Gli pneumatici finiscono nel nostro cibo? L'industria della gomma respinge le accuse

Lobby del settore si sarebbero appoggiate a una società di consulenza statunitense per 'fabbricare' contro-studi che possano confutare la presenza delle microplastiche stradali negli oceani, nell'acqua potabile e persino sui ghiacci artici

L’industria dei pneumatici, finita più volte sotto accusa per i livelli di inquinamento causato dalle gomme usurate su strada o smaltite in maniera inappropriata, starebbe cercando di respingere i dati scientifici per mezzo di attività di pressione e contro-studi pensati ad hoc per smontare le tesi dei ricercatori indipendenti. È quanto emerge dall’attività di monitoraggio delle lobby di Bruxelles condotta da LobbyFacts.eu, un portale web che tiene d’occhio il mondo delle organizzazioni e gruppi di pressione nella città che ospita le istituzioni Ue. Anche rappresentanti della classe politica avrebbero subito pressioni volte ad evitare che i legislatori europei vadano fino in fondo con le norme più severe sul trattamento dei pneumatici usurati.

Sono almeno 10 gli studi dal 2014 ad oggi condotti da accademici ed esperti in materie ambientali che hanno puntato il dito contro le particelle generate dall'attrito tra i pneumatici e la strada come una delle maggiori fonti di microplastiche, frammenti di lunghezza inferiore a cinque millimetri rilasciati nell’ambiente. Uno dei più recenti studi, come riportato dal Guardian, afferma che “ogni anno più di 200mila tonnellate di minuscole particelle di plastica provenienti dalle strade finiscono negli oceani”. “Le particelle di plastica, che si trovano sempre di più nell'aria, nel cibo, nell'acqua potabile e persino nel ghiaccio artico, possono rappresentare un rischio per la salute umana e la vita marina, sebbene non vi sia consenso scientifico sulla questione”, afferma invece la testata Euractiv.

La risposta della lobby dei pneumatici alle notizie sull’impatto ambientale della propria attività sarebbe stata affidata a Cardno ChemRisk, una società di consulenza statunitense che in passato ha lavorato con altre aziende colpite da polemiche sull’inquinamento dovuto ai loro prodotti: dalla casa automobilistica Ford al gigante della farmaceutica Johnson & Johnson.

Secondo l’agenzia Reuters, tutti gli ultimi rapporti pubblicati dai rappresentanti del comparto dei pneumatici sono stati scritti con l’aiuto proprio di Cardno ChemRisk. Ex dipendenti della società statunitense hanno spiegato che nelle valutazioni si concentravano sui dati che potessero contraddire quanto affermato da altri studi. Ma, soprattutto, ogni volta che nei contro-studi si trovavano di fronte a dati che mettevano in cattiva luce l’industria dei pneumatici, questi venivano sistematicamente omessi. Accuse pesanti, alle quali la società di consulenza ha risposto con il silenzio. 

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