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Clima, altro che Parigi: la riduzione delle emissioni nei paesi Ue (e in Italia) va a rilento

Un report del Climate Action Network mostra che la maggior parte degli Stati membri dell'Unione non sta facendo la sua parte. Noi tra i cattivi della classifica: al dodicesimo posto per impegno contro il cambiamento climatico

Il raggiungimento degli obiettivi climatici concordati nell'accordo di Parigi sono ben lontani e se gli Stati che lo hanno sottoscritto non daranno una sterzata alle loro politiche, l'accordo rimarrà solo un impegno preso su carta. L'allarme è stato lanciato dal Climate Action Network (Can) Europa, che ha pubblicato una classifica che mostra come pochi Paesi stiano davvero facendo la loro parte per il pianeta.

Il rapporto, "Fuori obiettivo: classifica delle ambizioni dei Paesi dell'Ue e dei progressi nella lotta ai cambiamenti climatici", valuta sia il ruolo che gli Stati membri svolgono nel fissare ambiziosi, obiettivi e politiche energetiche e climatiche, sia i progressi che stanno facendo nel ridurre le emissioni di carbonio e nel promuovere rinnovabili ed efficienza energetica nelle abitazioni.

Riduzione emissioni a rilento

Il rapporto sottolinea che nessuno Stato membro dell'Unione sta mostrando abbastanza ambizione né sta compiendo abbastanza progressi sulla riduzione delle emissioni di carbonio.

I cinque Paesi che hanno ottenuto il punteggio più alto sono stati la Svezia, con il 77% dei punti, il Portogallo (66%), la Francia (65%), i Paesi Bassi (58%) e il Lussemburgo (56%), grazie al fatto che stanno sostenendo obiettivi climatici più ambiziosi a livello comunitario. Solo dodicesima l'Italia, con il 42%, che si piazza tra gli Stati a “basso” impegno nella lotta al cambiamento climatico.

La grande maggioranza degli Stati membri, sottolinea il rapporto, totalizza meno della metà dei possibili punti, il che dimostra che non sta procedendo abbastanza velocemente verso gli obiettivi dell'Accordo di Parigi. “Svezia, Portogallo, Francia, Paesi Bassi e Lussemburgo ottengono un punteggio elevato perché riconoscono l'importanza di garantire che la politica climatica dell'Ue sia 'a prova di accordo di Parigi'”, ma “la mancanza di volontà di agire sul clima tra tutti gli altri Stati membri è del tutto deludente”, ha affermato il direttore di Can Europa Wendel Trio.

Italia a metà classifica

La Danimarca, settima nel ranking e prima nei Paesi a “basso rendimento” come l'Italia, si ferma al 49% dei punti. Peggio fanno la Germania (45%), il Regno Unito (37%) e il Belgio (35%). Fanalini di coda della classifica l'Estonia (24%), l'Irlanda (21%) e la Polonia (16%) che hanno il punteggio più basso a causa “della loro forte opposizione all'azione per il clima a livello nazionale e nell'Ue”, afferma il rapporto. “Sta diventando chiaro che la Germania è passata dall'essere la campionessa mondiale di azione per il clima a una squadra della terza divisione”, ha attaccato Hermann E. Ott, membro del consiglio di amministrazione della Lega tedesca per la protezione della natura, degli animali e dell'ambiente, secondo cui Berlino “deve urgentemente intensificare sia le ambizioni climatiche che le misure nazionali alla base degli obiettivi”, e dovrebbe “collaborare con la Francia e altri Stati membri progressisti per iniziare finalmente a dare forma alla transizione energetica europea”.

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