“Luigi, mi deludi”, resa dei conti nel Movimento 5 Stelle anche a Bruxelles

Ferrara, fresca di rielezione, si fa portavoce del nervosismo tra le fila degli eurodeputati che temono di rimanere isolati e senza gruppo parlamentare. Ma D’Amato getta acqua sul fuoco: “Restiamo uniti”

Foto Ansa Massimo Percossi

Dopo la batosta delle elezioni europee, c’è nervosismo tra le fila del Movimento cinque stelle. Soprattutto tra gli eletti all’Europarlamento, che oggi si devono scontrare con una strategia nazionale poco attenta, per usare un eufemismo, alle esigenze dei pentastellati a Bruxelles. All’indomani delle elezioni, il Movimento si trova infatti senza gruppo parlamentare e con poche prospettive di alleanza all’Eurocamera. Ma andiamo con ordine. 

Di Maio chiede un voto degli iscritti

La sera delle elezioni, Luigi Di Maio è rimasto in silenzio. Il giorno dopo, in conferenza stampa, si è limitato a dire che bisognava “andare avanti”. I mal di pancia interni gli hanno poi fatto capire che c’era bisogno di una discussione aperta e trasparente, e che non bastavano le rassicurazioni telefoniche dei rappresentanti delle varie anime del Movimento: Grillo, Casaleggio, Di Battista, Fico. Nella mattinata di oggi (29 maggio ndr) è quindi arrivato il primo passo indietro della carriera politica del giovane vicepremier: “Chiedo di mettere al voto degli iscritti su Rousseau il mio ruolo di capo politico, perché è giusto che siate voi ad esprimervi”.

“Non sei Superman”

Di Maio ha quattro incarichi: vicepremier, ministro dello Sviluppo, ministro del Lavoro, capo politico del Movimento. “Se vuoi fare Superman devi dimostrare di esserlo”, gli fa notare, con sarcasmo, il senatore Luigi Paragone. L’ex-conduttore de “La Gabbia” ritiene che Di Maio paghi “un’eccessiva generosità”. Un modo davvero cordiale per chiedere a un leader di farsi da parte.  Solo che adesso il gesto di Di Maio di rimettere il proprio mandato agli attivisti del Movimento, tramite un voto lampo sulla piattaforma Rousseau, viene interpretato come un atto di ulteriore arroganza. Un “o con me o contro di me” rispedito al mittente con una lettera da Bruxelles. Ma questa volta la Commissione europea di Juncker e Moscovici non c’entra. 

Ferrara: situazione gestita male

“Caro Luigi - comincia il post su Facebook dell’europarlamentare Laura Ferrara, appena rieletta nella circoscrizione Sud - non è così che andava gestita la situazione”. “La reazione, con l’annuncio di rimettere agli attivisti la decisione sulla tua conferma, francamente mi delude”, scrive la pentastellata, che si chiede: “Cos’è che siamo chiamati a votare? Luigi sì o Luigi no?”. “Non mi sento parte dello schieramento di chi oggi chiede la tua testa, né però rientro nella tifoseria di chi ti sostiene senza se e senza ma”. L’europarlamentare da una parte rivendica le cose fatte dal Governo in linea con il programma dei Cinque stelle, come “lo spazzacorrotti, il reddito di cittadinanza, la quota 100”. Anche se quest’ultimo è un provvedimento voluto dalla Lega.  Poi la Ferrara rimprovera “posizioni ondivaghe” per quanto riguarda “il voto su Salvini per il caso Diciotti, la posizione sul Decreto Sicurezza”. Alla richiesta dell’eurodeputata di “riflettere sul metodo” anziché sul leader, alcuni elettori le rispondono “perché non lo dici a Di Maio in privato?”. La pentastellata si stizzisce e commenta: “Le occasioni di confronto al nostro interno finora sono state pari a 0 (almeno per quanto riguarda noi portavoce al Parlamento europeo) e anche ai messaggi ho sempre ricevuto risposte laconiche”.

Problemi nella creazione del gruppo

Il nervosismo riguarda anche il posizionamento del M5s nell’emiciclo di Strasburgo. Il Movimento si trova a un bivio: abbandonare il gruppo con Nigel Farage e cercare alleati politici che permettano di contare veramente in Europa oppure rassegnarsi all’irrilevanza per altri cinque anni, riabbracciando il padre della Brexit, che non vede l’ora di sfasciare l’Ue.  Intercettato a Bruxelles, Farage ha detto, con la consueta ironia: “Sono un ‘leaver’, ma in questo caso sono per restare”. Il leader del Brexit Party si riferisce alla sua volontà di lasciare (“to leave”, in inglese) l’Unione europea, ma, finché ciò non accadrà, di restare nel gruppo parlamentare con i pentastellati. Peccato che molti di loro stiano cercando altre “parrocchie” politiche, che possano regalargli un posto nella maggioranza europea che, salvo sorprese, dovrebbe essere composta da una coalizione tra popolari, socialisti, liberali e verdi. 

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D'Amato prova a placare gli animi

Votazione su Di Maio, trattative sul gruppo e posizioni nelle correnti interne fanno salire la tensione nel Movimento fondato per mettere da parte i leader, far decidere la base e relegare gli eletti al ruolo di meri “portavoce”.  In serata arriva un’altra lettera da Bruxelles, l’ennesima, ma questa volta dai toni più pacati nei confronti del Movimento e più battaglieri contro i “nemici” di sempre. L’europarlamentare pugliese Rosa D’Amato scrive su Facebook: “I vecchi partiti, commentatori TV e giornaloni gioiscono di questa sconfitta elettorale”. “Ma non possiamo fare il loro gioco”, prosegue l’eurodeputata appena rieletta, che poi attacca: “Trovo disonesto chi se si vince dice ‘abbiamo vinto’ e se si perde ‘ha perso lui’”. “È dura - ammette - perché siamo soli contro tutti, come sempre”. D’Amato invita infine a non rimettere in discussione Di Maio e a “restare uniti”.

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