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Domenica, 14 Aprile 2024
L'inganno è servito

Così l'olio d'oliva è diventato il nuovo business dei truffatori

La siccità e le rese basse hanno fatto esplodere i prezzi, stimolando le pratiche di contraffazione. In Spagna sequestrati 260mila litri adulterati, a Roma i ristoranti compravano olio di girasole al posto dell'extravergine

Eccessiva acidità, odore sgradevole e bassa qualità. Bisogna fare sempre più attenzione all'olio d'oliva che compriamo. Non solo per via dei prezzi, schizzati in pochi anni, ma soprattutto per evitare di acquistare prodotti contraffatti. In una vasta operazione svoltasi a novembre scorso, l'Europol in Spagna ha arrestato 11 persone e sequestrato oltre 260mila litri di olio d'oliva non idoneo al consumo. A inizio gennaio i carabinieri dei Nas hanno effettuato sequestri in una cinquantina di ristoranti a Roma, dove l'olio di semi veniva spacciato per extravergine. Le frodi alimentari che riguardano il grasso vegetale per eccellenza della dieta mediterranea diventano sempre più frequenti ed è bene che, oltre ai controlli delle forze dell'ordine, anche i consumatori prestino più attenzione durante la spesa per evitare di essere truffati. 

Olio per lampade spacciato per extravergine

"Olio lampante" spacciato per olio extravergine d'oliva. La variante di qualità inferiore veniva utilizzata da un gruppo criminale per diluire il prodotto che risultava in etichetta. Questa tipologia di olio è caratterizzata da un'elevata acidità, il sapore è aspro mentre l'odore è sgradevole. Storicamente quest'olio veniva utilizzato come combustibile nelle lampade, ma i truffatori avevano come obiettivo di commercializzarlo per il consumo alimentare. La notizia del sequestro risale a dicembre 2023, quando l'Europol ha dichiarato di aver sostenuto un'indagine sull'olio d'oliva contraffatto. L'operazione è stata realizzata sia in Italia dai Carabinieri che dalla Guardia Civile in Spagna. Il sequestro iberico è avvenuto in un'area prossima a Ciudad Real, dove sono state  arrestate 11 persone, legate al sequestro di oltre 260mila litri di olio d'oliva non idoneo adulterato. Gli agenti hanno inoltre sequestrato quattro veicoli e 91mila euro in contanti, oltre a prove digitali e fisiche come documenti di fatturazione ed e-mail.

Nell'ambito della stessa operazione, i Carabinieri hanno operato invece nelle province italiane di Sicilia e Toscana. Gli investigatori hanno ispezionato tre stabilimenti di olio sospettati di essere coinvolti in pratiche illegali. Meno di due mesi dopo, ai primi di gennaio un'inchiesta dei Nas ha svelato l'utilizzo di olio di semi spacciato per extravergine e venduto ai ristoranti di Roma sotto-costo. Fonti dei carabinieri hanno individuato gli acquisti da parte di ristoratori nel centro storico, nei pressi dal Senato e di Fontana di Trevi, ma anche a Trastevere, Testaccio, Fiumicino fino ai Castelli Romani. Questi casi indicano come le frodi alimentari riguardanti l'olio d'oliva siano in aumento, offrendo nuove possibilità di business ai truffatori.

Terreno fertile per la contraffazione

La contraffazione alimentare dell'olio non è un'idea nuova, ma c'è stato un netto incremento negli ultimi mesi a causa di un mix di fattori. Da un lato ha influito l'inflazione generale dei prezzi, dall'altro la produzione di olio d'oliva si è ridotta a causa della pesante siccità che ha colpito quest'estate tutto il Mediterraneo e danneggiato i Paesi produttori come Italia, Grecia e Spagna. La perdita è pari al 20-30% in meno. Infine c'è stato un aumento della domanda, con i nuovi trend alimentari che prediligono l'olio d'oliva rispetto ad altri grassi di origine animale. Si è venuta a creare una situazione ideale per produttori che decidono di frodare i clienti. Il metodo più utilizzato è quello della miscelazione dell'olio d'oliva con alternative di qualità inferiore, in maniera tale da proporre prezzi più competitivi ai supermercati e ad altri canali di distribuzione. La pratica illegale, oltre a minare la fiducia di consumatori stremati da prezzi insostenibili, rappresenta anche un rischio per la salute pubblica.

Per ingannare i consumatori l'olio di semi viene colorato con la clorofilla, per aggiungere sfumature verdi, e con carotenoidi per ottenere caratteristiche gialle. Per rendere più credibile la truffa, anche in termini di sapore, in molti casi vengono realizzate delle miscele di oliva e semi come arachidi, girasole e mais. In alcuni Paesi, queste miscele sono legali ma dev'essere indicata con chiarezza la quantità di olio d'oliva e in ogni caso la dicitura "olio d'oliva" non può essere utilizzata in etichetta. Inutile però accusare gli oleifici presenti all'estero. Oltre alle eccellenze, anche le frodi sono "Made in Italy". A rifornire i ristoranti romani sarebbe stato un produttore clandestino con base in Puglia, una delle regioni principali per la produzione di olio d'oliva. 

Come si può verificare un olio d'oliva autentico? 

I consumatori hanno diversi metodi per verificare l'autenticità dell'olio. Tra gli elementi che si possono ricercare ed essere sinonimi di qualità ci sono la data e il luogo del raccolto. Alcune etichette presentano un codice Qr che permette di tracciare la catena di produzione. In altri casi sono presenti sigilli apposti da un certificatore esterno o da consorzi, ad esempio quelli che si occupano di prodotti Dop o Igp.

Oggi i consorzi oleari possono utilizzare anche dei sistemi di blockchain che garantiscono la tracciabilità di tutto il percorso dell'olio d'oliva. A mancare, molto spesso, sono però i controlli. Questo rende ancora più importante il ruolo dei consumatori, chiamati a sfruttare gli strumenti di tracciabilità a disposizione. L'attenzione è indispensabile adesso che un olio d'oliva è passato in pochi anni dai 3-5 euro ai 10-12 euro al litro. Un prezzo eccessivamente basso dovrebbe già farci insospettire. Ai ristoranti di Roma il finto olio d'oliva veniva venduto a tre euro al litro, anziché ai 9 euro di media attuali per un extravergine. Difficile pensare si potesse trattare di un olio di qualità.

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