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Martedì, 30 Novembre 2021
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Porta il neonato in Aula nonostante il divieto, la battaglia per cambiare le regole del Parlamento

La laburista britannica Creasy richiamata per essere intervenuta a Westminster con il figlio: “A quanto pare le madri non sono benvenute nella madre di tutti i Parlamenti”. E si scatena la polemica

Sta conducendo una battaglia per il diritto delle donne ad andare in Aula portando i propri bambini, e ora Westminster potrebbe darle ragione e cambiare i regolamenti interni che lo proibiscono. Sta scatenando un forte dibattito nel Regno Unito il gesto della deputata laburista Stella Creasy, che è intervenuta alla Camera dei Comuni con in grembo suo figlio di appena tre mesi.

Il fatto era avvenuto alcuni giorni fa ma ieri la parlamentare di Walthamstow ha ricevuto una email che le ricordava che non si può prendere posto in Aula "se accompagnata da un bambino". Creasy ha pubblicato la mail su Twitter, denunciando la cosa e condannando la regola, lamentando il fatto che "le madri, nella madre di tutti i Parlamenti, non devono essere viste o sentite, a quanto pare". Contro di lei si scono scagliati diversi conservatori. “Genitori che vengono pagati una frazione di quanto guadagni tu, pagano per l'assistenza all'infanzia e si destreggiano tra le responsabilità in modo che possano andare a lavorare. Cosa ti rende così speciale?”, ha chiesto polemicamente Scott Benton. Il caso è nato perché la deputata di recente era intervenuta ai Comuni col suo bebè in braccio ricordando ai colleghi quanto sia difficile per una madre presenziare alle sedute e aveva avviato un botta e risposta col conservatore Jacob Rees-Mogg, Leader of the House nella camera bassa di Westminster, nonché padre di sei figli.

La donna rivendica diritti e tutele garantiti nel Regno Unito a tutti i dipendenti, in particolare per quanto riguarda il ritorno al lavoro delle neo-madri. Ora, come riporta il Guardian, lo speaker (il presidente) della Camera dei Comuni, Lindsay Hoyle, ha annunciato che chiederà al Parlamento di rivedere le regole . "È estremamente importante che i genitori di neonati e bambini piccoli siano in grado di partecipare pienamente al lavoro di questo Parlamento", ha detto, sostenendo che fino a ieri sera non era a conoscenza del mail inviata a Creasy. "Le regole devono essere viste nel contesto e cambiano con i tempi", ha detto. "Accetto che ci siano opinioni diverse su questa questione, infatti sono stato contattato da onorevoli membri che hanno bambini con una gamma di opinioni", ha aggiunto.

Già nel 2019 la donna era stata protagonista di una battaglia per i diritti delle donne e madri. In una lettera aperta aveva denunciato la sua situazione di difficoltà dopo aver avuto due aborti spontanei mentre continuava il suo lavoro politico. Creasy denunciava che la Independent Parliamentary Standards Authority (Ipsa) le aveva negato i fondi per pagare assistenti che potessero alleggerire il suo lavoro, permettendole di mantenere i contatti con gli elettori nella sua circoscrizione. Nel giustificare il rifiuto l'organismo aveva sottolineato che il congedo maternità non è previsto per le deputate. Sempre quell'anno la laburista Tulip Siddiq era stata costretta a rinviare un parto cesareo programmato e andare in Aula su una sedia rotelle per partecipare ad un voto importante sulla Brexit. Da allora è stato autorizzato il voto per procura in particolari circostanze. "Nessuno dovrebbe dover scegliere fra essere mamma o deputata", disse un portavoce dell'allora premier Theresa May, nel promettere una revisione delle regole.

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