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Domenica, 28 Novembre 2021
Ambiente

Le promesse infrante della Cop26 (e qualche risultato)

Cosa si è deciso all’ultima conferenza Onu sul clima

“Fallimento” e “delusione”. Queste le parole circolate di più a margine dell’ultima conferenza Onu sul clima, in cui i Paesi hanno cercato di raggiungere delle soluzioni condivise per arginare gli effetti più drammatici del cambiamento climatico. Rispetto alle aspettative e all’urgenza di adottare piani ambiziosi, non si può certo dire che la Cop26 sia stata un punto di svolta epocale. Ma a ben guardare, qualche risultato è stato ottenuto, anche se per ora più nominale che altro.

Fallimento monumentale

Hanno parlato senza mezzi termini di “fallimento monumentale” i rappresentanti degli Stati dell’Oceano Pacifico, i più esposti agli effetti del cambiamento climatico. Hanno lamentato l’“annacquamento” del testo di un accordo sul carbone, che nella bozza originale parlava di “eliminazione graduale” ma nella versione definitiva recita “riduzione graduale”. La versione definitiva è stata redatta all’ultimo per convincere a firmare anche Cina e India, tra i Paesi più inquinanti al mondo e ancora fortemente dipendenti da questo combustibile fossile.

È stata criticata anche l’assenza di un fondo internazionale per la perdita e il danno, destinato a risarcire le nazioni pacifiche per i danni già subiti derivanti dai cambiamenti climatici: “La Cop26 ha anche fallito nel riconoscere adeguatamente la nostra realtà attuale: stiamo affrontando gli impatti del cambiamento climatico in questo momento”, ha dichiarato Auimatagi Joe Moeono-Kolio, consulente per la dismissione dei combustibili fossili.

Del medesimo avviso anche Mohamed Adow, direttore del think tank Power Shift Africa: “I bisogni delle persone vulnerabili del mondo sono state sacrificate sull’altare dell’egoismo dei ricchi del mondo. L’esito qui riflette una Cop tenuta nel mondo ricco e l’esito contiene le priorità del mondo ricco”.

Ma di obiettivi mancati a Glasgow ce ne sono stati altri. Ad esempio, non sono stati fatti progressi sui cosiddetti Ndc, acronimo che sta per nationally determined contributions, cioè gli impegni che i vari Stati prendono autonomamente per raggiungere la neutralità carbonica (l’equilibrio tra i gas serra emessi e quelli che l’ambiente riesce ad assorbire). Se è vero che l’India è stato l’unico Paese a produrre un nuovo Ndc, è anche vero che ha spostato la data fatidica per le emissioni zero al 2070.

Allo stesso modo, appare ora più lontano l’obiettivo, fissato nel 2015 alla Cop21 a Parigi, di mantenere il riscaldamento globale entro 1,5ºC rispetto ai livelli pre-industriali: secondo gli esperti e gli ambientalisti, infatti, siamo attualmente sulla strada per un aumento di circa 2,4ºC entro la fine del secolo, con conseguenze catastrofiche per gli ecosistemi e le comunità umane in molte aree del mondo.

Gli impegni presi

Ad ogni modo, la Cop26 ha segnato anche alcuni progressi importanti, sempre che non restino lettera morta ma vengano realmente implementati. Anzitutto, il documento conclusivo impegna i firmatari a valutare nelle prossime conferenze il progresso negli Ndc, a partire dalla Cop27 in Egitto del 2022.

Un altro impegno riguarda la lotta alla deforestazione, sottoscritto da 133 Paesi che ospitano collettivamente l’85% delle foreste mondiali. Oltre un centinaio di Stati ha firmato anche un accordo, voluto dagli Stati Uniti e dall’Ue, che prevede la riduzione del 30% delle emissioni globali di metano (rispetto ai livelli del 2020) entro il 2030. Grande assente è stata Pechino, che ha disertato (insieme a Washington) anche un accordo siglato da oltre 40 Paesi sull’abbandono del carbone come fonte energetica. Paradossalmente, si è trattato della prima volta che la riduzione dell’uso di questo combustibile fossile viene menzionata esplicitamente in un documento conclusivo di una Cop. E, come ha sostenuto il ministro alla Transizione ecologica Roberto Cingolani, era impensabile che a Glasgow si avviasse una “rivoluzione”.

I Paesi sviluppati si sono inoltre impegnati a rispettare “urgentemente” l’impegno preso nel 2009 a Copenhagen di destinare 100 miliardi di dollari l’anno per aiutare i Paesi più poveri ad affrontare le sfide del cambiamento climatico, ma non si sono dati una scadenza. E dalla Cop26 dovrebbe nascere anche quella struttura “perdita e danno” invocata dai negoziatori del Pacifico per sostenere i Paesi dove i cambiamenti climatici stanno già causando danni. Un altro accordo raggiunto, ma non a livello globale, è quello sull'impegno a eliminare gradualmente i veicoli a combustibili fossili entro il 2040. Tuttavia, la maggior parte delle principali nazioni produttrici di veicoli, come Giappone, Germania, Stati Uniti, Cina e Francia, non hanno firmato l’accordo. 

Infine, molti analisti ritengono che il successo maggiore ottenuto a Glasgow sia l’accordo siglato da Cina e Stati Uniti su un ampio programma di protezione climatica: riduzione delle emissioni di metano, abbandono graduale del carbone e tutela delle foreste. Questa interlocuzione privilegiata tra le due maggiori economie mondiali è ritenuta fondamentale per ottenere dei successi reali nella lotta al cambiamento climatico, ma resta da vedere se la salute del pianeta peserà di più delle considerazioni politiche ed economiche domestiche dei due uomini più potenti della Terra.

 

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