Stretta Ue sulla plastica, il governo si spacca. E FI: “Colpo al made in Italy”

Il Movimento 5 stelle vota a favore del divieto agli oggetti monouso dal 2021. La Lega contraria. Gardini: “A rischio 33mila posti di lavoro”

La domanda a questo punto è d’obbligo: cosa farà il governo italiano quando, a partire dal 2021, secondo quanto stabilito dalla direttiva approvata in via definitiva dal Parlamento europeo, gli oggetti di plastica monouso, dai piatti ai bicchieri passando per cannucce e cotton fioc, saranno vietati e tolti dal commercio? Già, perché se quella contro la plastica è una battaglia quasi storica per il Movimento 5 stelle, che infatti ha appoggiato la direttiva Ue, dall’altra parte i colleghi di governo della Lega, o meglio i loro eurodeputati a Strasburgo, hanno votato in blocco contro lo stop. E con loro, buona parte della pattuglia di Forza Italia.

Maggioranza divisa a Strasburgo

Le ragioni del Carroccio e quelle dei 5 stelle sono note da tempo: i primi parlano di “direttiva frettolosa che non risolve il problema dell’inquinamento” (parole del leghista Oscar Lancini), i secondi invece salutano la nuova legge come “una vittoria del Pianeta” (definizione del pentastellato Piernicola Pedicini). A margine del voto di Strasburgo, pero’, nessuna delle due delegazioni che al Parlamento rappresentano in qualche modo il governo ha rilasciato commenti. Segno che qualche imbarazzo, il tema lo crea. 
Per capire il motivo delle divergenze, bisogna affidarsi a Forza Italia, che per voce dell’eurodeputata Elisabetta Gardini ha detto senza mezzi terminie: “La direttiva è un colpo al made in Italy”. E perché? Andiamo per ordine.

Cosa prevede la nuova direttiva

La nuova legge vieta, a partire dal 2021, i seguenti prodotti: posate di plastica monouso (forchette, coltelli, cucchiai e bacchette), piatti di plastica monouso, cannucce di plastica, cotton fioc, bastoncini di plastica per palloncini, plastiche ossi-degradabili (le cosiddette microplastiche), contenitori per alimenti e tazze in polistirolo espanso. 

“I divieti sembrano fatti su misura contro l’Italia”, dice Gardini, visto che stoviglie, piatti e bicchieri “sono prodotti soprattutto da piccole e medie imprese italiane”, che sono leader europei nel settore con un fatturato di 1 miliardo annuo e 3mila dipendenti nel Belpaese. Secondo Gardini, gli oggetti vietati colpiranno anche un altro settore molto caro all’Italia, quello del vending, ossia dei distributori automatici, “che dà lavoro a 30mila persone”. 

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L’ipotesi di complotto anti-italiano di Gardini sarebbe avvalorata dal fatto che “si colpiscono le categorie di prodotti che, nella lista dei dieci oggetti trovati più frequentemente dispersi nell’ambiente, non stanno né al primo, né al secondo, né al terzo, ma bensì al settimo posto”. In effetti, all’appello mancano le bottiglie di plastica, molto care a industrie come quella delle bevande, tra cui i big francesi dell’acqua, e questo nonostante i dati della stessa Commissione Ue mostrino chiaramente che al primo posto nella classifica dei 10 oggetti di plastica più inquinanti ci siano proprio le bottiglie. Al secondo posto ci sono i mozziconi di sigaretta e al quinto gli assorbenti, altri prodotti non considerati dalla direttiva. 

Perché l'Italia dice no

“Mi aspetto che il governo argini i danni di questa direttiva e tuteli l’eccellenza e la creatività italiana”, conclude Gardini. Un messaggio rivolto alla Lega, che per adesso sembra non voler aprire un fronte interno all’esecutivo. Ma il tema andrà affrontato presto, visto che il governo dovrà dire la sua quando la direttiva arriverà al Consiglio degli Stati membri, che dovranno dare l'ok definitivo alla legge. Il tempo a disposizione non è tanto, soprattutto quando in ballo c’è la riconversione di un intero settore industriale.  

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