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Sabato, 20 Aprile 2024
Il fenomeno

Barchini assemblati in spiaggia e biglietti low cost: perché aumentano i flussi di migranti

Frontex denuncia che i trafficanti di esseri umani sono diventati sempre più spietati, contribuendo a creare l'emergenza che sta travolgendo il governo Meloni e mostrando le falle del memorandum con la Tunisia

I trafficanti di esseri umani stanno diventando sempre più spietati. Adesso sono arrivati anche a organizzare viaggi "low cost" verso l'Italia, assicurando prezzi più bassi per i migranti, ma costringendoli a viaggiare in barchini assemblati all'ultimo momento in spiaggia che rendono la traversata del Mediterraneo ancora più pericolosa. È questo uno degli elementi che starebbe alimentando l'aumento dei flussi che sta travolgendo il nostro Paese e mettendo in difficoltà il governo di Giorgia Meloni, che aveva promesso di fermare gli sbarchi e invece se li trova più che raddoppiati.

"Una delle ragioni principali del maggior numero di persone in partenza dalla Tunisia è il fatto che le reti di contrabbando in quest'area si sono orientate verso l'utilizzo di imbarcazioni metalliche che vengono assemblate sulle spiagge immediatamente prima della partenza. Questo ha ridotto notevolmente i prezzi per l'attraversamento del mare", spiega a Today.it Chris Borowski, Senior Pr Officer di Frontex. Le barche vengono portate sulla spiaggia a pezzi, per sfuggire ai controlli in mare, e letteralmente saldate sul posto. "Abbiamo sempre assistito a bande criminali che approfittavano della disperazione delle persone che che cercavano di arrivare nell'Ue stipando migranti su imbarcazioni inadeguate, con rifornimenti quasi nulli, senza giubbotti di salvataggio. Ora vediamo anche avidi trafficanti di esseri umani che cercano di offrire traversate 'scontate' e competono tra loro per questo lucroso business", denuncia il portavoce della guardia costiera e di frontiera dell'Ue.

L'Europarlamento chiede una missione Ue per salvare i migranti nel Mediterraneo

Come racconta Borowski per offrire viaggi a prezzi bassi i trafficanti usano "barche di metallo che vengono assemblate sulla spiaggia solo poche ore prima della partenza", barche che "sono così mal costruite e in nessun modo pronte a trasportare così tante persone, che sono come vere e proprie bare in acqua". Queste imbarcazioni, ancora più dei classici barconi, già inadeguati alla traversata e al carico di persone che a loro viene solitamente imposto, "non sono all'altezza delle onde più grandi o delle tempeste", e se "a questo si aggiunge il fatto che di solito ne vengono varate decine alla volta con 40 o più persone a bordo, si ottiene la ricetta per il disastro". Proprio con la Tunisia l'Unione europea ha siglato a luglio, alla presenza di Meloni, un memorandum per arginare i flussi di migranti, ma l'accordo non sembra aver avuto un impatto immediato, anzi.

No, i migranti non vogliono venire tutti in Italia

Ad essere travolta dai flussi degli ultimi giorni è stata ancora una volta l'isola di Lampedusa, in cui questa settimana sono arrivate oltre 11mila persone, e nel cui hotspot ci sono circa 3.800 migranti e sono in corso frenetici trasferimenti che dovrebbero riguardare a breve almeno 2.500 di loro. La capacità ufficiale del centro sarebbe di 400 persone. Dall'inizio dell'anno circa 118.500 migranti sono sbarcati sulle coste italiane, una cifra quasi record che ci avvicina al picco registrato nel 2016, quando gli sbarchi furono circa 181.500. "I dati più recenti mostrano che il Mediterraneo centrale rimane la rotta più attiva verso l'Ue quest'anno, con quasi 114.300 rilevamenti segnalati dalle autorità nazionali nei primi otto mesi del 2023. Si tratta del totale più alto su questa rotta per questo periodo dal 2016", quando furono 114.526, ricorda Borowski. Ci sono quindi tutte le premesse per raggiungere un nuovo record.

I migranti che arrivano a Lampedusa o in altre zone della Sicilia non hanno intenzione di restare nel nostro Paese, ma di solito si spostano verso nord, e molti cercano di raggiungere l'Europa settentrionale. Il vice primo ministro Matteo Salvini ha denunciato la mancanza di sostegno da parte dei membri dell'Ue, dopo che la Germania ha deciso di mettere in pausa i ricollocamenti dei migranti, definendo gli arrivi "un atto di guerra" e "il simbolo di un'Europa a guida socialista, lontana dalle esigenze dei cittadini, a partire da quelli italiani".

Ma tra i Paese più contrari ai ricollocamenti, e che a differenza di Germania e Francia non li hanno mai accettati né attuati, ci sono la Polonia di Mateusz Morawiecki e l'Ungheria di Viktor Orban, i principali alleati di Salvini e Meloni in Europa. Inoltre bisogna ricordare che se è vero che l'Italia deve far fronte a un maggior numero di arrivi via mare, altri Paesi stanno affrontando cifre più alte per l'immigrazione complessiva. Nel 2022, Germania, Francia, Spagna e Austria hanno ricevuto più richieste di asilo per la prima volta rispetto all'Italia, a dimostrazione che i migranti spesso entrano attraverso il nostro territorio per poi lasciarlo.

Perché l'Europa non soccorre i migranti (spoiler: c'entra anche l'Italia)

Il nostro governo ha adottato una linea dura contro le Ong e le associazioni di soccorso ai migranti, sequestrando le loro imbarcazioni, vietando loro di effettuare salvataggi multipli e obbligandole a percorrere distanze maggiori per sbarcare i migranti. Lo scopo dichiarato è evitare il pull factor, il "fattore di attrazione" che sarebbe causato da questi salvataggi. Ma di fatto questo ha reso più difficile il pattugliamento in mare e le operazioni di ricerca e salvataggio.

La gestione dei flussi migratori nel Mediterraneo "è una sfida che l'Europa non può affrontare da sola. Richiede un approccio globale. Un approccio che trascende i confini e coinvolge la responsabilità condivisa di tutte le parti interessate, siano esse nazioni al di fuori dell'Ue, Ong o altre organizzazioni internazionali. La necessità di uno sforzo comune, di soluzioni condivise, non è mai stata così evidente", avverte Borowski.

Attualmente Frontex supporta l'Italia con 364 tra agenti e personale amministrativo. Sono distribuiti in tutta Italia, con particolare attenzione alle aree più colpite, tra cui Lampedusa. In termini di mezzi, Frontex dispone di otto imbarcazioni, tre aerei, tre elicotteri e 15 uffici mobili. "I nostri servizi di sorveglianza contribuiscono all'individuazione precoce di imbarcazioni in difficoltà in mare", lavorando "a stretto contatto con le autorità italiane per sostenere le operazioni di ricerca e salvataggio, sia attraverso la sorveglianza aerea che il supporto in mare", ha spiegato il portavoce. Frontex aiuta l'Italia nei pattugliamenti in mare ma è dalla chiusura della missione Sophia nel 2020, voluta proprio dal nostro Paese, che non esiste più una missione comune nel Mediterraneo.

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