Lunedì, 2 Agosto 2021
Ambiente

"Il Recovery plan della Germania finanzia i trasporti fossili"

Il network di ong ambientaliste Can Europe ha analizzato i piani di 13 Stati membri, che dovrebbero essere incentrati anche sulla lotta ai cambiamenti climatici. Scoprendo numerose misure pro-inquinamento, da nuovi inceneritori ai sussidi per petrolio e gas

Nuovi inceneritori, sussidi per industrie pesanti e fonti fossili, e anche finanziamento per un tipo di idrogeno "non proprio verde". Sono alcuni degli investimenti scovati da Can Europe, network di ong ambientaliste, all'interno dei Recovery plan dei Paesi Ue. Tra questi c'è anche la Germania, che con il suo piano sui trasporti continuerebbe a finanziare l'acquisto di veicoli inquinanti, stando alla denuncia delle ong. 

La campagna

Il dato emerge da “Eu Cash Award”, la campagna di Can Europe che ha analizzato i Recovery plan di 13 Stati membri dell’Ue individuando tre tipologie di misure: quelle "buone", ossia in linea con gli obiettivi ambientali dell'Ue, quelle "brutte" (ossia altamente inquinanti) e quelle "cattive", che sono a metà strada tra le due. La campagna mira "a incoraggiare gli Stati membri, le regioni e la Commissione europea a compiere passi decisivi per escludere da questi piani di spesa tutte le misure dannose per il clima e l'ambiente e promuovere soluzioni per affrontare le crisi climatiche e ambientali", si legge in una nota

Tra le misure "brutte" Can Europe ha scelto quelle che mirano a sostenere l'uso di combustibili fossili, che si tratti di petrolio, carbone o gas. Questa sezione include: sussidi pari a  2,5 miliardi di euro da parte della Francia alle compagnie petrolifere e del gas, nonché alle industrie ad alta intensità di carbonio, gli investimenti polacchi e bulgari nell'incenerimento dei rifiuti inquinanti, i piani di investimento della Romania e della Bulgaria per la distribuzione del gas e il salvataggio della Slovenia per le compagnie aeree. Tra i casi più critici, quello dei trasporti in Germania.

Il caso tedesco

Nonostante il settore dei trasporti rappresenti circa il 20% delle emissioni di gas serra tedesche e rimanga l'unico in cui le emissioni sono ancora in aumento, il Recovery plan della Germania sembra non promuovere una transizione verso una mobilità sostenibile e rispettosa del clima. Secondo Can Europe, il piano metterebbe in campo solamente 2,5 miliardi di euro per un "premio all'innovazione" per sostenere gli acquisti di auto a basse emissioni di carbonio. Tuttavia, vengono incluse anche auto ibride ad alta intensità di Co2.

I consumatori riceveranno tra i 5mila e i 7mila euro per acquistare questo tipo di veicoli che dipendono ancora fortemente dai motori a combustione interna. Infatti, i test sulle emissioni su strada hanno dimostrato che gli ibridi emettono in media 2-4 volte la quantità di Co2 dichiarata dai produttori, “quindi nonostante rappresentino una notevole minaccia per il clima, il loro acquisto è comunque elencato come misura di protezione del clima nel piano di ripresa tedesco”, sostiene Can Europe.

Il piano assegnerebbe inoltre 1 miliardo di euro a un programma di rinnovo della flotta di veicoli pesanti da trasporto, che consentirebbe alle aziende di scambiare vecchi camion con nuovi, con sovvenzioni fino a 15mila euro per veicolo. Sembra quindi che la stragrande maggioranza di questi fondi verrà spesa per acquistare nuovi camion con motori a combustione. “La Germania dovrebbe abbandonare i sussidi ai combustibili fossili nel settore dei trasporti e sostituirli con programmi speciali per espandere i trasporti pubblici, l'elettrificazione ferroviaria, le carrozze passeggeri, i vagoni letto per i treni notturni e le infrastrutture ciclabili” ha concluso nella sua analisi Can Europe.

Gli altri "brutti"

Sfortunatamente sembra che la campagna abbia scoperto più pratiche nocive per l’ambiente che positive. La categoria dei "cattivi esempi" include opportunità perse per gli investimenti nel trasporto a basse emissioni di carbonio in Cecoslovacchia, Francia, Germania, Polonia, Portogallo, Slovenia e nella regione fiamminga del Belgio, e mancanza di investimenti nelle energie rinnovabili e nell'efficienza energetica - nonostante l'enorme potenziale - in Germania, Francia, Bulgaria, Cecoslovacchia e Lettonia.

“Il fatto che tutti questi piani siano oscurati dalla mancanza di processi di consultazione pubblica in quasi tutti i Paesi è motivo di preoccupazione” ha dichiarato Can Europe. Markus Trilling, un coordinatore dell'organizzazione ha detto che "abbiamo bisogno di investimenti pubblici che sostengano la transizione verso una società sicura dal punto di vista climatico. Ciò andrebbe a vantaggio non solo del clima, ma anche dell'economia europea in generale". Trilling ha inoltre spiegato che "spendere denaro dell'Ue per i combustibili fossili bloccherà le economie e porterà all'aumento delle emissioni". Il prossimo passo della campagna di Can Europe è quello di mettere al voto degli europei tutti i provvedimenti pubblici per identificare le misure positive o negative che gli Stati membri cercano di finanziare. I risultati del voto pubblico saranno annunciati in una cerimonia di premiazione il 29 aprile.

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