Martedì, 16 Luglio 2024
Europa a secco / Spagna

Quasi 9 milioni di persone coi rubinetti chiusi

Restrizioni e interruzioni all'accesso all'acqua in 600 comuni iberici, soprattutto in Andalusia e Catalogna. Siccità e cattiva gestione delle risorse idriche stanno assetando il Paese

Rubinetti chiusi durante la notte e divieti di lavare le automobili o le strade con acqua potabile, meno risorse idriche anche per l'agricoltura. In questa rovente estate europea uno dei Paesi in maggiore sofferenza è la Spagna, dove in diversi comuni e regioni le autorità locali hanno deciso di adottare provvedimenti restrittivi e interruzioni nella distribuzione dell'acqua per fare fronte a una situazione diventata ormai di emergenza. La situazione non è estranea all'Italia, dove nel comune di Raffadali in provincia di Agrigento, i cittadini protestano a causa della distribuzione dell'acqua del rubinetto limitata ad una volta a settimana. Capire come gestire le risorse idriche e ripristinare falde acquifere allo stremo è una priorità non solo iberica, ma sarà uno dei principali grattacapi per i decisori europei. Il modo in cui ci eravamo abituati a consumare l'acqua subirà mutazioni sempre più drastiche.

Notti senza acqua

Oltre 8,7 milioni di spagnoli sono colpiti da restrizioni sul consumo dell'acqua a causa della siccità. L'allarme lo lancia la costola iberica di Greenpeace, che ha calcolato i comuni che hanno adottato decisioni, più o meno radicali, per riuscire a gestire le risorse idriche e fare fronte alla loro carenza. La regione più colpita è la Catalogna, dove le limitazioni riguardano circa 6,6 milioni di abitanti. Subito dietro c'è l'Andalusia, con circa 2 milioni di abitanti interessati. Anche l'Extremadura, alcuni comuni della Galizia, delle Isole Baleari o dell'Aragona hanno adottato decisioni restrittive. Le misure più drastiche sono state adottate in Andalusia dove diversi comuni hanno subito interruzioni nella distribusione dell'acqua dalla mezzanotte alle sette del mattino già da un mese. È il caso di Vélez-Málaga, una cittadina di 80mila abitanti che si raddoppiano però ad agosto. La misura, che mira a bilanciare il rapporto tra consumi e deposito d'acqua, al momento sembra funzionare. L'obiettivo della Junta de Andalucía è quello di ridurre i consumi del 20% in diversi comuni, che si riforniscono tutti dal bacino idrico di La Viñuela, le cui riserve sono praticamente esaurite essendo arrivate ad appena l'8,6% della loro capacità. Il minimo storico da quando esiste il bacino.

Emergenza in Catalogna

Come spiega il quotidiano El Pais in un lungo articolo, la Catalogna è la regione dove più comuni sono stati interessati da restrizioni alla gestione dell'acqua (495) sulla base di decisioni adottate sia dalla Generalitat della Catalogna che dalla Confederazione Idrologica dell'Ebro, che dipende dal governo di Madrid. Ad essere interessate sono le aree di Lleida e parte della provincia di Tarragona. Le limitazioni sono le più disparate: si va dal divieto di lavaggio delle strade con acqua potabile a quello di irrigazione dei giardini o del lavaggio delle auto. Questa settimana, dopo quasi 30 mesi senza pioggia (salvo interruzioni a maggio e a giugno) è stato dichiarato lo stato di emergenza in 22 comuni nella zona di Girona. A questo proposito Greenpeace è pessimista. Se la situazione dovesse proseguire fino a novembre, come si prospetta, l'emergenza potrebbe estendersi ad altri comuni. Ogni area prova a rimediare come può. Nei Pirenei nei dintorni di Aragona alcuni paesi che non dispongono di risorse idriche sufficienti sono stati riforniti tramite un'autocisterna del Servizio Prevenzione, spegnimento incendi e salvataggio (Spesi). Anche i vigili del fuoco di servizio hanno fornito agli abitanti decine di migliaia di litri d'acqua alla popolazione.

Agricoltura a secco

Oltre alla cittadinanza comune, la siccità detta una nuova distribuzione delle risorse anche tra i settori produttivi. Il più colpito è quello agricolo. Si tratta di un disastro economico per numerose famiglie, che affonda però le radici anche in una cattivo modello di coltivazioni e di gestione dell'acqua. Secondo gli ecologisti alla radice del problema ci sono anche l'agricoltura intensiva e gli allevamenti che "consumano l'80% del risorse". Emblematico il caso del Parco della Donana, dove da anni prosegue un conflitto tra amministratori locali, agricoltori e gestori del Parco, in cui anche Bruxelles ha condannato lo sfruttamento eccessivo delle risorse idriche che avvantaggia i coltivatori di fragole e frutti rossi, destinati in larga misura ai mercati esteri.

Divieto di docce in spiaggia

La situazione colpisce anche il turismo, un fattore che peggiora le carenze idriche, dato che in molti paesi iberici la cittadinanza si moltiplica nei mesi estivi, tra migranti di rientro e villeggianti. Ad esempio a Malaga, l'ultima grande città che ha aderito alle restrizioni, l'amministrazione comunale ha annunciato che le docce sulla spiaggia non saranno operative a partire dalla settimana prossima, seguendo l'esempio di tutti i comuni della costa orientale di Malaga, ad eccezione di Nerja. In base ai dati municipali queste strutture rappresentano in realtà appena lo 0,24% della spesa idrica della città, ma il consiglio comunale ritiene che la misura servirà a rendere più consapevole la popolazione. Stessa scelta è avvenuta a Minorca, dove il comune di Ciutadella ha temporaneamente interrotto il servizio di docce e pediluvi sulle spiagge del comune. Nelle Isole Baleari dai primi di agosto il Comune di Deià a Maiorca ha interrotto l'approvvigionamento idrico ai "grandi consumatori", come hotel e abitazioni lontane dall'area urbana, dato che dispone solo di 170 tonnellate di acqua dal Font des Molí mentre il consumo attuale è di 600 tonnellate al giorno. Qui risulta esaurita anche la dotazione per l'approvvigionamento con autocisterne.

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