Mercoledì, 22 Settembre 2021
Ambiente

Il Green deal costerà alla Russia “oltre un miliardo di euro l’anno”: allarme a Mosca per la nuova tassa Ue

Arriva una prima stima dell’impatto sull’economia russa del meccanismo europeo che fissa un costo sulle emissioni di Co2. Il Cremlino teme anche un calo della domanda dei combustibili fossili

Il primo ministro russo, Vladimir Putin, alla cerimonia di inaugurazione di un gasdotto. Foto: ANSA

Il Green deal costerà caro alle aziende russe che esportano verso l’Unione europea, per la precisione 1,1 miliardi di euro all’anno. A riportare la stima è la testata web Rbc, che ha calcolato gli effetti sull'economia russa del nuovo meccanismo Ue di adeguamento del carbonio alle frontiere annunciato lo scorso 14 luglio dalla Commissione europea. I campioni dell’export russo dovranno scontrarsi con la nuova tassa sulle emissioni di gas serra introdotta da Bruxelles per garantire che i piani europei per il clima non si traducano nella delocalizzazione dell’inquinamento nei Paesi che, come la Russia, hanno norme ben più blande in materia di rispetto dell’ambiente. 

Il nuovo meccanismo Ue fisserà un prezzo delle emissioni di Co2 per le importazioni di determinati prodotti. La tassa - riporta il Moscow Times basandosi sui calcoli di Rbc - si applicherà a quasi 7 miliardi di euro di esportazioni russe, pari al 7,3% delle esportazioni totali di Mosca verso l'Ue nel 2020. L'imposta dovrebbe ammontare al 16% del valore delle merci importate, ovvero 1,1 miliardi di euro. Secondo i calcoli svolti finora, le esportazioni russe di ferro e acciaio saranno le più colpite dalla tassa sulle merci che passano il confine con l’Unione.

La notizia ripresa da diverse testate russe ha confermato gli allarmi del Cremlino per la futura mazzata fiscale sulle spalle delle imprese. Il ministero dello Sviluppo economico russo ha infatti definito i calcoli di Rbc come una stima prudente del costo finale della nuova tassa che potrebbe essere anche ben superiore a quanto riportato dalla stampa. Il Paese prevede inoltre di aumentare la produzione di combustibili fossili nei prossimi anni nella speranza di accaparrarsi nuove quote di mercato in Asia. Una strategia che potrebbe rivelarsi altamente dannosa non solo per l’ambiente e il clima, ma anche per l’economia nazionale. Il ministro delle Finanze russo ha infatti avvertito che la Federazione potrebbe subire un duro colpo dovuto alla spinta globale verso le energie rinnovabili e al potenziale calo della domanda di combustibili fossili.

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