Sabato, 23 Ottobre 2021
Ambiente

In Italia lo smog ha ucciso più del Covid: 66mila morti solo nel 2018

Belpaese primo nell'Ue per decessi prematuri causati dal biossido d’azoto, ma a preoccupare è soprattutto l'alta concentrazione di polveri sottili. Bruxelles avverte Roma: "Piano di riduzione dei livelli fuorilegge entro due mesi"

La pandemia di coronavirus sta uccidendo purtroppo tantissime persone nel nostro Paese e nel mondo, ma ci sono anche altre cause di mortalità dovuto al male che stiamo facendo noi stessi al pianeta che non dobbiamo dimenticare. Tra queste l'inquinamento atmosferico che nel 2018 ha ucciso più persone in Italia del Covid-19: quasi 66mila. In un contesto di generale miglioramento della qualità dell’aria in Europa, l’Italia rimane osservata speciale per la concentrazione di polveri sottili. A sole due settimane dalla condanna della Corte di giustizia dell’Unione europea, la nuova doccia fredda per il Belpaese arriva direttamente dal commissario europeo all’Ambiente Virginijus Sinkevicius durante la conferenza stampa di presentazione dell'ultimo rapporto sulla qualità dell'aria in Europa. 

Due mesi di tempo all'Italia

Gli ultimi dati mostrano infatti "che anche nel 2019 in numerose zone d’Italia sono stati superati i valori limite relativi al particolato", ha spiegato il politico lituano dopo aver ricordato le ragioni che hanno portato alla condanna dell’Italia da parte dei giudici Ue, dove “i valori limite sulla concentrazione di particolato sono stati sistematicamente superati tra il 2008 e il 2017”. Di qui la forte preoccupazione di Bruxelles per la qualità dell’aria soprattutto nel nord del Paese. “Dal giorno della sentenza - ha avvertito Sinkevicius - l’Italia ha due mesi per informare la Commissione europea sulle misure adottate al fine di adeguarsi” a quanto deciso dai giudici Ue, ovvero che le emissioni inquinanti devono calare.

Le morti dovute alle polveri sottili

Alla luce dei nuovi dati sul 2018 pubblicati oggi e raccolti dall'Agenzia europea dell’ambiente (Aea), l’Ue può fregiarsi di un parziale miglioramento della qualità dell’aria nel Vecchio Continente accompagnata da “una significativa riduzione dei decessi prematuri in Europa”. Tuttavia, l’inquinamento “causa circa 400.000 decessi prematuri in tutto il continente”. L’Italia, con 65.700 decessi prematuri registrati, si colloca tra i Paesi più colpiti dall’inquinamento atmosferico, un bilancio dei morti enorme, più alto anche di quello causato quest'anno dalla pandemia. Il Belpaese risulta secondo, dopo la Germania, per numero di decessi dovuti alle polveri sottili PM 2,5. Ai 63.100 decessi registrati in Germania e i 52.300 morti in Italia seguono la Polonia con 46.300 e la Francia con 33.100.

Italia prima per decessi da biossido d'azoto

Quanto all’inquinamento da biossido d’azoto, l’Italia si colloca in cima alla triste classifica con 10.400 decessi, seguita da Germania (9.200) e Spagna (6.800). Altra fonte di preoccupazione per la salute degli europei rappresentanti dall’ozono a livello del suolo, che causa 4.000 decessi all’anno in Germania, 3.000 in Italia e 2.300 in Francia.

"La soluzione non è il lockdown"

“Non possiamo ignorare il dato negativo: il numero di decessi prematuri in Europa dovuti all'inquinamento atmosferico è ancora troppo elevato”, ha spiegato Sinkevicius in conferenza stampa. “Dobbiamo ulteriormente ridurre l'inquinamento atmosferico e conformare le nostre norme di qualità dell'aria alle raccomandazioni dell'Organizzazione mondiale della sanità”, ha aggiunto il commissario. Hans Bruyninckx, direttore esecutivo dell’Aea, ha invece messo l’accento sui livelli ancora preoccupanti di ammoniaca e ozono a livello del suolo. “A Milano - ha spiegato l’esperto - abbiamo notato un recente calo del 70% dell’NO2 e di un terzo delle particelle PM10”. “Ma questi sono risultati temporanei e la soluzione non può essere un lockdown alle nostre società”, ha concluso Bruyninckx.

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