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Mercoledì, 17 Aprile 2024
Lo scandalo / Romania

Le false lauree degli italiani in Romania: "Così diventavano infermieri senza studiare"

La polizia sta indagando su una truffa che avrebbe coinvolto una università romena e almeno 11 cittadini del nostro Paese

Lauree false per la professione infermieristica, senza frequentare corsi né tirocini. E senza neanche conoscere la lingua locale, nonostante fossero emesse da istituti della Romania. È quanto emerso nelle indagini che hanno portato ad una dozzina di perquisizioni nel Paese dell'Est Europa, e che dovrebbero portare in tribunale almeno otto cittadini italiani.

Come riporta il sito di notizie News.Ro, le forze di polizia romene stanno esaminando i diplomi di laurea emessi nelle contee di Ilfov (nei dintorni della capitale Bucarest) e Mures (nella regione centro-settentrionale del Paese) dal 2019 ad oggi. 

Grazie alle lauree fasulle gli imputati hanno ottenuto illegalmente l'abilitazione per lavorare come infermieri di medicina generale all'interno dell'Ue. Tra le accuse ipotizzate dalla procura di Mures, competente a svolgere le indagini, sono incluse quelle di associazione a delinquere, falsificazione di proprietà intellettuale e divulgazione di informazioni riservate, di natura professionale o comunque non pubbliche. 

Stando agli ultimi aggiornamenti, sarebbero 11 gli italiani che hanno ottenuto i diplomi falsi dietro il pagamento di somme di denaro, anche se attualmente non quantificate con precisione. Di questi, almeno otto dovrebbero finire sotto processo in Romania per rispondere delle accuse nei loro confronti. 

Secondo fonti vicine agli inquirenti, verranno sottoposti a interrogatori sia gli studenti che gli insegnanti e altri dirigenti della scuola in questione, nonché alcuni funzionari dell'Ispettorato scolastico della contea di Mures e un appartenente alla sezione locale dell'Ordine nazionale degli infermieri generali, delle ostetriche e degli assistenti medici. 

Il meccanismo illegale che ha prodotto le certificazioni false sarebbe in piedi almeno dal 2019, e avrebbe permesso ai cittadini italiani (le cui generalità non sono ancora state rese note) di registrarsi in maniera fittizia presso l'istituto universitario e di ottenere quindi il titolo di studio, valido in tutto il territorio comunitario, senza frequentare una sola ora di lezioni e tantomeno di tirocini. 

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