Sabato, 13 Luglio 2024
Bratislava

Chi è Robert Fico, il pro Putin di sinistra al governo nel cuore dell'Unione europea

Il leader socialista dovrebbe ottenere un nuovo mandato da premier in Slovacchia: "Stop alle armi a Kiev"

La sua carriera politica sembrava oramai finita nel 2018, quando fu sfiorato dall'inchiesta sull'omicidio di un giovane giornalista e della sua compagna. Le proteste di piazza lo costrinsero alle dimissioni da premier, incarico ricoperto in più riprese per circa 10 anni. In pochi avrebbero scommesso in un suo ritorno a capo del governo. Ma le elezioni di domenica hanno rilanciato Robert Fico alla guida della Slovacchia. Un successo che potrebbe fare felice Vladimir Putin e i suoi alleati europei, a partire dal leader ungherese Viktor Orban.

Già, perché questo sessantenne formatosi nella fila del Partito comunista di Bratislava ha impostato la sua campagna soffiando sul malcontento di una fetta importante degli slovacchi nei confronti del sostegno europeo all'Ucraina. A suo parere, la colpa della guerra è dei "nazisti" e dei "fascisti" di Kiev che hanno provocato il presidente russo a lanciare l’invasione. E per questo, ha promesso che bloccherà gli aiuti militari all'Ucraina: "Gli slovacchi hanno problemi più grandi", ha spiegato.

Se Fico darà davvero seguito al suo programma, è tutto da vedere. Già nel 2013, aveva chiarito le sue posizioni sull'Ucraina, sminuendo l'importante delle proteste anti-russe del movimento europeista Euromaidan. Nella sua seconda esperienza da premier, tra il 2012 e il 2018, aveva contribuito alla nascita del gruppo Visegrad, la coalizione di Paesi dell'ex blocco sovietico composta da Polonia, Ungheria e Repubblica ceca, il cui collante principale è l'opposizione a una maggiore integrazione dell'Ue e la retorica anti-immigrazione. 

Domenica, il suo partito, lo Smer di centrosinistra (nato dalle ceneri dell'ex Partito comunista cecoslovacco) ha conquistato il 23% dei consensi. Una quota sufficiente per chiedere una nuova investitura da primo ministro, cosa che molto probabilmente otterrà. Ma il problema per lui sarà trovare la quadra per avere una maggioranza stabile in Parlamento. Di sicuro, Fico chiederà il sostegno degli ex compagni di partito di Hlas, guidato dall'ex premier di origini italiane Peter Pellegrini, che è arrivato terzo alle urne con il 15%. La terza gamba di un'eventuale coalizione potrebbe essere il partito nazionalista di destra Sns, che ruota nell'orbita dei sovranisti europei di cui fa parte la Lega.

L'abbraccio con i socialdemocratici di Hlas e con l'estrema destra porterebbe Fico ad avere 79 seggi dei 150 che compongono il Parlamento slovacco. Una maggioranza risicata, dunque. Secondo gli analisti, per mantenere in piedi questa coalizione, Fico sarà costretto ad ammorbidire le sue posizioni sull'Ucraina. Cosa che è sembrato fare già all'indomani del voto, sottolineando che, sebbene resta il no alle armi a Kiev, questo non impedirà al suo eventuale governo di sostenere l'Ucraina con aiuti umanitari.

Del resto, Fico è noto per il suo pragmatismo, e sa bene che per governare non può fare a meno di avere appoggi anche in Europa. Lo Smer fa ancora parte del Partito socialista europeo (Pse), come Hlas. A Bruxelles, esponenti importanti del Pse hanno già minacciato l'espulsione di Fico e compagni: "Se Fico scegliesse di governare con l’estrema destra e decidesse di dare seguito alle parole espresse in campagna elettorale di disimpegno nei confronti dell’Ucraina e dell’Alleanza Atlantica sarebbe inevitabile avviare la procedura per l’espulsione", ha detto Brando Benifei, capo delegazione del Pd al Parlamento europeo.

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