"Chiamatemi Principessa", la figlia illegittima del re vuole i titoli. Ma la Casa reale dice no

Dopo una lunga battaglia legale, Delphine Boel è riuscita a dimostrare che l'ex sovrano del Belgio, Alberto II, è il suo padre biologico. E ora vuole mettere le mani su un'eredità che vale (forse) 1 miliardo di euro

A sinistra il re del Belgio Alberto II, a destra la figlia illegittima Delphine Boel

Per anni, attraverso i tribunali, ha rincorso quello che riteneva essere il padre biologico, fino a ottenere, grazie a un test del Dna, la prova provata della loro parentela. E adesso, chiede non solo di poter usare il cognome, ma anche di avere riconosciuti i titoli. Che le garantirebbero l'appellativo di "sua altezza reale la principessa". Già, perché lui è il re (o meglio, l'ex re) del Belgio, Alberto II. Il quale, nonostante la non proprio nobile figura rimediata nel processo intentatogli dalla figlia illegittima Delphine Boel, ha deciso di tornare alla sbarra pur di non piegarsi alle richieste della donna nata fuori dal matrimonio.

Il caso di Delphine risale al 1999, quando la moglie del re Alberto, l'italiana Paola Ruffo di Calabria, rivela in un'autobiografia che circa 30 anni prima il suo sposo aveva avuto una relazione extraconiugale dalla quale era nata una bambina. La regina Paola non diede altri dettagli, ma la rivelazione scosse il Paese e i media si scatenarono per trovare la figlia illegittima. Gli occhi della stampa si concentrarono quasi subito sulla madere di Delphine, una baronessa che all'epoca della relazione con il re era a sua volta sposata con un ricco imprenditore, Jacques Boel.  

Per 5 anni, i sospetti rimasero tali. Finché non fu la stessa Delphine, diventata nel frattempo un artista e scultrice con opere esposte anche alla Biennale di Venezia, a rivelare di essere la figlia illegittima di Alberto. Passarano altri 8 anni e Delphine, che fino ad allora aveva provato a chiedere un riconoscimento ufficiale per vie dirette, ricevendo in cambio un secco rifiuto da parte del re, decise che era giunto il momento di passare alle vie legali. Siamo nel 2013, momento che coincide con la decisione di Alberto II di abdicare a favore del figlio, sulla carta per ragioni di età. 

Il processo si trascina fino ai nostri giorni, con risvolti poco edificanti per la casata reale del Belgio e in particolare per l'ormai ex sovrano: Alberto si rifiuta di sottoporsi al test del Dna e solo la minaccia dei giudici di multarlo (5.000 euro al giorno finché non si fosse sottoposto al test) lo convince a consegnare un campione della saliva. Le analisi confermano che Delphine diceva la verità e che il sesto re della storia del Belgio è il suo padre biologico.

Lo scorso gennaio è arrivato l'atto ufficiale con cui Delphine è stata riconosciuta come quarta figlia di Alberto II. Ma la partita legale non è finita qui: gli avvocati della Casa reale, infatti, stanno cercando di bloccare la seconda richiesta della donna, quella più importante sotto il profilo economico. Delphine vuole essere trattata come gli altri fratelli, ossia ottenere i titoli di "Sua altezza reale" e "Principessa del Belgio". E accedere a un quarto dell'eredità del sovrano. Una somma non da poco, visto che la famiglia reale belga dichiara di avere un patrimonio netto di 10,7 milioni di euro. Anche se, tra beni immobili e altre proprietà, la stima è di una ricchezza che sfiora il miliardo di euro. 

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