Gli eurodeputati chiedono regole più stringenti sui gasdotti provenienti da Paesi non Ue

Le importazioni rappresentano il 69% dei nostri consumi totali. Il relatore Buzek: “Un mercato basato su trasparenza giuridica e coerenza con la legislazione esiste è la precondizione per la nostra sicurezza e indipendenza”

L'Unione europea è fortemente dipendente dalle importazioni di gas da paesi terzi, nel 2015 rappresentavano il 69,3% del consumo totale. Nel 2016 la Russia ha fornito il 42% delle importazioni, seguita dalla Norvegia (34%) e dall'Algeria (10%). Ma spesso I Paesi da cui importiamo non rispettano le nostre stesse regole e questo crea delle distorsioni nel mercato. Per questo la Commissione Energia del Parlamento europeo, con 41 voti favorevoli, 13 contrari e 9 astensioni, ha approvato gli emendamenti alla direttiva sul mercato del gas dell'Ue in cui chiede che tutti i gasdotti provenienti da Paesi terzi rispettino pienamente le norme del mercato comunitario quando agiscono sul nostro territorio.

"Abbiamo assicurato che il nostro mercato si baserà sulla piena trasparenza giuridica e coerenza con la legislazione esistente, un passo importante verso il completamento della nostra Unione dell'energia”, ha rivendicato il relatore Jerzy Buzek del Ppe secondo cui “questa conformità è una precondizione per la nostra sicurezza e indipendenza energetica, tanto più che la dipendenza dell'Ue dalle importazioni di gas è in costante crescita”.

Nella Plenaria del prossimo mese l'Aula approverà il mandato negoziale e inizieranno le trattative con il Consiglio sul tema. Per i deputati eventuali eccezioni dalle regole comunitarie devono essere rigorosamente limitate nel tempo e la Commissione europea e gli Stati membri interessati devono essere coinvolti nelle decisioni. Queste norme del "Terzo pacchetto energetico" dell'Ue disciplinano, tra l'altro, l'accesso da parte di terzi, i requisiti di trasparenza, le tariffe giuste e l'adeguata separazione dei produttori dai distributori nella catena di approvvigionamento del Gas. Più in particolare, i gasdotti da Russia (compreso il Nord Stream 2), Norvegia, Algeria, Libia, Tunisia e Marocco devono rispettare le disposizioni fondamentali per la creazione di un mercato interno, come la separazione dei gestori dei sistemi di trasmissione (Tso), la vigilanza delle autorità di regolamentazione indipendenti e accesso dei terzi all'infrastruttura, dicono i deputati.

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I deputati hanno anche rafforzato le condizioni che devono essere soddisfatte prima che possano essere fatte delle eccezioni alle norme del mercato, come le deroghe (per gli oleodotti esistenti) o le esenzioni (per quelli anche da costruire): limite massimo di 5 anni per le esenzioni; maggiore partecipazione della Commissione Ue alla decisione di deroghe; coinvolgimento degli Stati membri i cui mercati potrebbero essere interessati dalle infrastrutture dei gasdotti, nonché dalle autorità del paese terzo interessato, nel decidere deroghe ed esenzioni. La commissione parlamentare ha inoltre modificato la proposta dichiarando che, al momento di valutare esenzioni per i nuovi oleodotti che arrivano nell'Ue, la Commissione dovrebbe prendere in considerazione eventuali misure restrittive imposte al Paese di origine del gas, come sanzioni economiche, imposte a tale Stato.

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