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Giovedì, 26 Maggio 2022
Caro energia

"Le bollette aumenteranno per i prossimi 3 anni, puntare su rinnovabili e nucleare"

L’Agenzia internazionale dell’energia avverte: senza abbandono fonti fossili, prezzi e inquinamento saliranno alle stelle

Secondo l’Agenzia internazionale dell’energia (Aie), l’impennata mondiale della domanda d’energia potrebbe dare vita ad una spirale di volatilità dei prezzi dei prodotti energetici che non si esaurirà prima di 3 anni. Inoltre, a meno che non si cambi il modo in cui si genera l’elettricità, anche l’inquinamento aumenterà in maniera incontrollata, rendendo di fatto impossibile centrare l’ambizioso target della neutralità carbonica entro il 2050.

Nel suo rapporto annuale sul mercato elettrico, l’Aie ha certificato l’aumento più forte di sempre nella domanda d’elettricità per il 2021, mentre le economie hanno iniziato a riprendersi dalla recessione innescata dalla pandemia dell’anno precedente. Ha sottolineato inoltre come l’accresciuta domanda di energia abbia portato i prezzi ai massimi storici e, contemporaneamente, ad emissioni record di sostanze climalteranti (gas serra).

Secondo l’organo di controllo dell’energia dell'Ocse, questo trend potrebbe continuare per i prossimi 3 anni, con pesanti ricadute sulle economie di tutto il mondo e sui consumatori stessi. Per scongiurare questo rischio, il direttore esecutivo dell’Aie, Fatih Birol, ha suggerito un cambiamento strutturale nelle modalità di produzione dell’energia elettrica. “Le brusche impennate dei prezzi dell’elettricità negli ultimi tempi hanno causato difficoltà a molte famiglie e imprese in tutto il mondo e rischiamo di diventare un motore di tensioni sociali e politiche”, ha dichiarato.

L’anno scorso, la domanda di elettricità a livello globale è aumentata del 6%, trainata dalla crescita generalizzata delle economie nazionali che hanno ripreso la produzione crollata nel 2020 a causa della pandemia. Si tratta dell’aumento più “corposo” dal 2010, quando i Paesi stavano uscendo dalla crisi finanziaria del biennio precedente. In termini assoluti, l’aumento complessivo della domanda è stato superiore ai 1500 terawatt-ora, il dato più elevato mai registrato.

A guidare questa crescita vertiginosa è stata la Cina, dove si è concentrata circa la metà della domanda di elettricità globale: a Pechino è stato stimato un aumento del 10% su base annua. Ma il gigante asiatico, insieme all’India, ha sofferto anche di frequenti interruzioni di corrente (soprattutto nella seconda metà dell’anno), dovute al fatto che le forniture di carbone non sono bastate a reggere il passo con la domanda di energia. Il tutto ha portato a un rallentamento generale dell’economia nella regione.

Ma a raggiungere livelli record sono state anche le emissioni. A seguito dell’accresciuto bisogno di elettricità, e degli aumenti dei costi di approvvigionamento, molte economie si sono rivolte in maniera diffusa alle centrali a carbone, più economiche rispetto ad altre fonti di generazione dell’energia elettrica ma anche fortemente inquinanti. Queste centrali hanno registrato un +9% sulla generazione d’elettricità rispetto all’anno precedente, cioè oltre la metà dell’aumento mondiale della domanda di energia. Si tratta di un massimo storico, nello stesso momento in cui i prezzi del gas sono saliti alle stelle. Ecco perché, a fronte della generazione elettrica da carbone, quella da gas è cresciuta del 2%.

Tutto questo ha portato a un aumento delle emissioni complessive di anidride carbonica del 7% su base annua, un altro dato record (che stride con la diminuzione avvenuta nei due anni precedenti). “I responsabili politici dovrebbero ora agire per attenuare gli impatti sui più vulnerabili e per affrontare le cause sottostanti”, ha dichiarato Birol. Il direttore dell’Aie ha quindi invocato “maggiori investimenti in tecnologie energetiche a basse emissioni di carbonio”, annoverando tra queste non solo le fonti rinnovabili e l’efficienza energetica ma anche l’energia nucleare. La produzione di energia elettrica dal nucleare è aumentata del 3,5% nel 2021.

Stando alle stime dell’agenzia, anche le rinnovabili sono cresciute del 6% nel 2021. Ma questo aumento non è ancora sufficiente a tenere il passo dell’aumento verticale della domanda d’energia a seguito della riapertura delle economie nella ripresa post pandemia. Per Birol, le emissioni climalteranti derivanti dalla produzione elettrica vanno ridotte del 55% entro il 2030 per centrare l’obiettivo di raggiungere la neutralità carbonica entro la metà del secolo.

“Ma in assenza di una grande azione politica da parte dei governi”, ha sostenuto, “queste emissioni sono destinate a rimanere intorno allo stesso livello per i prossimi 3 anni”. E ha aggiunto che “non solo questo evidenzia quanto siamo attualmente lontani da un percorso verso emissioni nette pari a zero entro il 2050, ma sottolinea anche i massicci cambiamenti necessari al settore elettrico per adempiere al suo ruolo critico nella decarbonizzazione del settore energetico in generale”.

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