"Vicini allo tsunami, non riusciamo più a controllare il Covid": l'allarme del ministro belga della Salute

Nel Paese, salgono contagi e decessi. E le terapie intensive registrano dati di occupazione preoccupanti. Ma per il momento niente lockdown: chiusi solo bar e ristoranti. Che hanno annunciato un ricorso contro lo stop

Il ministro della Salute Frank Vandenbroucke

Nella sola provincia di Liegi, l'ultima settimana ha fatto registrare oltre 1.400 nuovi casi quotidiani di media. Per fare un parallelo, è come se in Italia ne conteggiassimo 85mila al giorno. Ma neanche il resto del Belgio naviga in buone acque: l'Ecdc, il Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie, ha registrato 605 infezioni ogni 100.000 persone negli ultimi 14 giorni. Solo la Repubblica Ceca sta messa peggio. Dati che trovano conferma nel rapporto pubblicato domenica dall'istituto belga di sanità pubblica Sciensano, secondo cui i casi di Covid-19 sono aumentati dell'88 per cento nell'ultima settimana. Una situazione che il ministro della Salute Frank Vandenbroucke ha sintetizzato così: "Siamo davvero molto vicini a uno tsunami. Non controlliamo più cosa sta succedendo".

Le situazioni sanitarie a Bruxelles e in Vallonia sono "le più pericolose di tutta Europa", ha aggiunto Vandenbroucke. Da diversi giorni, dalla Capitale partono ambulanze che trasportano i malati gravi verso ospedali meno congestionati, soprattutto nelle Fiandre. Ma nonostante il gioco di squadra, la situazione delle terapie intensive del Paese comincia a essere a livelli d'allerta. Un ulteriore campanello d'allarme è il numero di decessi, che sono aumentati dell'85% rispetto al precedente periodo di sette giorni, con un aumento del 133% dei decessi nelle case di cura.

Le misure prese finora non sono state sufficienti e si spera che la chiusura al pubblico di bar e ristoranti, insieme al coprifuoco di mezzanotte e al telelavoro quasi obbligatorio, possano fermare la crescita esponenziale dei contagi. Diversi virologi avevano criticato l'ostinazione del governo a prendere misure soft, mentre il settore imprenditoriale pressava la politica in senso opposto. Per adesso, a pagare il primo prezzo della seconda ondata, da un punto di vista economico, sono le aziende e i lavoratori dell'horeca, che hanno annunciato un ricorso contro la chiusura. Mentre il ministro Vandenborucke difende l'operato dell'esecutivo: "Non volevamo rendere la vita impossibile", ha detto, sostenendo che l'isolamento e la depressione sono "nemici" insieme al virus stesso. Un'attenzione all'aspetto psicologico che, pero', non sembra fare il pari con quella riservata al personale sanitario: oggi, in un importante ospedale di Bruxelles, medici e infermieri hanno scioperato per qualche ora chiedendo al governo di fare di pù per dotare i reparti di personale aggiuntivo.  

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