Glifosato, l'Ue dà l'ok al rinnovo: decisivo il voto della Germania

Accordo a Bruxelles tra gli Stati membri, nonostante il veto di Francia e Italia e l'opposizione del Parlamento europeo. Il commercio dell'erbicida più usato al mondo sarà concesso per altri 5 anni, al termine dei quali potrebbe ricevere una nuova proroga. Protesta delle organizzazioni ambientaliste

MIKE MOZART/FLICKR

Greenpeace lo definisce “l'amianto della nostra generazione”. Un gruppo di ong di tutta Europa ha raccolto 1,3 milioni di firme per chiederne il divieto definitivo. E due paesi membri di "peso", Francia e Italia, ne hanno chiesto lo stop definitivo. Ma nonostante questo fronte vasto, il glifosato, l'erbicida più famoso e più usato al mondo, continuerà a essere venduto in Europa. Lo ha stabilito il Comitato d'appello che riunisce i rappresentanti dei paesi Ue e che ha concesso una proroga di 5 anni al commercio di questa sostanza, venduta sugli scaffali di tutta Europa con il marchio Round Up. 

Dopo mesi di stallo, a far raggiungere un accordo a livello europeo sarebbe stato il voto positivo della Germania, toccata da vicino dalla vicenda visto anche che una delle sue aziende più importanti, la Bayer, ha da tempo nel mirino l'acquisizione della Monsanto, la principale produttrice di glifosato. A favore del rinnovo si sono espressi 18 paesi, 9 contrari e 1 astenuto. "Il voto di oggi dimostra che quando tutti vogliamo, siamo in grado di condividere e accettare la responsabilità collettiva nel processo decisionale", ha detto il commissario Ue alla salute Vytenis Andriukaitis. 

Il rinnovo chiude la porta, per il momento, alle richieste di uno stop definitivo alla vendita dell'erbicida. Richiesta che era stata fatta dal Parlamento europeo e da alcuni Stati membri, tra cui l'Italia. Nelle ultime ore, anche la Francia aveva preso una posizione netta contro la proroga: "La Commissione metterà sul tavolo una sola proposta: rinnovare la licenza per cinque anni. In considerazione dei rischi, la Francia si opporrà a questa proposta e voterà contro", aveva detto il ministro dell'ambiente francese, Brune Poirson.

Le divisioni nel mondo scientifico

Le divisioni politiche fanno il pari con quelle del mondo scientifico: se l'Agenzia europea delle sostanze chimiche e quella per la sicurezza alimentare hanno negato una connessione diretta tra il glifosato e il cancro (a dirla tutta, usando studi della stessa Monsanto), l'Iarc, che fa parte dell'Organizzazione mondiale della sanità, ha invece classificato la sostanza come “probabilmente cancerogena”. 

Intrigo Glifosato: veleno per l'uomo o un bene per l'agricoltura?

Anche gli agricoltori europei sono divisi: da un lato c'è chi vuole tutelare le produzioni bio dal contagio di erbicidi come il glifosato, dall'altro ci sono produttori che, senza una valida alternativa a questa sostanza, lamentano il rischio di un aumento repentino dei costi.  

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