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Martedì, 29 Novembre 2022
Lo scontro a Bruxelles / Ungheria

Il governo Meloni decisivo per tagliare i fondi Ue a Orban

La Commissione europea ha congelato 7,5 miliardi di fondi destinanti all'Ungheria - finanziati anche dalle tasse degli italiani - che rischiano di essere sperperati per corruzione e clientele

L'Ungheria non ha adottato le riforme in tema di Stato di diritto chieste dall'Unione europea, tra cui una serie di misure contro la corruzione e per una maggiore trasparenza nell'uso dei fondi Ue. È la conclusione a cui è giunta la Commissione europea, la quale adesso passa la patata bollente ai Paesi membri, i quali dovranno decidere se sbloccare o meno i 7,5 miliardi di euro di fondi del bilancio pluriennale europeo 2021-2027 e i 5,8 miliardi del Next generation destinati a Budapest. Fondi che erano stati congelati proprio in attesa di impegni concreti da parte del governo di Viktor Orban su un pacchetto di 17 riforme.

Perché lo stop ai fondi?

Cosa decideranno gli Stati membri lo si saprà forse il 6 dicembre prossimo, quando i ministri delle Finanze si incontreranno per decidere se attuare o meno (sarebbe la prima volta) il meccanismo per lo stato di diritto, lo strumento di cui si è dotata Bruxelles per prevenire e, eventualmente, sanzionare i Paesi che non rispettano i principi fondamentali dell'Ue. Nel caso specifico ungherese, la Commissione ha sollevato soprattutto preoccupazioni sul modo in cui Budapest gestisce le risorse pubbliche, a partire da quelle europee. 

L'Ungheria è tra i maggiori beneficiari netti del bilancio comunitario, insieme a Polonia, Romania e Grecia: riceve dall'Ue (e dagli altri Stati membri che sono contributori netti, come Germania, Francia e Italia), più risorse di quelle che versa. In altre parole, nelle casse di Budapest finiscono i soldi dei contribuenti tedeschi, francesi e italiani. È successo da quando l'Ungheria è entrata nell'Ue e continuerà anche per il bilancio in corso, quello che si concluderà nel 2027. 

Come emerge dal memorandum della Commissione su cui si basa la decisione di sospendere i 7,5 miliardi del bilancio pluriennale, ci sono diverse evidenze che suggeriscono che le sempre maggiori brecce nello stato di diritto, in particolare nella giustizia, siano funzionali ad alimentare un ben preciso sistema di potere attraverso gli appalti pubblici. La direzione generale Bilancio della Commissione, per esempio, ha commissionato uno studio "su oltre 270.000 appalti pubblici ungheresi tra il 2005 e il 2021". Il periodo copre il prima-Orban (2005-2010) e il dopo-Orban (2010-2021). 

Ebbene, secondo lo studio, prima dell'arrivo del leader ungherese (o meglio del ritorno, dato che era già stato premier prima del 2005), "la probabilità di ottenere appalti pubblici (sia a livello nazionale che finanziati dall'Ue) da parte di aziende che possono essere considerate politicamente collegate (alla maggioranza di governo, ndr) sono state tra 1,5 e 2,1 volte superiori alla probabilità di successo per le aziende che non sono considerate politicamente collegate". Con l'arrivo di Orban, questa probabilità è salita a 4,4. Detto in altro modo, ogni 5 appalti pubblici, ben 4 sarebbero andati a imprenditori vicini politicamente al leader ungherese e ai suoi sodali di partito e di governo. Il presunto clientelismo fa il pari con l'opacità nella gestione dei fondi, che ha portato a diverse frodi: l'ultima, pochi giorni fa, ha spinto l'Olaf, l'agenzia antifrode dell'Ue, a chiedere a Budapest di recuperare circa 11 milioni per un impianto per il trattamento di rifiuti mal funzionante, che ha messo a serio rischio sanitario la popolazione locale. 

Cosa farà il governo Meloni?

Come dicevamo, la Commissione ha fatto il suo. Adesso, spetta ai governi Ue decidere se concedere o meno i fondi all'Ungheria. Una prima indicazione di quello che accadrà è arrivata dal Parlamento europeo, che ha approvato a larga maggioranza una risoluzione in cui chiede agli Stati membri di "resistere alle pressioni dell'Ungheria e procedere con l'adozione delle proposte misure di condizionalità dello stato di diritto per sospendere i fondi di coesione dell'Ue", ossia i 7,5 miliardi sopra citati.

Tra i favorevoli alla risoluzione ci sono stati gli eurodeputati di Forza Italia (a eccezione di Massimiliano Salini), mentre Fratelli d'Italia e Lega si sono opposti alla richiesta. Il governo italiano, dunque, sembra spaccato. Perché lo stop ai fondi per l'Ungheria venga attuato, serve una maggioranza qualificata. Orban molto probabilmente avrà dalla sua la Polonia. Ma è chiaro che l'appoggio dell'Italia potrebbe essere fondamentale per evitare lo smacco europeo. Non che il leader ungherese non abbia altri mezzi di difesa: Budapest, in attesa di ricevere i tanti agognati soldi europei (che rappresentano circa il 4% del suo Pil se si considera anche il Pnrr), ha posto il veto su decisioni cruciali dell'Ue, come 18 miliardi di euro di aiuti macrofinanziari all'Ucraina e l'accordo sull'aliquota minima globale dell'imposta sulle società. Inoltre, insieme alla Turchia, ha minacciato di non ratificare l'ingresso di Svezia e Finlandia nella Nato.

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