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Giovedì, 7 Dicembre 2023
La classifica

I migliori e i peggiori in Europa su riciclo: bene l'Italia, ma non così tanto sulla plastica

I tassi vantati dal governo per boicottare la norme Ue sugli imballaggi si riferiscono a tutti i rifiuti anche quelli dell'industria, ma per il multimateriale siamo di poco sotto il 50%

L'Italia campione del riciclo in Europa. Questo uno dei mantra ascoltato a più riprese in questi mesi per difendere la scelta del governo italiano di boicottare il regolamento sugli imballaggi in discussione a Bruxelles. Ma come si classifica davvero lo Stivale? Come siamo messi invece col riutilizzo? Quest'ultimo è uno dei pilastri dell'Economia circolare, come confermano gli esperti delle Nazioni Unite. In base alla proposta della Commissione europea, oltre a rafforzare tutta la filiera del riciclo dei materiali, va rafforzato il riuso di quei beni che troppo spesso diventano "usa e getta" e rappresentano il punto dolente del monouso, sia esso in carta, plastica o anche vetro. Il miglior rifiuto è quello che non viene prodotto, insistono gli esperti.

Risultati nel riciclo

Al fine di difendere l'opposizione al regolamento Ue sugli imballaggi, rimbomba da mesi sui media la tesi secondo cui "l'Italia è leader nel riciclo". Lo Stivale è davvero un'eccellenza in questo settore? In vent'anni l'Italia ha fatto enormi passi avanti, raggiungendo un tasso di riciclo pari al 72% (dati 2021), posizionandoci al quarto posto tra gli Stati Ue. Va precisato però che questo dato include tutti i rifiuti, sia quelli urbani che quelli speciali industriali. Se il risultato è ottimo per i metalli e molto buono per carta e cartone, come pure per il legno ed il vetro, lo stesso non può dirsi per la plastica. Guardando solo il dato del packaging in plastica, che è il materiale più problematico in termini di inquinamento, ci posizioniamo solo ottavi restando fermi ad "appena" il 47,6%. Fanno meglio di noi sicuramente Slovenia, Belgio, Paesi Bassi e Germania. Va precisato che ai primi tre posti si collocano Slovacchia, Lituania e Bulgaria i cui dati non sono però aggiornati al 2021. Andando ad escludere questi Stati, la Penisola si piazza al quinto posto. In fondo alla classifica troviamo Svezia, Francia e Danimarca. Il risultato peggiore è quello di Malta.

Plastica in eccesso

Quello italiano è un buon risultato, ma non da veri leader. Siamo al di sopra della media europea (39,7%), ma non raggiungiamo il 50% di riciclo per la plastica, di cui siamo purtroppo grandissimi consumatori. Vantiamo in questo campo un triste primato. Nel 2021 l'Italia è risultata il terzo Paese consumatore di plastica in Europa, piazzandosi dietro l'Irlanda e la Germania, con oltre 200 kg a persona prodotti. In Croazia se ne consumano poco meno di 74kg a persona. Quindi ricapitolando: ricicliamo, ma non abbastanza rispetto alla mole di rifiuti in plastica prodotti. Il rapporto è peggiorato negli anni in tutta Europa. Se nel 2011 in media gli Stati dell'Ue producevano il 28,4 % di rifiuti in plastica, riciclandone il 10,3 %, nel 2021 se ne ricicla poco di più (il 14,2%), ma se ne produce una quantità di gran lunga maggiore (35,9%).

Cambio di rotta

Tornando al nostro Paese, perché un uso così massiccio di plastica? Da un lato influisce la presenza di un'industria forte in questo settore, con migliaia di aziende impiegate in questa produzione, dall'altro non hanno mai attecchito in maniera decisa e ampia alcune buone pratiche più utilizzate in altri Stati, come quelle del deposito cauzionale o del riutilizzo dei contenitori. In verità, rispetto al riuso anche i nostri vicini europei non fanno molto meglio in materia, con una pericolosa involuzione. L'Austria ad esempio fino ad appena 25 anni aveva una percentuale di bevande riutilizzabili pari a circa l'80%. Il passaggio massiccio alla plastica monouso ha interrotto questo ciclo positivo, per cui ora si ferma ad appena il 19%. Un trend simile lo si è visto con la Danimarca, dove il riutilizzo delle bevande è diminuito drasticamente in appena un ventennio: tra il 1999 e il 2019 si è passati dal 93% al 13%. Vienna è però determinata a incentivare nuovamente il riuso. A partire dal 2021 il governo austriaco è stato il primo nell'Ue a stabilire obiettivi di riutilizzo vincolanti e applicabili nella legge sulla gestione dei rifiuti. Ha così imposto una quota di riutilizzo delle bevande del 25% entro il 2025. Questa legge prevede che specifiche categorie di bevande forniscano una quota minima di imballaggi riutilizzabili compresa tra il 10% e il 15%. I supermercati sono quindi obbligati a fornire al pubblico almeno il 15% di birra e acqua in imballaggi riutilizzabili. Per le bevande analcoliche, i succhi e il latte, la quota riutilizzabile è del 10%. Resisi conto del fatal errore, anche altri Stati europei si stanno muovendo nella stessa direzione.

Politiche per il riutilizzo

La Francia, finora debole sul riciclo ma che utilizza molta meno plastica, ha introdotto una legge sul riutilizzo degli imballaggi. Il 10% di quelli immessi sul mercato dev'essere riutilizzabile entro il 2027. Ha anche varato un apposito decreto 3R (Riduzione, Riutilizzo e Riciclo) che stabilisce specifici obiettivi entro il 2025. Parigi ha stanziato inoltre 40 milioni di euro di investimenti nel sistema del riutilizzo per il periodo 2021-2022 come parte del fondo per l'economia circolare. Sulla stessa strada si sono mosse anche Spagna, Germania, Portogallo e Romania. Ciascuna ha indicato le quote per il riutilizzo sul breve e medio termine. Anche per questo "attivismo" da parte di alcuni paesi dell'Ue, Bruxelles sta spingendo per armonizzare questa pratica e fare in modo da avere obiettivi comuni. Se siamo stati in grado di diventare leader (o quantomeno buoni allievi) nel riciclo, una volta inseriti nel giusto sistema di investimenti strutturali, sovvenzioni ed educazione della cittadinanza, non potremmo diventarlo anche nel riutilizzo?

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