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Martedì, 28 Maggio 2024
Le nuove norme

Un "passaporto digitale" ci dirà quali prodotti durano di più. E i vestiti non potranno più essere distrutti

Intesa a Bruxelles sul nuovo regolamento sulla progettazione ecocompatibile dei prodotti sostenibili. Cosa cambia per abbigliamento, mobili ed elettronica

Un passaporto digitale ci dirà quali prodotti sono progettati per durare di più, essere più facili da riparare e riciclare, e consumare meno energia, riducendo al contempo l'uso di sostanze dannose. Inoltre, alle aziende del settore dell'abbigliamento sarà vietato distruggere i capi e le scarpe invenduti. Sono queste le principali novità del regolamento europeo sulla progettazione ecocompatibile dei prodotti sostenibili. La nuova legge, proposta dalla Commissione europea nel 2022, ha avuto il via libera del Parlamento e degli Stati membri dell'Ue.  

Rendere i prodotti sostenibili la norma

Il regolamento nasce nel solco della già esistente direttiva sulla progettazione ecocompatibile, "che ha promosso con successo il miglioramento dell'efficienza energetica dei prodotti nell'Ue da quasi 20 anni", dice la Commissione. "Solo nel 2021, i requisiti di progettazione ecocompatibile esistenti hanno consentito ai consumatori dell'Ue di risparmiare 120 miliardi di euro in bollette energetiche", spiega ancora Bruxelles. Se una direttiva lascia un certo margine di manovra ai singoli Stati nell'attuazione delle norme, il regolamento fissa invece paletti più stringenti validi per tutti. È quello che dovrebbe accadere in diversi settori industriali con i nuovi requisiti introdotti da Bruxelles in materia di prestazioni e di informazione.

Questi requisiti puntano per il momento sui prodotti chiave immessi sul mercato dell'Ue, quelli a più alto impatto sull'ambiente e sui consumatori: prodotti tessili (in particolare abbigliamento e calzature), i mobili (compresi i materassi), il ferro e l'acciaio, l'alluminio, gli pneumatici, le vernici, i lubrificanti e i prodotti chimici (come i cosmetici), nonché i prodotti connessi all'energia (condizionatori e caldaie, per esempio) e quelli elettronici (come pc e smartphone).

I requisiti riguardano innanzitutto la durabilità, la riutilizzabilità e la riparabilità del prodotto. In secondo luogo, verrà valutata la "presenza di sostanze chimiche che inibiscono il riutilizzo e il riciclaggio dei materiali". E poi ancora: efficienza energetica e nell'uso delle risorse, contenuto riciclato, e impronta di carbonio e ambientale. Il modo in cui un prodotto soddisfa questi requisiti finirà all'interno di un "passaporto digitale" che potrà essere consultato dai consumatori. Il passaporto mira ad "aiutare i consumatori a fare scelte informate migliorando il loro accesso alle informazioni sui prodotti", ma anche a consentire a chi si occupa di riparazioni e riciclo "di accedere alle informazioni pertinenti" e a "migliorare l’applicazione dei requisiti legali da parte delle autorità". Non è ancora chiaro come comparirà questo "passaporto" sui prodotti: la Commissione dovrebbe fornire in un secondo momento delle linee guida. Per il momento, si che "sarà un'etichetta facilmente accessibile sui prodotti che darà accesso immediato alle informazioni sulla sostenibilità del prodotto".  

Divieto di distuggere gli invenduti

Il nuovo regolamento contiene inoltre nuove misure "per porre fine alla pratica dannosa e dispendiosa per l'ambiente di distruggere i prodotti di consumo invenduti", scrive la Commissione. Per il momento, la legge si concentra sul settore dell'abbigliamento, introducendo un divieto diretto di distruzione dei prodotti tessili e calzaturieri invenduti. Il divieto sarà introdotto progressivamente con deroghe per le piccole imprese e un periodo di transizione per quelle di medie dimensioni. Bruxelles potrebbe allargare il divieto ad altri settori in una seconda fase. 

Al di fuori del settore tessile, il regolamento prevede una sorta di moral suasion: le grandi imprese dovranno comunicare ogni anno la quantità di prodotti invenduti che vengono distrutti. "Si prevede che ciò disincentiverà fortemente le imprese dal partecipare a questa pratica", sostiene la Commissione Ue. Per Bruxelles, l'insieme delle regole introdotte "favorirà la creazione di posti di lavoro nei settori della manutenzione, del riutilizzo, del riciclaggio, della ristrutturazione, della riparazione e della vendita di oggetti di seconda mano. Si stima che tali attività creeranno da 30 a 200 volte più posti di lavoro rispetto allo smaltimento in discarica e all’incenerimento".

Adesso il regolamento dovrà essere adottato formalmente dal Parlamento e dal Consiglio degli Stati membri nei prossimi mesi ed entrare in vigore entro la fine del 2024. 

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