si parlerà delle relazioni con il “vicinato meridionale”, ovvero i Paesi del Nord Africa, e di sicurezza. “Al termine del nostro incontro - ha scritto il presidente del Consiglio europeo Charles Michel nella lettera di invito ai leader - si uniranno a noi i presidenti della Bce e dell'Eurogruppo per un Euro summit in formato inclusivo”, ovvero con tutti i 27 Stati membri. “Questa sarà un'opportunità  - scrive Michel - per discutere la situazione economica e fornire ulteriori orientamenti sull'Unione bancaria e l'Unione dei mercati dei capitali”. In questa parte della riunione è atteso il passaggio sulla riforma del Mes e l’introduzione del backstop al Single resolution fund. “Per quanto riguarda le relazioni con il Regno Unito, i negoziati sono in corso sulla base del nostro mandato comune”, mette le mani avanti Michel. “Non è intenzione programmare una discussione in merito” e “la presidente della Commissione ci informerà sullo stato dei lavori” dopo la cena di lavoro di questa sera con il premier britannico Boris Johnson.

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